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	<title>Sicilia Archivi - Corriere di Ragusa</title>
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	<description>Il quotidiano online della provincia di Ragusa</description>
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	<title>Sicilia Archivi - Corriere di Ragusa</title>
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	<item>
		<title>La Sicilia è la regione italiana più colpita dagli incendi nel 2026 con ben 836 roghi accertati  e 71.178 ettari di vegetazione in cenere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2026 21:06:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dall’1 gennaio al 15 ottobre sono andati in fumo 71.178 ettari di territorio, pari al 54,4% della superficie nazionale interessata dai roghi. Sono stati registrati 836 incendi. I dati emergono dal rapporto La bioeconomia delle foreste 2026, presentato da Legambiente a Roma durante il IX Forum Foreste. Il bilancio dell’Isola è nettamente superiore a quello [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://corrierediragusa.it/2026/10/30/la-sicilia-e-la-regione-italiana-piu-colpita-dagli-incendi-nel-2026-con-ben-836-roghi-accertati-e-71-178-ettari-di-vegetazione-in-cenere/">La Sicilia è la regione italiana più colpita dagli incendi nel 2026 con ben 836 roghi accertati  e 71.178 ettari di vegetazione in cenere</a> proviene da <a href="https://corrierediragusa.it">Corriere di Ragusa</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dall’1 gennaio al 15 ottobre sono andati in fumo 71.178 ettari di territorio, pari al 54,4% della superficie nazionale interessata dai roghi. Sono stati registrati 836 incendi. I dati emergono dal rapporto La bioeconomia delle foreste 2026, presentato da Legambiente a Roma durante il IX Forum Foreste. Il bilancio dell’Isola è nettamente superiore a quello delle altre regioni. Al secondo posto si trova la Calabria, con 14.359 ettari bruciati e 570 incendi, seguita dalla Puglia, con 13.649 ettari e 157 roghi. La Sicilia concentra quindi la quota più consistente della superficie nazionale percorsa dalle fiamme. L’emergenza riguarda anche gli ecosistemi tutelati. In tutta Italia, tra gennaio e metà ottobre, gli incendi hanno interessato 130.858 ettari, con un aumento del 36% rispetto allo stesso periodo del 2025. Di questi, 37.499 ettari ricadono nei territori della Rete Natura 2000, che comprende aree di particolare valore naturalistico e ambientale.</p>
<p></p>
<p>Il fenomeno mette a rischio la biodiversità, compromette gli habitat naturali e lascia conseguenze che possono durare a lungo. La perdita della copertura vegetale aumenta inoltre la vulnerabilità dei terreni all’erosione e può aggravare gli effetti delle piogge intense. Nel rapporto, Legambiente richiama l’attenzione anche sui ritardi nella pianificazione e nella gestione forestale. Nel 2026, la pianificazione interessa il 21% della superficie boschiva italiana, mentre la gestione forestale programmata riguarda appena l’11%. Entrambi gli indicatori sono cresciuti di soli tre punti percentuali rispetto al 2025. L’associazione ambientalista sollecita un cambio di passo, puntando su prevenzione, monitoraggio del territorio e gestione sostenibile dei boschi. L’obiettivo è ridurre il rischio di nuovi incendi e limitare i danni al patrimonio naturale. I numeri riportano al centro la vulnerabilità della Sicilia, dove la lotta agli incendi non può limitarsi agli interventi di emergenza, ma richiede strategie continuative, manutenzione del territorio e un maggiore coordinamento tra istituzioni e organismi impegnati nella tutela ambientale.</p>
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		<title>La Chiesa siciliana piange la morte del cardinale Paolo Romeo, arcivescovo emerito di Palermo legato alla diocesi di Ragusa tramite il vescovo Carmelo Cuttitta</title>
		<link>https://corrierediragusa.it/2026/10/25/la-chiesa-siciliana-piange-la-morte-del-cardinale-paolo-romeo-arcivescovo-emerito-di-palermo-legato-alla-diocesi-di-ragusa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Oct 2026 11:44:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Chiesa siciliana piange la scomparsa del cardinale Paolo Romeo, arcivescovo emerito di Palermo, venuto a mancare oggi all&#8217;età di 88 anni. Nato il 20 febbraio 1938, avrebbe compiuto 89 anni il prossimo febbraio. Figura di primo piano dell&#8217;episcopato italiano, il cardinale Romeo ha mantenuto nel corso degli anni un rapporto particolare con la diocesi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://corrierediragusa.it/2026/10/25/la-chiesa-siciliana-piange-la-morte-del-cardinale-paolo-romeo-arcivescovo-emerito-di-palermo-legato-alla-diocesi-di-ragusa/">La Chiesa siciliana piange la morte del cardinale Paolo Romeo, arcivescovo emerito di Palermo legato alla diocesi di Ragusa tramite il vescovo Carmelo Cuttitta</a> proviene da <a href="https://corrierediragusa.it">Corriere di Ragusa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Chiesa siciliana piange la scomparsa del cardinale Paolo Romeo, arcivescovo emerito di Palermo, venuto a mancare oggi all&#8217;età di 88 anni. Nato il 20 febbraio 1938, avrebbe compiuto 89 anni il prossimo febbraio. Figura di primo piano dell&#8217;episcopato italiano, il cardinale Romeo ha mantenuto nel corso degli anni un rapporto particolare con la diocesi di Ragusa, soprattutto grazie al profondo legame umano e pastorale con Carmelo Cuttitta, già suo vescovo ausiliare a Palermo e successivamente vescovo di Ragusa. Tra le visite più significative nel territorio ibleo si ricorda quella del luglio 2019, quando il porporato raggiunse la Cattedrale di San Giovanni Battista per prendere parte alle celebrazioni del dodicesimo anniversario dell&#8217;ordinazione episcopale di monsignor Cuttitta. Un appuntamento particolarmente sentito, considerato che era stato proprio Paolo Romeo, nel 2007, a consacrare vescovo l&#8217;allora sacerdote palermitano. Pochi mesi prima, nel maggio dello stesso anno, il cardinale aveva visitato per la prima volta Chiaramonte Gulfi, presiedendo la solenne celebrazione eucaristica in onore della Vergine di Gulfi, patrona della cittadina montana. La sua presenza aveva rappresentato un momento di grande partecipazione per la comunità religiosa locale.</p>
<p></p>
<p>Il ritorno a Ragusa avvenne poi nell&#8217;aprile 2021. In pieno periodo pasquale, l&#8217;arcivescovo emerito di Palermo presiedette nella Cattedrale di San Giovanni Battista la solenne Messa del Crisma del Giovedì Santo, una delle celebrazioni più importanti dell&#8217;anno liturgico, che riunisce il clero diocesano attorno al proprio vescovo. Le visite nel territorio ragusano hanno sempre evidenziato il forte rapporto di stima e amicizia che legava il cardinale Romeo a monsignor Cuttitta e alla comunità ecclesiale iblea. Un legame costruito negli anni del servizio condiviso nell&#8217;arcidiocesi di Palermo e proseguito anche dopo il trasferimento di Cuttitta a Ragusa. Con la sua scomparsa, la Chiesa perde una personalità che ha segnato decenni di vita ecclesiale in Sicilia e nel mondo. A Ragusa resta il ricordo delle celebrazioni presiedute dal porporato e della vicinanza che non ha mai fatto mancare alla diocesi, specialmente nei momenti più significativi del cammino pastorale guidato da monsignor Cuttitta.</p>
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		<title>&#8220;Stracciabollo&#8221; auto prorogato in Sicilia al 15 dicembre 2026</title>
		<link>https://corrierediragusa.it/2026/10/23/stracciabollo-auto-prorogato-in-sicilia-al-15-dicembre-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2026 10:05:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Arriva una proroga attesa da migliaia di contribuenti siciliani: il termine per accedere allo “Stracciabollo” auto e alla regolarizzazione agevolata dei tributi propri e delle entrate di natura patrimoniale della Regione Siciliana è stato esteso fino al 15 dicembre 2026 (rispetto alla precedente scadenza del 31 ottobre). La misura, nata su iniziativa dell&#8217;onorevole Ignazio Abbate, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://corrierediragusa.it/2026/10/23/stracciabollo-auto-prorogato-in-sicilia-al-15-dicembre-2026/">&#8220;Stracciabollo&#8221; auto prorogato in Sicilia al 15 dicembre 2026</a> proviene da <a href="https://corrierediragusa.it">Corriere di Ragusa</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Arriva una proroga attesa da migliaia di contribuenti siciliani: il termine per accedere allo “Stracciabollo” auto e alla regolarizzazione agevolata dei tributi propri e delle entrate di natura patrimoniale della Regione Siciliana è stato esteso fino al 15 dicembre 2026 (rispetto alla precedente scadenza del 31 ottobre). La misura, nata su iniziativa dell&#8217;onorevole Ignazio Abbate, presidente della Commissione Affari Istituzionali all’Assemblea Regionale Siciliana e primo firmatario della norma , attuata con il Decreto dell’Assessorato Regionale dell’Economia n. 46 del 14 settembre 2026, offre la possibilità di estinguere i debiti maturati entro il 31 dicembre 2025 versando esclusivamente la sorte capitale, con il totale azzeramento di sanzioni e interessi. La definizione agevolata si articola su due fronti principali: la tassa automobilistica (Stracciabollo) attraverso procedure gestite e accessibili tramite le delegazioni Aci e le agenzie di pratiche auto autorizzate, dedicate sia ai ruoli per gli anni d&#8217;imposta dal 2016 al 2024 sia alle pendenze relative al 2025; gli altri tributi ed entrate patrimoniali regionali che prevedono regolarizzazione delle 41 voci del patrimonio e dei tributi di competenza regionale specificate nell&#8217;Allegato B del decreto attuativo. </p>
<p></p>
<p>“La proroga al 15 dicembre, arrivata grazie alla sensibilità dell&#8217;Assessore Dagnino nel recepire la mia richiesta ed inserirla nel maxiemendamento finale approvato giovedi, rappresenta un ulteriore e concreto segnale di vicinanza alle famiglie e alle imprese siciliane &#8211;  dichiara l’onorevole Ignazio Abbate al termine della lunga maratona parlamentare – perchè garantire più tempo per regolarizzare la propria posizione fiscale è fondamentale per permettere a una platea ancora più ampia di cittadini di usufruire dell&#8217;azzeramento di sanzioni e interessi. Fin dal primo momento mi sono speso in prima persona all&#8217;Ars per rendere operativa questa misura, che oggi include non solo la tassa automobilistica ma anche le altre entrate patrimoniali e tributarie della Regione. Invito tutti i cittadini interessati a non rimandare oltre e a cogliere questa importante opportunità per azzerare le vecchie pendenze pagando unicamente la sorte capitale entro il nuovo termine del 15 dicembre”.</p>
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		<item>
		<title>Aree interne e piccoli comuni, Anci Sicilia lancia l’allarme: &#8220;Il sistema è imploso: servono risorse, personale e una nuova stagione normativa&#8221;</title>
		<link>https://corrierediragusa.it/2026/10/21/aree-interne-e-piccoli-comuni-anci-sicilia-lancia-lallarme-il-sistema-e-imploso-servono-risorse-personale-e-una-nuova-stagione-normativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 08:12:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I piccoli Comuni non possono più essere trattati come la periferia marginale del Paese, ma devono diventare il motore al centro di una nuova strategia di rinascita economica e sociale. È questo il forte appello che Anci Sicilia ha lanciato, durante un incontro molto partecipato nella sala Pio La Torre, all’Ars, a Palermo, per chiedere [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://corrierediragusa.it/2026/10/21/aree-interne-e-piccoli-comuni-anci-sicilia-lancia-lallarme-il-sistema-e-imploso-servono-risorse-personale-e-una-nuova-stagione-normativa/">Aree interne e piccoli comuni, Anci Sicilia lancia l’allarme: &#8220;Il sistema è imploso: servono risorse, personale e una nuova stagione normativa&#8221;</a> proviene da <a href="https://corrierediragusa.it">Corriere di Ragusa</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I piccoli Comuni non possono più essere trattati come la periferia marginale del Paese, ma devono diventare il motore al centro di una nuova strategia di rinascita economica e sociale. È questo il forte appello che Anci Sicilia ha lanciato, durante un incontro molto partecipato nella sala Pio La Torre, all’Ars, a Palermo, per chiedere un cambio di paradigma ai governi regionale e nazionale, fermare la desertificazione demografica e la carenza cronica di servizi che stanno svuotando i territori dell’Isola. I piccoli comuni della Sicilia rappresentano una realtà demografica e sociale peculiare: secondo gli ultimi dati Istat elaborati da Anci, nell’Isola sono 210 i Comuni, che hanno meno di cinquemila abitanti: un tessuto fondamentale dell’Isola, presidio istituzionale e di tutela del territorio, custodi di biodiversità, paesaggi, cultura e tradizioni.  Anci Sicilia ha evidenziato come gli enti locali operano ancora sulla base di una normativa eccessivamente complessa e anacronistica, un quadro vecchio che si scontra con una realtà locale fatta di piante organiche ridotte all’osso, dissesti finanziari e continui piani di riequilibrio. Per questo serve invece una normativa che semplifichi i procedimenti amministrativi dei piccoli Comuni.</p>
<p></p>
<p>Tanti i sindaci, gli amministratori e gli esperti presenti all’incontro. Per uscire da questa crisi, la proposta dell&#8217;Associazione è netta: ridisegnare la mappa territoriale superando la logica dei piccoli centri isolati (dai 500 ai 1500 abitanti). Non si parla più di fusioni fredde e burocratiche, ma di Unioni di Comuni capaci di gestire in comune uffici tecnici, amministrativi, asili nido, scuole e trasporti. “Dobbiamo smetterla di lottare semplicemente per difendere l’esistente – ha detto il presidente di Anci Sicilia, Paolo Amenta – e iniziare a strutturare un vero piano strategico per il ripopolamento. Come si può chiedere a una famiglia di restare o di trasferirsi in un piccolo Comune se mancano i servizi sanitari, se la pubblica istruzione è a rischio, se chiudono gli uffici postali e gli sportelli bancari? I Comuni erano il cuore pulsante dello Stato e della Regione, oggi sono ridotti alla marginalità più totale a causa di denatalità, migrazioni e una totale assenza di infrastrutture essenziali”.</p>
<p></p>
<p>Ad ampliare la riflessione sui rischi irreversibili legati a questi territori è stato il segretario generale di Anci Sicilia, Mario Emanuele Alvano: “Stiamo parlando di un patrimonio immenso che richiede una straordinaria attenzione istituzionale, che deve tradursi in interventi specifici, a partire dalla gestione del personale. Non è tollerabile restare ancorati a un sistema burocratico rigido che impedisce di assumere persino quelle pochissime figure professionali necessarie a erogare i servizi minimi. Non possiamo lasciare i nostri sindaci a mani nude, privati degli strumenti per dare risposte ai cittadini. Se non si interviene subito con incentivi concreti per mantenere vivi i presidi istituzionali, culturali, sociali ed economici, la qualità della vita crollerà definitivamente”.  </p>
<p></p>
<p>A dare manforte alla posizione dell’Isola sono anche i dati nazionali della Consulta piccoli comuni di Anci, rappresentata dal coordinatore nazionale Alessandro Santoni, che ha ricordato come queste realtà costituiscano circa il 70% dei comuni italiani. Attraverso l’agenda nazionale “Controesodo”, l’associazione ha sottolineato come una visione di sistema sia necessaria per affrontare insieme alle istituzioni nazionali e regionali, azioni volte alla necessità di risorse stabili, valorizzazione del personale in servizio presso gli enti locali, politiche abitative rigenerative. Aspetti questi che richiedono azioni strutturali capaci di unire l’Italia dal Nord al Sud. “Le problematiche fondamentali sono le stesse a ogni latitudine – conclude Santoni – Sono cinque i punti del manifesto di Anci – ha spiegato Santoni &#8211; Lo sblocco dei contributi per le piccole e medie opere contro il dissesto idrogeologico e l’isolamento; più personale e quindi stabilizzazione dei lavoratori del Pnrr, deroghe per assumere tecnici e assistenti sociali e un pool flessibile di segretari comunali; Aiuti per i bilanci in crisi e infine, una burocrazia snella”. A portare i saluti istituzionali sono stati Maurizio Zingales, sindaco di Mirto e presidente del coordinamento dei piccoli Comuni di Anci Sicilia, Antonio Rini, assessore alla Cultura del Comune di Palermo e l’assessore regionale alle Autonomie locali e alla Funzione pubblica, Francesca Garigliano. A moderare uno dei panel il segretario generale della Città metropolitana di Palermo, Francesco Fragale.    </p>
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		<item>
		<title>Lo sciopero degli autotrasportatori è iniziato in Sicilia con 5 giorni di stop. Possibili problemi nella reperibilità dei prodotti essenziali</title>
		<link>https://corrierediragusa.it/2026/10/16/e-in-corso-in-sicilia-lo-sciopero-degli-autotrasportatori-con-5-giorni-di-stop-possibili-problemi-nella-reperibilita-dei-prodotti-essenziali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 08:18:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; in corso in Sicilia lo sciopero degli autotrasportatori in Sicilia. La mobilitazione, proclamata dal Comitato Autotrasportatori Siciliani, è partita alle 00.01 e proseguirà fino alla mezzanotte di martedì 20 ottobre, per un totale di cinque giorni di fermo. La protesta coinvolge il trasporto merci su tutto il territorio regionale. Alla base della decisione ci [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; in corso in Sicilia lo sciopero degli autotrasportatori in Sicilia. La mobilitazione, proclamata dal Comitato Autotrasportatori Siciliani, è partita alle 00.01 e proseguirà fino alla mezzanotte di martedì 20 ottobre, per un totale di cinque giorni di fermo. La protesta coinvolge il trasporto merci su tutto il territorio regionale. Alla base della decisione ci sono soprattutto il costo elevato del carburante e la mancata erogazione dei contributi legati al Sea Modal Shift, il programma che incentiva il trasferimento del trasporto merci dalla strada al mare. Secondo quanto denunciato dal Comitato, le richieste di intervento rivolte al Governo nazionale non avrebbero ricevuto risposte adeguate. Il coordinatore Salvatore Bella ha evidenziato le difficoltà economiche delle imprese, alle prese con il rincaro del gasolio, indicato in circa 2,40 euro al litro. Per il Comitato, i costi di gestione stanno mettendo a rischio la sostenibilità delle attività, con perdite che, secondo le stime diffuse dagli stessi autotrasportatori, possono raggiungere diverse centinaia di euro al giorno per ogni mezzo.</p>
<p></p>
<p>Le modalità della protesta non prevedono blocchi stradali né manifestazioni pubbliche. I camion resteranno nei rispettivi piazzali e gli operatori aderenti al fermo hanno annunciato che non ritireranno i semirimorchi dai porti siciliani, interrompendo così una parte della movimentazione delle merci in arrivo via mare. La mobilitazione potrebbe avere conseguenze sulla distribuzione dei prodotti, compresi quelli alimentari e ortofrutticoli destinati alla grande distribuzione. L’effettiva portata dei disagi dipenderà dall’adesione al fermo e dalla disponibilità di mezzi e operatori non coinvolti nella protesta. Gli autotrasportatori chiedono interventi concreti per contenere l’impatto del caro carburante e risposte sui contributi attesi. Il fermo proseguirà fino al 20 ottobre, salvo eventuali sviluppi nel confronto con le istituzioni. A tal proposito, il Ministero dei Trasporti ha convocato le associazioni di categoria per il 27 ottobre, ma il settore chiede interventi immediati e lo sblocco dei fondi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://corrierediragusa.it/2026/10/16/e-in-corso-in-sicilia-lo-sciopero-degli-autotrasportatori-con-5-giorni-di-stop-possibili-problemi-nella-reperibilita-dei-prodotti-essenziali/">Lo sciopero degli autotrasportatori è iniziato in Sicilia con 5 giorni di stop. Possibili problemi nella reperibilità dei prodotti essenziali</a> proviene da <a href="https://corrierediragusa.it">Corriere di Ragusa</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La protesta contro il caro carburanti si intensifica in Sicilia: da venerdì scatta il fermo degli autotrasportatori</title>
		<link>https://corrierediragusa.it/2026/10/12/la-protesta-contro-il-caro-carburanti-si-intensifica-in-sicilia-da-venerdi-scatta-il-fermo-degli-autotrasportatori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 09:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La protesta contro il caro carburanti si intensifica in Sicilia: da venerdì 16 ottobre è previsto il fermo degli autotrasportatori, con possibili ripercussioni sulla movimentazione delle merci nell’Isola. Il Comitato Autotrasportatori siciliani ha proclamato il fermo dalla mezzanotte di venerdì 16 ottobre fino alla mezzanotte di martedì 20 ottobre. Le imprese aderenti resteranno con i [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://corrierediragusa.it/2026/10/12/la-protesta-contro-il-caro-carburanti-si-intensifica-in-sicilia-da-venerdi-scatta-il-fermo-degli-autotrasportatori/">La protesta contro il caro carburanti si intensifica in Sicilia: da venerdì scatta il fermo degli autotrasportatori</a> proviene da <a href="https://corrierediragusa.it">Corriere di Ragusa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La protesta contro il caro carburanti si intensifica in Sicilia: da venerdì 16 ottobre è previsto il fermo degli autotrasportatori, con possibili ripercussioni sulla movimentazione delle merci nell’Isola. Il Comitato Autotrasportatori siciliani ha proclamato il fermo dalla mezzanotte di venerdì 16 ottobre fino alla mezzanotte di martedì 20 ottobre. Le imprese aderenti resteranno con i camion nei propri piazzali e non ritireranno né movimenteranno i semirimorchi presenti nei porti siciliani. La protesta, secondo quanto annunciato dal Comitato, non prevede cortei o presidi. Tra le ragioni della decisione ci sono il costo del gasolio, che secondo il Comitato ha raggiunto i 2,40 euro al litro, e i ritardi nei pagamenti dei contributi del programma Sea Modal Shift, destinato a incentivare il trasporto combinato strada-mare. Il coordinatore Salvatore Bella ha denunciato perdite comprese tra 700 e 900 euro al giorno per ogni camion, sostenendo che la situazione stia mettendo a rischio la tenuta delle aziende. Il Comitato lamenta inoltre l’assenza di risposte da parte del Governo nazionale alle richieste avanzate per contenere i costi e sbloccare i contributi attesi. Accanto alla mobilitazione del Comitato, anche la sezione Trasporti di Confindustria Catania ha annunciato il fermo delle imprese aderenti dalle 00.01 del 16 ottobre fino alla mezzanotte del 22 ottobre. L’associazione evidenzia l’aumento del costo del gasolio e gli oneri del sistema europeo Ets, che incidono sulle tariffe marittime applicate al trasporto delle merci. Tra le richieste figurano il pagamento dei contributi Sea Modal Shift arretrati, tempi certi per le successive annualità e ulteriori risorse per sostenere il comparto.</p>
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		<title>Torna l&#8217;allarme maltempo con allerta arancione in Sicilia: previsti vento, pioggia e forti temporali. Brusco calo delle temperature</title>
		<link>https://corrierediragusa.it/2026/10/09/torna-lallarme-maltempo-con-allerta-arancione-in-sicilia-previsti-vento-pioggia-e-forti-temporali-con-un-brusco-calo-delle-temperature/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 15:37:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Temporali al Sud e domani scatta l&#8217;allerta arancione in Sicilia e settori di Calabria, Puglia e Campania. Lo indica un avviso meteo della Protezione civile. L’avviso prevede il persistere delle precipitazioni, da sparse a diffuse, a prevalente carattere di rovescio o temporale sulla Sicilia e in estensione sulla Calabria, oltre che su Campania e Puglia. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Temporali al Sud e domani scatta l&#8217;allerta arancione in Sicilia e settori di Calabria, Puglia e Campania. Lo indica un avviso meteo della Protezione civile. L’avviso prevede il persistere delle precipitazioni, da sparse a diffuse, a prevalente carattere di rovescio o temporale sulla Sicilia e in estensione sulla Calabria, oltre che su Campania e Puglia. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, forti raffiche di vento, locali grandinate e frequente attività elettrica. La domanda ora è quali conseguenze potrebbero avere i fenomeni previsti lungo il percorso di questa perturbazione, anche alla luce di quanta accaduto questa mattina a Marsala dove si sono formati trombe d&#8217;aria marine e tornado che hanno portato feriti, danni e devastazione. Il rischio per le prossime ore, quando queste perturbazioni incontreranno l&#8217;aria calda che insiste ancora sull&#8217;Isola, non è soltanto che piova forte, ma che la pioggia insista sullo stesso territorio. Le previsioni parlano di possibili temporali intensi e strutture identificate come supercelle sulla Sicilia occidentale. Il peggioramento dovrebbe avanzare dal Trapanese e dal Palermitano verso i settori centrali e meridionali dell’Isola durante la notte, per poi raggiungere il Nord-Est. </p>
<p></p>
<p>Si tratta di uno scenario previsionale: non della certezza che ogni località lungo il percorso venga colpita con la stessa intensità. Ma le previsioni indicano comunque piogge frequenti e possibili temporali, anche lungo le coste ioniche. Il maestrale dovrebbe intensificarsi, portando aria più fresca a ovest; in serata sono attese forti raffiche sul Canale di Sicilia. Domenica nubi e piogge dovrebbero concentrarsi sul versante tirrenico, in particolare tra Palermo e Messina e nell’entroterra vicino, con condizioni migliori altrove ma venti ancora sostenuti.</p>
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		<title>Terribile tornado nel Trapanese: case distrutte, scuola inagibile e almeno 11 feriti tra Marsala e Petrosino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 15:24:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cinque case distrutte, un plesso scolastico con 273 alunni inagibile, almeno undici feriti curati tra gli ospedali di Marsala e Mazara del Vallo, uno dei quali in codice rosso. È il bilancio, ancora provvisorio, del doppio vortice che venerdì mattina si è formato in mare davanti al porto di Marsala per poi toccare terra e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Cinque case distrutte, un plesso scolastico con 273 alunni inagibile, almeno undici feriti curati tra gli ospedali di Marsala e Mazara del Vallo, uno dei quali in codice rosso. È il bilancio, ancora provvisorio, del doppio vortice che venerdì mattina si è formato in mare davanti al porto di Marsala per poi toccare terra e abbattersi, in forma di tornado, sul territorio tra Marsala e Petrosino. «Guardando le immagini che ci ha fornito l’Aeronautica militare siamo di fronte a una scena di guerra», dice la sindaca di Marsala Andreana Patti, che ha già compiuto sopralluoghi nelle contrade Bambina e Pastorella. All’ospedale di Marsala, dove l’Asp di Trapani ha attivato il Piano di emergenza interna per il massiccio afflusso di pazienti, sono arrivati quattro bambini e cinque adulti: ferite da taglio ed escoriazioni, e supporto psicologico per tutti. Più serio il quadro a Mazara del Vallo, dove sono stati ricoverati un uomo di 70 anni, politraumatizzato e con fratture multiple, arrivato in codice rosso ma cosciente, e una donna con un lieve trauma alla caviglia. L’uomo, stabilizzato in sala operatoria, è stato trasferito al Trauma center di Villa Sofia a Palermo. A Petrosino il sindaco Giacomo Anastasi parla di quattro feriti lievi, tra cui due operai del Centro comunale di raccolta dei rifiuti, risultati dispersi e poi ritrovati in buone condizioni, come ha riferito il capo della Protezione civile regionale Salvatore Cocina, che ha parlato di «effetto devastante».</p>
<p></p>
<p>Petrosino è tra le aree più colpite: diverse abitazioni sono gravemente danneggiate, alcune distrutte. Il vento ha danneggiato la viabilità e abbattuto il muro di cinta dello stadio comunale. Il Comune ha attivato il Centro operativo comunale e sta predisponendo alloggi per gli sfollati che non potranno rientrare a casa. In Prefettura a Trapani è stata convocata una riunione per valutare l’emergenza. Nel plesso «Alcide De Gasperi» di contrada Terrenove, a Marsala, al momento del passaggio del tornado c’erano 273 bambini. Il dirigente scolastico Leonardo Gulotta ha confermato sei feriti lievi, alcuni dei quali portati al pronto soccorso. Ora il problema è dove far studiare gli alunni: la sindaca Patti è in contatto con il presidente del Libero consorzio Salvatore Quinci per trovare una soluzione immediata. Nel pomeriggio è atteso l’assessore regionale all’Istruzione Mimmo Turano per un sopralluogo, ricordando che nell’istituto erano stati realizzati lavori straordinari finanziati dalla Regione. </p>
<p></p>
<p>Il presidente della Regione Renato Schifani ha sentito la prefetta di Trapani Daniela Lupo e annuncia che il governo presenterà un emendamento alle variazioni di bilancio per stanziare le prime risorse. Il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci ha parlato con la prefetta e ringraziato soccorritori e Asp. Coldiretti segnala danni a vigneti, capannoni, serre divelte e muri di recinzione abbattuti. L’assessore regionale all’Agricoltura Luca Sammartino ha annunciato che gli uffici periferici avvieranno la ricognizione dei danni alle aziende. Secondo Stefano Albanese, presidente del Centro meteorologico siciliano, a causare i danni non sono state le due trombe marine, che si dissolvono di norma all’arrivo sulla terraferma, ma «un vero e proprio tornado». Potrebbe trattarsi di un F2, ma la classificazione ufficiale è ancora in corso. Il mare surriscaldato dall’estate e l’aria fresca dal Nord Atlantico hanno innescato la cella temporalesca. Albanese avverte che il maltempo non è finito: altri temporali tra stasera e domani su Trapani, Palermo, Messinese e Nisseno, poi sulla Sicilia orientale. Un nuovo tornado di questa portata ha «una probabilità bassa, ma non nulla». <em>Fonte La Sicilia</em></p>
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		<title>Limiti di velocità a 60 km/h sulle autostrade siciliane a pedaggio, a partire dalla Messina Palermo</title>
		<link>https://corrierediragusa.it/2026/10/09/limiti-di-velocita-obbligatori-a-60-km-h-sulle-autostrade-siciliane-a-pedaggio-a-partire-dalla-messina-palermo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 15:16:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“La notizia dei limiti di velocità a 60 km/h sulle autostrade a pagamento siciliane, sulla base della possibilità tecnica indicata dal Mit, è la più evidente manifestazione di incapacità e disinteresse gestionale della regione. Azzerare immediatamente i vertici del Cas e riflettere seriamente sulla cessione delle infrastrutture all’Anas, specie se si considerano scandali che hanno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“La notizia dei limiti di velocità a 60 km/h sulle autostrade a pagamento siciliane, sulla base della possibilità tecnica indicata dal Mit, è la più evidente manifestazione di incapacità e disinteresse gestionale della regione. Azzerare immediatamente i vertici del Cas e riflettere seriamente sulla cessione delle infrastrutture all’Anas, specie se si considerano scandali che hanno riguardato tutti gli aspetti gestionali, dal mancato controllo del personale, della cassa, la manutenzione, gli investimenti, la programmazione, i costi”. A dichiararlo sono i rappresentanti di Socialdemocrazia Sd e dei comitati e movimenti dei consumatori Vicky Amendolia e Claudio Melchiorre. Che le autostrade a pedaggio siciliane non siano a norma è noto da tempo. Nel caso della Messina Palermo, sin dalla loro apertura, voluta giustamente da Cuffaro con forza. Ma in trent’anni non è stata apportata alcuna modifica strutturale, nessuna manutenzione non emergenziale è stata fatta e il bilancio è stato sistematicamente utilizzato per rattoppi e non per lo sviluppo. </p>
<p> </p>
<p>“Su queste premesse, riteniamo che la Regione Siciliana sia responsabile della mala gestio di tutte le nostre infrastrutture. I ritardi e l’assenza di programmazione sono evidenti, dagli aeroporti alle strade e autostrade. Davanti all’incapacità o all’indifferenza è necessario garantire la possibilità di movimento. L’unica soluzione plausibile è cedere le infrastrutture all’Anas e togliere pedaggio e responsabilità a chi non ha alcuna intenzione di usarla. Le autostrade devono essere riconosciute per quel che sono: strade statali a doppia corsia con scarsissima manutenzione. Oltretutto, in questo modo, il limite di velocità potrebbe salire a 90km/h”.</p>
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		<title>Giornate Fai d’Autunno sabato 10 e domenica 11 ottobre: le perle da scoprire in Sicilia. A Ragusa si potrà ammirare la Cava Gonfalone</title>
		<link>https://corrierediragusa.it/2026/10/09/giornate-fai-dautunno-sabato-10-e-domenica-11-ottobre-le-perle-da-scoprire-in-sicilia-a-ragusa-si-potra-ammirare-la-cava-gonfalone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 14:51:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Più di 700 luoghi straordinari, molti dei quali solitamente inaccessibili o poco conosciuti, apriranno eccezionalmente le loro porte in occasione della 15ª edizione delle Giornate Fai d’Autunno, il grande evento di piazza che il Fai (Fondo per l’Ambiente Italiano Ets) dedica alla valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese, in programma sabato 10 [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://corrierediragusa.it/2026/10/09/giornate-fai-dautunno-sabato-10-e-domenica-11-ottobre-le-perle-da-scoprire-in-sicilia-a-ragusa-si-potra-ammirare-la-cava-gonfalone/">Giornate Fai d’Autunno sabato 10 e domenica 11 ottobre: le perle da scoprire in Sicilia. A Ragusa si potrà ammirare la Cava Gonfalone</a> proviene da <a href="https://corrierediragusa.it">Corriere di Ragusa</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Più di 700 luoghi straordinari, molti dei quali solitamente inaccessibili o poco conosciuti, apriranno eccezionalmente le loro porte in occasione della 15ª edizione delle Giornate Fai d’Autunno, il grande evento di piazza che il Fai (Fondo per l’Ambiente Italiano Ets) dedica alla valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese, in programma sabato 10 e domenica 11 ottobre 2026 in 350 città d’Italia. L’iniziativa, organizzata dalle Delegazioni e dai Gruppi Fai presenti in tutte le regioni con il fondamentale contributo dei giovani volontari, invita il pubblico a scoprire l&#8217;immenso patrimonio storico, artistico e ambientale che ci circonda, grazie alle visite a contributo libero che per due giorni daranno vita a un grande racconto diffuso e corale, fatto di monumenti, architetture, paesaggi, opere d&#8217;arte, tradizioni e storie che rappresentano i territori e le comunità che li vivono. Dagli edifici monumentali ai teatri, dalle chiese ai luoghi dell’educazione, dalle aree naturalistiche ai castelli, passando per collezioni d’arte, esempi di architettura contemporanea e siti insoliti e curiosi, la varietà delle aperture proposte sarà come sempre ampia e sorprendente. Partecipare alle Giornate Fai d’Autunno non è solo un’occasione per conoscere il patrimonio culturale che ci circonda, ma anche un modo per contribuire concretamente alla sua cura, alla sua tutela e alla sua valorizzazione attraverso l’attività del Fai, di cui, a ogni visita, si potrà sostenere la missione con una donazione.</p>
<p></p>
<p>In questa edizione dell’evento il Fai riserverà una particolare attenzione all’artigianato italiano e al Made in Italy valorizzando i saperi, gli antichi mestieri, le tradizioni manifatturiere, la creatività e le eccellenze produttive che, insieme ai beni storici, artistici e paesaggistici, concorrono alla definizione dell’identità dei territori, e rendono l&#8217;Italia un punto di riferimento in tutto il mondo. La Fondazione si impegna a raccontare e a far conoscere a un pubblico sempre più ampio questo patrimonio culturale attraverso aperture e visite speciali, selezionate grazie all&#8217;attenzione e curiosità inesauste della sua Rete territoriale e alla collaborazione con Confindustria e Museimpresa. Di seguito una selezione dei migliori siti da visitare.</p>
<p></p>
<p>RAGUSA<br />
Cava Gonfalone<br />
La Cava Gonfalone (nella foto in alto) è una cavità artificiale imponente, ampia 1,5 ettari e alta fino a 12 metri, scavata nel cuore della città di Ragusa e tra le più spettacolari della Sicilia. Questa straordinaria rete di cave sotterranee sono state scavate nel calcare a partire dal Settecento per estrarre la pietra bianca usata nella ricostruzione della città dopo il devastante terremoto del 1693. Cava Gonfalone è “la città in negativo”, lo specchio sotterraneo che ha permesso la nascita della Ragusa visibile in superficie Cava Gonfalone: un momento della storia di Ragusa rimasto intatto, dove i segni del piccone dei pirriaturi e delle seghe circolari ancora parlano, parete dopo parete. I visitatori si troveranno immersi in un&#8217;atmosfera fuori dal tempo, dove ogni segno sulla roccia è una firma lasciata dall&#8217;uomo.</p>
<p></p>
<p>Palermo<br />
Palazzo Sclafani &#8211; Comando Militare Esercito Sicilia (Caserma R. Pilo)<br />
Palazzo Sclafani, oggi sede del Comando Militare Esercito Sicilia (Caserma R. Pilo), riassume quasi sette secoli di trasformazioni urbane, sociali e militari di Palermo. L’edificio venne costruito nel XIV secolo da Matteo Sclafani; nel XV, dopo l’estinzione della famiglia, il palazzo passò al Senato di Palermo e fu trasformato nell’Ospedale Grande e Nuovo, una delle principali strutture di cura della città. In questo periodo il cortile fu decorato con il celebre affresco del Trionfo della Morte, realizzato intorno alla metà del Quattrocento da un originalissimo pittore ancora oggi anonimo, ma certamente legato alla temperie culturale che all’epoca vedeva un’ampia circolazione di artisti tra le varie corti europee. Nel 1852–1853 l’edificio venne ceduto alle autorità militari e con radicali rifacimenti è diventato Quartiere di Truppa, poi Caserma Rosolino Pilo. Durante i bombardamenti del 1943, il palazzo fu gravemente danneggiato: l’anno successivo il Trionfo della Morte venne staccato e riposizionato per essere salvaguardato a Palazzo Abatellis, sede della Galleria Regionale della Sicilia. Per le Giornate FAI d’Autunno verrà proposta un’apertura straordinaria ad alta accessibilità, che prevede un percorso tattile, con tavole a rilievo del Trionfo della Morte, modelli 3D dello stemma Sclafani, dell’Aquila Senatoria e della facciata, oltre a mappe e totem tattili, accompagnati da un audio-racconto descrittivo. Il progetto, in collaborazione col Comando Esercito Sicilia e l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, comprende inoltre un tour virtuale ad alta accessibilità, con riprese degli spazi interni ed esterni, sottotitoli e audiodescrizione, per consentire la fruizione del bene anche a distanza. Infine, è prevista la realizzazione di una nuova riproduzione ad altissima risoluzione e fedeltà cromatica del Trionfo della Morte, finalizzata a valorizzare e trasmettere la memoria storica dell’opera. I visitatori dovranno presentarsi muniti di un documento d’identità in corso di validità.</p>
<p></p>
<p>Ipogei di Palazzo Marchesi Miqweh e pozzo medievale<br />
Nel sottosuolo di Palazzo Marchesi, nel quartiere ebraico medievale, si potrà scoprire un pozzo a canna quadrata di 78 cm, di fattura medievale o forse già del X secolo, a pochi metri da un ambiente ancora oggetto di studio e identificabile con probabilità come Miqveh: due luoghi legati all’acqua, che fanno di questi ipogei uno dei nodi principali del nuovo itinerario sotterraneo di Palermo. Se la Sinagoga era il centro visibile e culturale della comunità, il Miqveh era nascosto ma indispensabile. Era il luogo del bagno rituale di purificazione e solitamente veniva scavato molto in profondità per raggiungere le falde freatiche. Accanto alla cisterna gesuitica, sotto Palazzo Marchesi è stato rinvenuto nel 1992 un pozzo di grande interesse archeologico, collegato a una senia medievale, un ingegnoso meccanismo a trazione animale tipico della Piana di Palermo per sollevare l’acqua. È un pozzo con scala in pietra che conduce fino al fondo, simile a quello dello Steri. La sua presenza a pochi metri dal probabile Miqveh dimostra che nel quartiere ebraico l’acqua era centrale sia per l’uso rituale che per quello domestico. Per la peculiarità del luogo è possibile la formazione di code all’ingresso.</p>
<p></p>
<p>Burgio (AG)<br />
Durante le Giornate FAI d’Autunno si potrà percorrere il borgo di Burgio, piccolo gioiello della Sicilia interna situato nell’alta valle del fiume Verdura, toccando i luoghi che lo rendono un simbolo dell’artigianato Made in Italy, e non solo. Tra le tappe, la Fonderia di Campane Virgadamo, una delle botteghe più antiche d’Italia, risalente al Cinquecento, l’unica fonderia di campane attiva nel Sud Italia. I visitatori potranno scoprire antiche tecniche costruttive e toccare con mano stampi storici, oltre ad ascoltare il rintocco delle campane appena create. Aprirà poi l’Antica Bottega Caravella, gestita dalla famiglia Caravella da metà Ottocento, l’unica bottega rimasta a custodire la lavorazione storica della ceramica smaltata di Burgio, una tradizione che si è consolidata a partire dal Cinquecento grazie alla presenza di numerose cave d’argilla sul territorio. Entrare nel laboratorio significa veder nascere la ceramica, guidati dal racconto dei proprietari che condividono la memoria di un intero borgo artigiano. La bottega si trova nel centro storico, a poca distanza dal Museo della Ceramica, anch’esso visitabile. Tra le aperture imperdibili, la Chiesa e Convento dei Cappuccini, complesso edificato tra il 1634 e il 1647, uno dei massimi esempi di architettura francescana in Sicilia, celebre per ospitare il suggestivo Museo delle Mummie. Sul lato destro della navata si sviluppa il chiostro con le antiche celle dei frati, mentre sul lato sinistro si accede all’area sotterranea: la cripta custodisce 49 corpi mummificati di religiosi, nobili e benefattori locali risalenti ai secoli XVIII e XIX. A differenza di altre cripte, qui le mummie indossano i corredi funebri originali splendidamente restaurati, una sfilata di abiti settecenteschi e ottocenteschi realizzati in velluti, sete, taffettà, lini, merletti e pizzi preziosi, accompagnati da oggetti personali intatti, come monili, calze, scarpe, cappelli e rosari. Fa parte dell’itinerario Castello Peralta, il più antico monumento del borgo, nella parte più alta del paese, fulcro attorno al quale si sviluppò l’originario nucleo urbano di impronta saracena. Di impianto planimetrico rettangolare, si raggiunge attraverso una scalinata in pietra che conduce fino al cortile d’armi, oggi trasformato in un grande affaccio panoramico. Domina la sommità una maestosa Croce in ferro, simbolo del Venerdì Santo burgitano, legato alla devozione della comunità locale.</p>
<p></p>
<p>Catania<br />
Villa Zingali-Tetto<br />
Nel 1926 l&#8217;avvocato Paolo Zingali Tetto affidò la progettazione della sua dimora a Paolo Lanzerotti, raffinato progettista catanese. La costruzione terminò nel 1930 e fu abitata dall’avvocato sino alla sua morte. L’immobile, su disposizione testamentaria dello stesso avvocato, venne donato all&#8217;Università di Catania e nel 1996, con il progetto coordinato Catania-Lecce &#8211; volto al recupero, riqualificazione e valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale dei due atenei &#8211; venne destinato a Museo della Rappresentazione. Dal 2015 è parte del Sistema Museale di Ateneo. Lanzerotti disegna l&#8217;impianto planimetrico della villa con giardino all&#8217;italiana posto lateralmente e l’agrumeto nella parte retrostante. Nel progetto l&#8217;architetto recupera particolari decorativi e formali dal linguaggio barocco e neoclassico, studia la planimetria all&#8217;insegna della funzionalità, con ambienti illuminati da ampie vetrate e collegati da larghe porte a vetri en enfilade, spingendosi fino alla progettazione del mobilio. La villa si eleva su due piani con rez-de-chaussée e piano nobile, collegati da un ascensore in ferro battuto. Gli interni, riccamente decorati, sono frutto della collaborazione di Lanzerotti con gli artigiani Gaetano D’Emanuele, per soffitti e pareti, e Salvatore Gregorietti, per la realizzazione delle vetrate a piombo policrome a motivi floreali del giardino d&#8217;inverno. In occasione delle Giornate FAI d’Autunno il museo aprirà al pubblico per un percorso alla scoperta della villa, delle collezioni custodite al suo interno e dei laboratori universitari. Sarà possibile ammirare il magnifico giardino d’inverno, il salone delle feste e gli ambienti privati della villa, come lo studio e la sala da pranzo, caratterizzati da grandi camini in marmo e pregiate rifiniture in legno. Il percorso prosegue con la visita alle mostre, permanenti e temporanee, allestite nelle stanze della villa, tra cui l’Archivio Progetti Francesco Fichera e il Fondo di iconografie e calcografie Giovanbattista Piranesi e minori. La visita si conclude con una passeggiata nel giardino all’italiana.</p>
<p></p>
<p>Acireale (CT)<br />
Palazzo Nicolosi di Villagrande<br />
Ingresso riservato agli Iscritti FAI<br />
L’edificio, costruito fra il 1872 ed il 1878 a opera dell’ingegnere edile Saverio Cambria per volere di Carmelo Nicolosi Pennisi, quinto Barone di Villagrande e i suoi fratelli Angelo e Sebastiano, presenta elementi di ispirazione rinascimentale, come il bugnato diamantato del piano terra. Le alte paraste che colgono due piani, concluse da capitelli jonici e da una forte trabeazione, fanno del prospetto un&#8217;opera riuscita nell&#8217;originalità dei due portoni d&#8217;ingresso simmetrici di grandi dimensioni. Alla fine degli anni Cinquanta, con la scomparsa della Baronessa Lina Asmundo di Gisira Nicolosi, il primo piano del palazzo fu oggetto di interventi edilizi ed il salone ottocentesco, oggi oggetto di visita, venne accorpato ad una parte dell’edificio che non conserva più i decori dell’impianto originario, del quale resta lo scalone.</p>
<p></p>
<p>Palagonia (CT)<br />
Parco archeologico e geologico Coste di Santa Febronia<br />
Il sito, candidato al censimento nazionale del FAI “I Luoghi del Cuore”, è la tappa principale del percorso storico-archeologico proposto a Palagonia per le Giornate FAI d’Autunno 2026, insieme alla Basilica di San Giovanni e al Pozzo Blandini. Zona archeologica di grande rilievo, esplorata da Paolo Orsi nel 1917, le Coste di Santa Febronia prendono nome dall’eremo dedicato al culto dalla santa patrona del paese, basilica rupestre risalente al VI-VII sec, principale monumento della città di Palagonia. Si tratta di un ambiente ricavato da una precedente tomba preistorica, e che attraverso varie trasformazioni venne adibito a luogo di culto. Le Coste di Santa Febronia conservano, infatti, anche notevoli resti di un villaggio databile al II millennio a.C. Le indagini condotte dai tecnici della soprintendenza di Catania hanno messo in luce i resti di una capanna con il suo ricco corredo, un lungo muro che delimitava l&#8217;abitato e che conservava i resti di un focolare e la necropoli di tombe a grotticella artificiale disposte su filari regolari, cui si accedeva attraverso sentieri intagliati nella roccia. La parete di fondo della basilica ospita un&#8217;abside, su cui sono affrescati il Cristo Pantocratore contornato da un&#8217;Annunciazione e da altre quattro figure sullo sfondo, databili intorno al XV secolo; ai lati dell&#8217;abside sono raffigurati il martirio di Santa Febronia e quello di San Bartolomeo, databili tra il XVI e il XVII secolo; mentre nella parete posta di fronte all&#8217;ingresso sono raffigurati Santa Lucia, un santo vescovo, un Angelo orante racchiuso in un tondo, Sant&#8217;Agata, Sant&#8217;Anastasia ed il peccato originale, anche questi databili tra il XVI e il XVII sec. In questa parete è ricavato anche un secondo altare con nicchia atta ad ospitare una probabile icona, mentre nella parete a destra sono intagliati gli scranni per sedersi durante l&#8217;officiatura dei riti. Tra una delle finestrelle aperte sulla parete prospettica e l&#8217;affresco di Santa Febronia si notano tracce di un altro affresco rimosso, raffigurante probabilmente San Giovanni Battista. Al centro dell&#8217;ambiente si scende attraverso alcuni gradini lapidei in un ambiente a T, nelle cui pareti sono ricavate delle nicchie con funzione di colatoi per i corpi dei monaci dopo la morte. Il processo serviva a mummificarli parzialmente. </p>
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<p>Messina<br />
Salone dei mosaici della Stazione Marittima<br />
Durante le Giornate FAI d’Autunno la Stazione Marittima di Massin offrirà la possibilità di osservare le manovre con cui i convogli vengono guidati sui binari interni delle navi tramite le storiche invasature, un rito quotidiano che dura da oltre un secolo e che muove volumi di traffico paragonabili a quelli dei grandi trafori alpini. Ma il vero cuore dell&#8217;esperienza sarà una riscoperta d’eccezione: l&#8217;opportunità esclusiva di accedere al Salone Mosaico per ammirare da vicino l&#8217;imponente Mosaico dell&#8217;Impero di Michele Cascella, gigantesca opera musiva che i lavori di restyling della stazione hanno lasciato nell&#8217;ombra per anni. La Stazione Marittima di Messina, per la posizione strategica, assume un&#8217;importanza cruciale già verso la fine dell&#8217;Ottocento. Distrutta dal terremoto del 1908 ne viene proposta la riedificazione affidando il progetto all&#8217;architetto Angiolo Mazzoni, funzionario delle Ferrovie dello Stato fin dal 1921, che realizza un&#8217;imponente opera di architettura razionalista tra il 1937 e il 1939 per gestire lo scambio tra i treni e i traghetti diretti in Calabria. Fu lo stesso architetto Mazzoni, con un promemoria del 26 aprile 1938, a sottoporre all&#8217;attenzione dell&#8217;allora Direttore Generale delle Ferrovie dello Stato l&#8217;opportunità di decorare un salone della stazione con una raffigurazione musiva aderente alla tradizione siciliana. Approdo e smistamento delle navi traghetto e dei convogli ferroviari, il progetto di Mazzoni mette in relazione parti della città trasformando il complesso sistema del nodo ferroviario in un evento urbano dai forti connotati architettonici e ricco di un articolato sistema di percorsi e spazi di uso pubblico. L&#8217;opera è una cerniera funzionale con un forte impatto visivo per coloro che, arrivando dal mare a bordo dei traghetti in navigazione lungo lo Stretto di Messina, trovano sullo sfondo questa enorme “abside” di travertino d&#8217;Alcamo. Una composizione fondata essenzialmente su un sapiente assemblaggio di volumi puri che si connota attraverso il successivo alternarsi di pieni e di vuoti, di parti in luce e di parti in ombra. Il fronte principale dell&#8217;edificio è caratterizzato da un portico d&#8217;ingresso continuo sovrastato da una pensilina significativamente aggettante che riunisce in un unico organismo la stazione marittima e la stazione ferroviaria, il fabbricato viaggiatori, il fabbricato alloggi, il fabbricato impiegati, le poste e gli edifici per il funzionamento della stazione con tutte le pertinenze. Sono previste visite interattive per chi ha ridotte capacità motorie, per ipovedenti e non vedenti con l&#8217;ausilio di materiali tattili.</p>
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<p>Gela (CL)<br />
Laboratorio di restauro della “Gela II” e Museo dei Relitti<br />
Il Museo dei Relitti greci e l’attiguo laboratorio di restauro sorgono a pochi passi dal mare, all&#8217;interno dell&#8217;area archeologica di Bosco Littorio, a Gela. La nascita del museo, moderno polo di 4.000 metri quadrati incastonato in un ambiente costiero di grande fascino naturalistico e storico, è legata allo straordinario ritrovamento, avvenuto nel 1998 nei fondali del golfo di Gela, del relitto di una nave oneraria greca arcaica naufragata circa 2.500 anni fa. Dopo il delicato recupero delle strutture lignee e un complesso intervento di restauro internazionale eseguito a Portsmouth per garantirne la conservazione, lo scafo (“Gela I”) è tornato in Sicilia. L’edificio museale, avveniristica struttura espositiva progettata dalla Soprintendenza di Caltanissetta, è stato inaugurato per offrire una dimora definitiva a questa eccezionale testimonianza dei traffici commerciali e della navigazione antica nel Mediterraneo. Poco distante, a Bosco Littorio, prosegue oggi lo scavo e il restauro del relitto “Gela II”. Durante le Giornate FAI d’Autunno 2026, in via del tutto eccezionale, i visitatori potranno accedere al laboratorio dove si svolgono le attività di restauro della nave “Gela II”, normalmente chiuso al pubblico, osservando da vicino le fasi di intervento, oggi a uno stadio già avanzato. Il percorso prosegue poi al Museo dei Relitti greci, dove sarà possibile ammirare da vicino il fasciame millenario della nave “Gela I”, con il suo carico di anfore, ceramiche e lingotti di oricalco, e approfondire le ultime scoperte sul carico della nave “Gela II”.</p>
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<p>Piazza Armerina (EN)<br />
Chiesa Madonna della Neve Piazza Armerina<br />
Nel 1627 gli Agostiniani della Congregazione di Osservanza di Centorbi, insediati nel feudo di Polleri, decisero di trasferirsi nel centro della città di Piazza Armerina, nei pressi del Castello Aragonese, dove costruirono una cappella con il titolo di Maria Santissima della Neve. Tra il 1679 ed il 1680, a causa della espansione della comunità religiosa, si decise di edificare una chiesa più grande, con le forme dell’attuale edificio. Nel 1697 si eseguirono nel complesso imponenti lavori di restauro per riparare i danni del terremoto del 1693. Nel 1867 gli Agostiniani, a causa delle leggi del Regno d&#8217;Italia, vennero cacciati dal convento, che rimase abbandonato per poi crollare nel 1891. Nel 1913 il complesso divenne di proprietà delle Suore della Sacra Famiglia di Spoleto e la chiesa di proprietà della Parrocchia Maria Santissima delle Vittorie. La comunità religiosa iniziò i lavori di ricostruzione del convento e di restauro della chiesa. L’interno della chiesa è a unica navata longitudinale, con un coro ligneo. L&#8217;intero repertorio decorativo e iconografico degli stucchi e dei dipinti rimanda all&#8217;originaria presenza della comunità agostiniana. Alle pareti laterali si trovano due altari secondari, due per lato. Il portale presenta una cornice in pietra arenaria intagliata. Dello stesso materiale sono realizzati la nicchia al centro, sopra l&#8217;ingresso principale, e più in alto la cornice della finestra rettangolare. Il paramento murario è in conci di pietra lasciati a vista. Il paramento murario è in conci di pietra lasciati a vista. Le superfici delle pareti interne sono interamente rivestite da una ricca decorazione plastica in stucco. Col medesimo materiale sono state realizzate le macchine degli altari laterali. in controfacciata si trova una cantoria, sorretta da un grande arco. L&#8217;aula è coperta da volta a botte lunettata, rivestita da decorazioni in stucco, in continuità con l&#8217;apparato decorativo delle pareti.</p>
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<p>Siracusa<br />
Biblioteca Alagoniana e Museo Diocesano<br />
Durante le Giornate FAI d’Autunno sarà possibile visitare la Biblioteca, all’interno del Palazzo Arcivescovile, e il Museo Diocesano, che custodisce una collezione di arte sacra, comprendente opere pittoriche, sculture, argenti e paramenti liturgici, testimonianze della ricca tradizione spirituale e artistica della Chiesa siracusana. La Biblioteca, fondata nel 1780, fu voluta e finanziata dal vescovo Giambattista Alagona per fungere da Pubblica Libreria a servizio della gioventù siracusana. Per difendere la collezione dai furti, il vescovo emanò un severo decreto di scomunica contro chiunque sottraesse libri o manoscritti. Le collezioni si ampliarono grazie ad acquisti mirati a Napoli, come la Bibbia Poliglotta del 1652, e ai lasciti di illustri famiglie e studiosi locali. Il Museo, all&#8217;interno della settecentesca Casa degli Esercizi, fu concepito come luogo destinato agli esercizi spirituali del clero, offrendo uno spazio di ritiro e meditazione per i sacerdoti della diocesi. Ogni oggetto esposto porta con sé una valenza spirituale, oltre che storica e culturale. L’idea di un Museo Diocesano era già presente nei desideri del vescovo Bignami sin dal 1905, in coincidenza con i primi restauri della Cattedrale. Dopo un lungo cammino, il museo è divenuto oggi spazio espositivo e luogo di testimonianza, custode della fede e dell’arte della comunità siracusana.</p>
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<p>San Vito Lo Capo (TP)<br />
Faro di San Vito Lo Capo<br />
Aprirà al pubblico un bene particolare e di grande fascino, il Faro di San Vito Lo Capo, uno dei più importanti della Sicilia, che rappresenta uno dei simboli della cittadina del Trapanese. La torre si erge a 43 metri sul livello del mare. La costruzione del faro si deve al Regno Borbonico. Nella prima metà dell’Ottocento si decise di edificare numerosi punti lungo le coste del Regno delle Due Sicilie per rendere più sicura la navigazione d’altura e quella costiera. I lavori iniziarono nel 1854 e l&#8217;accensione della prima luce, con luce bianca fissa e rossa a splendori, risale al 1° agosto 1859. Le spese di costruzione furono: lire 60.231 per le opere edili, lire 31.050 per la lanterna poligonale della Ditta Lapaut, l&#8217;ottica e l&#8217;impianto illuminante e lire 142 per gli arredi. Il faro principale è dotato di una ottica rotante ed emette lampi bianchi, con un periodo di 5 secondi, con portata di 25 miglia nautiche. Il fanale emette luce rossa isofase con periodo di 4 secondi, ha una portata di 6 miglia nautiche, è visibile da 165° a 225°, e sta a segnalare la secca a nord di Capo San Vito. Il faro ed il fanale sono gestiti dal Comando Zona Fari della Marina Militare con sede in Messina (che si occupa di tutti i fari della Sicilia), e in particolare dalla Reggenza Fari e Segnalamenti marittimi di San Vito Lo Capo. La visita si compone di due parti: una prima parte, accessibile a tutti, si svolge nell&#8217;area alla base della torre del faro, dove saranno mostrati gli strumenti utilizzati nel corso del tempo per il funzionamento di questo faro e dove vengono date tutte le spiegazioni di carattere storico e tecnico. Una seconda parte prevede l’accesso alla sommità della torre dove è posizionata la lente del faro. Per raggiungere la sommità del faro sono presenti circa 200 gradini di una scala a chiocciola. La salita in cima al faro prevede alcune brevi soste, sconsigliata a chi soffre di claustrofobia, vertigini, difficoltà motorie e cardiopatici. Non potranno accedere bambini piccoli e animali, anche di piccola taglia. Le visite potranno essere interrotte nel caso di condizioni meteo avverse e non idonee.</p>
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		<title>Addio a Mariuccia Sofia, volto storico di Antenna Sicilia e Telecolor. Nel 1979 lanciò i programmi delle 2 emittenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 11:46:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CATANIA &#8211; Il giornalismo siciliano è in lutto. E&#8217; morta Mariuccia Sofia, per vent&#8217;anni volto storico di Antenna Sicilia e Telecolor. Moglie di Roberto Milone, anch&#8217;egli giornalista, e madre di Daria e Gabriele, 65 anni, con Flaminia Belfiore e Marina Cosentino è stata una delle tre speaker e annunciatrici che nel 1979 lanciarono i programmi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>CATANIA &#8211; Il giornalismo siciliano è in lutto. E&#8217; morta Mariuccia Sofia, per vent&#8217;anni volto storico di Antenna Sicilia e Telecolor. Moglie di Roberto Milone, anch&#8217;egli giornalista, e madre di Daria e Gabriele, 65 anni, con Flaminia Belfiore e Marina Cosentino è stata una delle tre speaker e annunciatrici che nel 1979 lanciarono i programmi di Antenna Sicilia. Diventata giornalista e passata a Telecolor, ha curato diverse trasmissioni molto amate dal pubblico e apprezzate dagli addetti ai lavori. Dopo aver lasciato la carriera giornalistica, era diventata medico-chirurgo ed esperta in discipline olistiche e benessere integrato. La piangono amici e pazienti, che in lei hanno sempre trovato sostegno medico e spirituale, per quel suo modo unico di cercare il lato positivo delle cose. I funerali sono stati celebrati venerdì pomeriggio nella chiesa della parrocchia Immacolata Concezione di Cannizzaro, dove era stata allestita la camera ardente.</p>
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<p><strong>IL RICORDO DEL GIA&#8217; SINDACO DI CATANIA ENZO BIANCO</strong><br />
&#8220;La scomparsa di Mariuccia Sofia lascia un vuoto profondo in quanti hanno avuto il privilegio di conoscerla e di condividere con lei un tratto del proprio cammino. Medico e giornalista, Mariuccia ha saputo unire nella sua vita professionale competenza, sensibilità e autentica attenzione alla persona. Due vocazioni che in lei non sono mai apparse distinte, ma profondamente legate: la cura del corpo e l&#8217;attenzione alla persona, l&#8217;impegno professionale e la passione civile, il rigore della conoscenza e la capacità di ascoltare. Ho avuto modo di apprezzarne le qualità umane e intellettuali, insieme alla sua curiosità, alla sua disponibilità e a quella particolare capacità di guardare alle cose con intelligenza e partecipazione. Mariuccia Sofia ha lasciato un segno nelle professioni che ha esercitato e, soprattutto, nelle persone che ha incontrato. È questo il patrimonio più prezioso che resta di una vita: il bene seminato, le relazioni costruite, le idee condivise, l&#8217;esempio di una presenza sempre animata dal desiderio di essere utile agli altri. Alla famiglia e a tutti coloro che le hanno voluto bene rivolgo il mio più sincero e affettuoso cordoglio. Conserverò di Mariuccia un ricordo riconoscente e caro, nel quale resteranno vive la sua intelligenza, la sua umanità e la sua passione per la vita&#8221;.<br />
<em>Enzo Bianco</em></p>
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		<title>Sicilia terra di scommettitori: l&#8217;isola è settima in Italia. Si punta maggiormente sullo sport</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 08:35:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Sicilia si colloca al settimo posto in Italia tra le regioni dove il gioco con vincite in denaro è più diffuso, secondo lo studio L’Italia che gioca 2026 realizzato da Casinos.com sulla base dei dati Istat e delle ricerche effettuate su Google. L’Isola totalizza 72,5 punti su 100, con un risultato determinato soprattutto dall’elevato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Sicilia si colloca al settimo posto in Italia tra le regioni dove il gioco con vincite in denaro è più diffuso, secondo lo studio L’Italia che gioca 2026 realizzato da Casinos.com sulla base dei dati Istat e delle ricerche effettuate su Google. L’Isola totalizza 72,5 punti su 100, con un risultato determinato soprattutto dall’elevato interesse online verso il mondo del gioco. Il dato siciliano presenta infatti una particolarità: la regione è molto più interessata al gioco nelle ricerche sul web di quanto emerga dai dati dichiarati all’Istat. Nella componente relativa alle ricerche Google la Sicilia è infatti terza in Italia, mentre scende al diciannovesimo posto considerando esclusivamente gli indicatori Istat. Lo studio di Casinos.com prende in esame otto indicatori: due relativi alla partecipazione al gioco rilevata dall’Istat e sei legati all’interesse online registrato da Google Trends. Il risultato restituisce una fotografia delle abitudini e dell’interesse degli italiani nei confronti dei giochi con vincite in denaro. Nel 2024, secondo i dati utilizzati dallo studio, il 30,4% dei siciliani dai 14 anni in su ha partecipato almeno una volta a un gioco con vincite in denaro. Si tratta di circa 1,27 milioni di persone, un numero che colloca la Sicilia al quarto posto in Italia per consistenza assoluta. La percentuale è leggermente inferiore alla media nazionale, che si attesta al 31,9%, pari a circa 16,6 milioni di persone.</p>
<p></p>
<p>Molto più contenuta è invece la quota di chi gioca con frequenza settimanale: in Sicilia riguarda appena il 3,2% della popolazione, uno dei valori più bassi registrati nel Paese. Tra coloro che dichiarano di giocare, circa sette su dieci lo fanno meno di una volta al mese, mentre soltanto uno su dieci gioca almeno una volta alla settimana. È sulle scommesse sportive che emerge uno dei dati più rilevanti per l’Isola. In Sicilia dichiara di praticarle il 5,8% della popolazione, una percentuale che vale il terzo posto nella classifica nazionale. In termini assoluti si tratta di circa 242 mila persone. Il dato supera la media complessiva relativa ai giochi con vincite in denaro e conferma una particolare attenzione dei siciliani verso il settore delle scommesse sportive. Il gioco più diffuso rimane comunque il Gratta e Vinci, al quale ha partecipato il 24,4% della popolazione siciliana, vale a dire oltre un milione di persone. Seguono Lotto e lotterie, con il 16,1%, e SuperEnalotto, con il 14,7%. Il divario tra i dati dichiarati e l’interesse manifestato online diventa ancora più evidente osservando Google Trends. La Sicilia è infatti seconda in Italia per le ricerche legate ai pronostici, terza per quelle sul SuperEnalotto e quinta per le ricerche relative alle estrazioni del Lotto. Sono proprio questi indicatori a contribuire in maniera significativa al posizionamento complessivo dell’Isola, che raggiunge il settimo posto nazionale nonostante i dati Istat la collochino nelle ultime posizioni per partecipazione e frequenza. La classifica generale vede al primo posto la Campania, con 93,7 punti, seguita dalla Calabria, con 91,8. La Sicilia, con 72,5 punti, precede diverse regioni del Centro-Nord. In fondo alla graduatoria si trova il Trentino-Alto Adige, con 40,1 punti.</p>
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		<title>Nuovo presidio sanitario h24 all&#8217;aeroporto di Catania</title>
		<link>https://corrierediragusa.it/2026/10/05/nuovo-presidio-sanitario-h24-allaeroporto-di-catania/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 08:30:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CATANIA &#8211; Dalla mezzanotte del 1° ottobre è entrato in funzione il nuovo presidio sanitario dell&#8217;aeroporto di Catania Fontanarossa, gestito da Bourelly Health Service S.r.l. e Consorzio Sicilia. Il servizio è garantito 24 ore su 24 da medici e autisti soccorritori, con due ambulanze attrezzate. Due ambulanze e personale dedicato a Fontanarossa, per Bourelly Health [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>CATANIA &#8211; Dalla mezzanotte del 1° ottobre è entrato in funzione il nuovo presidio sanitario dell&#8217;aeroporto di Catania Fontanarossa, gestito da Bourelly Health Service S.r.l. e Consorzio Sicilia. Il servizio è garantito 24 ore su 24 da medici e autisti soccorritori, con due ambulanze attrezzate. Due ambulanze e personale dedicato a Fontanarossa, per Bourelly Health Service è il terzo aeroporto italiano in cui opera con servizi sanitari e assistenziali. L&#8217;avvio rafforza una collaborazione già consolidata tra le due realtà in diversi appalti di trasporto infermi e presidi sanitari. Bourelly Health Service e Consorzio Sicilia, guidate da governance giovani e dinamiche, condividono una visione che affianca all&#8217;innovazione l&#8217;attenzione per il benessere dei lavoratori, da cui dipende anche la qualità del servizio. Gli interventi saranno registrati e tracciati attraverso una piattaforma digitale sviluppata internamente da Bourelly Health Service, che permetterà di monitorare le attività del presidio e di raccogliere dati utili alla sua organizzazione.</p>
<p> </p>
<p>Fontanarossa è il terzo aeroporto italiano in cui opera Bourelly Health Service. La società è presente in sei regioni con circa 400 collaboratori ed è attiva anche nei porti e presso grandi strutture pubbliche. In Sicilia il nuovo presidio ne amplia la presenza, con investimenti in mezzi e attrezzature e opportunità di lavoro per gli operatori del settore. «Siamo entusiasti di questo traguardo &#8211; dichiara Guido Bourelly, Amministratore Unico di Bourelly Health Service &#8211; l&#8217;esperienza maturata negli aeroporti ci dà le competenze per sviluppare ulteriormente quest&#8217;area di attività. Abbiamo già partecipato ad altre procedure di gara e vogliamo consolidare la presenza del Gruppo Bourelly nelle infrastrutture come gli aeroporti, porti e interporti italiani, continuando a investire nelle persone, nella qualità dei servizi e della sicurezza».</p>
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		<title>Un giovane di soli 22 anni muore nel sonno a Rosolini</title>
		<link>https://corrierediragusa.it/2026/09/30/un-giovane-di-soli-22-anni-muore-nel-sonno-a-rosolini-una-comunita-intera-sotto-shock/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 10:25:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ROSOLINI &#8211; La comunità di Rosolini piange Alessio Giuga, 22 anni, trovato senza vita nel suo letto dalla nonna. Il sindaco Giovanni Spadola ha espresso il cordoglio dell’amministrazione comunale con un lungo post su Facebook. Il sindaco ha parlato di una «morte improvvisa» che «lascia tutti sgomenti e senza parole». Le cause del decesso non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>ROSOLINI &#8211; La comunità di Rosolini piange Alessio Giuga, 22 anni, trovato senza vita nel suo letto dalla nonna. Il sindaco Giovanni Spadola ha espresso il cordoglio dell’amministrazione comunale con un lungo post su Facebook. Il sindaco ha parlato di una «morte improvvisa» che «lascia tutti sgomenti e senza parole». Le cause del decesso non sono state rese note. Non è stato comunicato se siano stati disposti accertamenti medici. Nel messaggio Spadola si è rivolto prima di tutto alla famiglia: «Mi stringo, a nome mio, dell’Amministrazione comunale e di tutta la città di Rosolini, alla nonna, alla famiglia e a tutti i suoi cari». Ha poi dedicato un pensiero al padre del giovane, Santino, «che in queste ore sta vivendo a sua volta una drammatica prova». La parte più lunga del post era rivolta ai ragazzi della città. «Ai nostri giovani voglio dire una cosa, con il cuore, da amico e da Sindaco», ha scritto Spadola, «non date mai per scontato il tempo, vivete, amate, inseguite i vostri sogni, state accanto alle persone che vi vogliono bene, la vita è un dono fragile e prezioso».</p>
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		<title>Circa 600 milioni di danni nell&#8217;estate 2026 per le chiusure aeroportuali, comprese 2 milioni di giornate turistiche di 500.000 visitatori saltate</title>
		<link>https://corrierediragusa.it/2026/09/29/circa-600-milioni-di-danni-nellestate-appena-conclusa-per-le-chiusure-aeroportuali-comprese-2-milioni-di-giornate-turistiche-saltate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 08:48:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Centro Ricerche Consumatori ha calcolato i danni procurati nel corso dell’estate dalle chiusure aeroportuali a Catania. Il conto comprende le giornate turistiche saltate a causa del blocco aeroportuale. “Si tratta di seicento milioni di euro, pari al 9% dei 6,6 miliardi di fatturato del settore turistico siciliano, spiega Claudio Melchiorre che ha coordinato la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Centro Ricerche Consumatori ha calcolato i danni procurati nel corso dell’estate dalle chiusure aeroportuali a Catania. Il conto comprende le giornate turistiche saltate a causa del blocco aeroportuale. “Si tratta di seicento milioni di euro, pari al 9% dei 6,6 miliardi di fatturato del settore turistico siciliano, spiega Claudio Melchiorre che ha coordinato la ricerca. Le chiusure e l’assenza di alternative al trasporto aereo, l’assenza di un piano di risposta a passeggeri e turisti hanno però avuto anche una coda grave nell’incertezza futura per le prenotazioni. “Non meno di 2 milioni di giornate turistiche sono state bruciate e almeno 500.000 turisti che avrebbero dovuto imbarcarsi su 3.000 voli che hanno subito cancellazioni e dirottamenti, difficoltà affrontate dai passeggeri in solitudine e senza supporto. In questa situazione la Sac è rimasta spesso senza bussola e non ha dato direttive. “Nell’ultimo fine settimana anche la regione è stata latitante. La prima reazione della regione siciliana è arrivata lunedì alle 10 del mattino con un annuncio di treni straordinari dall’orario inutile.” Mec, sulla base dei dati del Centro Ricerche Consumatori, ha rinnovato la richiesta di dimissioni del board della Sac e dell’assessore al turismo Alessandro Aricò. “Non è vero che non ci sono mai responsabili -afferma Melchiorre. Qui i responsabili sono chiari a tutti, tranne forse al presidente della Regione che chiude entrambi gli occhi davanti al disastro combinato da un pugno di uomini inadeguati.”</p>
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