Il Vescovo di Noto Mons. Rumeo critico sulla festa di San Giorgio a Modica: “Capire ciò che è bene da ciò che non lo è. Ora si deve cambiare”

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Il Vescovo di Noto Mons. Rumeo critico sulla festa di San Giorgio a Modica: “Capire ciò che è bene da ciò che non lo è. Ora si deve cambiare”

MODICA – Il vescovo della diocesi di Noto mons. Salvatore Rumeo ha presenziato a sorpresa alla festa di San Giorgio, rilasciando dichiarazioni propedeutiche ad una riflessione profonda sul senso autentico della celebrazione. Intervenendo anche in diretta televisiva su Video Mediterraneo, che, come ogni anno, ha seguito l’evento, il presule ha voluto chiarire immediatamente il ruolo della Chiesa nella gestione delle feste religiose: «Non sono ospite, ma padrone di casa», ha affermato, rivendicando la centralità dell’autorità ecclesiastica nel definire modalità e spirito delle processioni. Il vescovo non ha nascosto la propria preoccupazione per i cambiamenti assunti dalla festa negli ultimi anni. Secondo Rumeo, la celebrazione avrebbe progressivamente assunto un carattere più folkloristico che religioso, con una perdita evidente dei momenti di preghiera e raccoglimento. «Non si tratta più di una processione, ma di un corteo», ha dichiarato, sottolineando come l’identità spirituale dell’evento rischi di essere oscurata da dinamiche estranee alla tradizione liturgica. Mons. Rumeo ha richiamato il direttorio sulle processioni redatto da mons. Antonio Malandrino, un documento che stabilisce regole precise su soste, percorsi, tempi e modalità delle celebrazioni. Un testo che, secondo il vescovo, deve tornare a essere un riferimento imprescindibile per tutte le comunità della diocesi. Tra le criticità evidenziate: processioni troppo lunghe e oltre i limiti del decoro liturgico; soste non sempre collegate a momenti di preghiera; percorsi scelti più per esigenze esterne che per motivazioni spirituali; manifestazioni di gioia eccessive e non adeguatamente contenute.

Il vescovo ha precisato di non voler alimentare polemiche, ma di voler avviare un percorso di discernimento: «Bisogna capire ciò che è bene da ciò che non è bene», ha detto, annunciando che il tema sarà affrontato negli organismi diocesani competenti — dal consiglio presbiterale all’ufficio liturgico — e con tutti i protagonisti della festa. L’intervento di mons. Rumeo è arrivato in un contesto già vivace, segnato anche dalla presenza dei tifosi del Modica Calcio che, con cori, bandiere e fumogeni, hanno voluto omaggiare il santo e celebrare al contempo la recente promozione della squadra. Un episodio che ha ulteriormente acceso il dibattito sul confine tra devozione popolare e manifestazioni estranee alla liturgia. L’intervento del vescovo rappresenta dunque un punto di svolta: un invito a ripensare la festa di San Giorgio — e più in generale le celebrazioni religiose della diocesi — per restituire centralità al sacro e preservare l’autenticità della tradizione. Parole che hanno immancabilmente suscitato un ampio dibattito, specie sui social. Come cambierà la festa di San Giorgio? Indubbiamente, secondo il vescovo, si deve tornerà comunque ad una maggiore sobrietà.