Il Vescovo di Noto Rumeo: “Amarezza e sofferenza per quanto accaduto per la festa di San Giorgio a Modica. Non volevo offendere nessuno, ma la processione va purificata”

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Il Vescovo di Noto Rumeo: “Amarezza e sofferenza per quanto accaduto per la festa di San Giorgio a Modica. Non volevo offendere nessuno, ma la processione va purificata”

MODICA – “Amarezza e sofferenza nel mio cuore per quanto accaduto per la festa di San Giorgio a Modica, non volevo offendere nessuno, ma la processione va purificata”: così il Vescovo della Diocesi di Noto Mons. Salvatore Rumeo ai microfoni di Video Mediterraneo in una intervista rilasciata a Marco Scavino. “Non intendevo ferire i portatori, ma, e questo lo dico convintamente, bisogna togliere, purificare tutto quanto non è consono nell’ambito e nella vocazione di una processione religiosa. Ma deve passare il concetto della passione di un pastore per una processione gloriosa, che, in certi contesti va fuori binario. Ci sono momenti in cui si perde di vista il significato di questo camminare durante la processione del simulacro del Santo. Il Vescovo non intendeva offendere la sensibilità di nessuno e cerca sempre il dialogo. Io rispetto il pensiero degli altri, ma gli altri devono rispettare il pensiero di una persona chiamata direttamente dal Papa a guidare la comunità cristiana della diocesi di Noto. Resto convinto delle mie idee e della bontà d’intenti di chi organizza le feste patronali. Ma per la festa di San Giorgio si deve cambiare, coinvolgendo tutti gli attori protagonisti di questo grande evento dalla gloriosa tradizione, molto sentito dai modicani – conclude il Vescovo – e non solo”. Il Vescovo poi non ha voluto commentare il gesto dei portatori di adagiare a terra, sul nudo pavimento della chiesa, il simulacro del Santo Patrono.

L’ACCESO DIBATTITO SUL FUTURO DELLA FESTA INFIAMMA I MODICANI
Le recenti riflessioni del Vescovo di Noto Monsignor Rumeo sulla necessità di ricondurre le feste patronali a una dimensione più strettamente religiosa continua a far discutere a Modica. A fare da mediatore in questo clima di tensione è don Michele Fidone, parroco del Duomo di San Giorgio, che ha scelto di intervenire per riportare la calma e tracciare una via di dialogo costruttiva dopo la volontà espressa dal Vescovo di ridimensionare certi aspetti della festa di San Giorgio. Il sacerdote ha voluto rassicurare i portatori, apparsi provati e profondamente preoccupati per le sorti della festa, ribadendo, però, la necessità di una gerarchia nel confronto: pur comprendendo il loro stato d’animo, don Fidone ha chiarito che sarà lui stesso a farsi carico dell’interlocuzione diretta con la Diocesi. L’obiettivo è trasformare quella che molti hanno percepito come una critica in un’opportunità di crescita collettiva.

Difendendo il lavoro svolto finora, il parroco ha ricordato come la festa di San Giorgio abbia già intrapreso da anni un percorso di rinnovamento. Non si è trattato solo di modifiche logistiche ai percorsi, ma di un’evoluzione spirituale tangibile, testimoniata da una partecipazione sempre più consapevole dei portatori ai sacramenti, come la confessione, prima della celebrazione. Don Fidone non ha, però, mancato di sottolineare il valore delle parole del Vescovo, riconoscendone la sensibilità e lo spirito di responsabilità pastorale nel voler preservare l’essenza del rito. I portatori hanno comunque esagerato quando hanno messo in atto il discusso posizionamento del simulacro a terra, inteso come un atto di protesta contro al presa di posizione di Monsignor Rumeo, il quale non punta il dito esclusivamente contro il Santo Cavaliere, ma abbraccia l’intera gestione delle feste folkloristiche della Diocesi, spesso caratterizzate da processioni estenuanti in cui il confine tra devozione e spettacolo appare talvolta sfocato. In segno di aperta contestazione contro le restrizioni, i portatori, invece di ricollocare la statua di San Giorgio sull’altare o nella sede consueta, l’hanno adagiata a terra, al centro della navata principale. Una circostanza che si poteva e doveva evitare, in rispetto del simulacro stesso e di ciò che rappresenta. In questo scenario, il Duomo di San Giorgio diventa il laboratorio di un confronto aperto: da un lato il desiderio della Chiesa di rimettere al centro il Vangelo, dall’altro l’orgoglio di una comunità che rivendica la propria identità e la propria, autentica, forma di pietà popolare.