Ladri sacrileghi hanno forzato l’ingresso della chiesa di Santa Rita a Chiaramonte Gulfi, rubando le ostie consacrate e la reliquia. Appello del sindaco Cutello: “Restituite tutto”

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Ladri sacrileghi hanno forzato l’ingresso della chiesa di Santa Rita a Chiaramonte Gulfi, rubando le ostie consacrate e la reliquia. Appello del sindaco Cutello: “Restituite tutto”

CHIARAMONTE – Ladri sacrileghi hanno forzato la scorsa notte l’ingresso della chiesa di Santa Rita, in contrada Sperlinga, rubando le ostie consacrate e la reliquia della Santa. Un gesto che il sindaco Mario Cutello definisce «vile», ma che non spegne la speranza di un ripensamento. È lui stesso, con voce ferma e profondamente colpita, a rivolgere un appello pubblico ai responsabili. «Le ostie e la reliquia di Santa Rita sono qui per fare un appello a coloro che hanno compiuto questo atto vile. Vi prego, vi invito a nome mio e della città — perché oggi parlo nella carica di sindaco — riportate le ostie e la reliquia. Per noi sono identità, sono il motivo vero per cui questa comunità si riunisce.»

Cutello ricorda come la piccola chiesa di campagna, negli anni, sia diventata un punto di riferimento per gli abitanti della zona: «La chiesa di Santa Rita ha creato le condizioni affinché qui nascesse una comunità. Per noi credenti cristiani queste cose sono l’essenza, sono il pilastro. Le ostie e la reliquia non hanno un valore commerciale: hanno un grande, grandissimo valore simbolico.» Da qui l’appello accorato: «Vi prego di trovare il modo per farci riavere le ostie e la reliquia. Sarebbe un modo per colmare almeno in parte lo sgarbo che avete fatto alla nostra comunità.» Il sindaco invita tutti i cittadini a condividere il messaggio, nella speranza che arrivi a chi ha compiuto il furto: «Ancora una volta mi rivolgo alla sensibilità di coloro che hanno fatto questo gesto vile. Sono certo che potete avere un ripensamento e regalarci questo dono. Non a noi, ma alla Chiesa. Non a noi, ma alla città. Non a noi, ma a tutti i cittadini che vivono in questa zona.» La comunità attende, ferita ma unita, che quel simbolo di fede e appartenenza possa tornare al suo posto.