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Chiusa in via precauzionale la residenza universitaria Castillett a Ragusa dopo sopralluogo Nas per gravi criticità igienico sanitarie e strutturali. Il Pd: “Avevamo visto giusto”

RAGUSA – Nei giorni scorsi l’assessore all’Università, insieme ai tecnici degli uffici comunali e all’impresa incaricata della manutenzione, ha effettuato un sopralluogo presso la Residenza Castillett di Ragusa Ibla. Il sopralluogo rientrava nel calendario di verifiche già programmato sugli edifici comunali messi a disposizione della comunità universitaria. Ne è emersa la necessità di alcuni interventi urgenti, che gli uffici hanno subito inserito in una relazione tecnica. Venerdì scorso l’Ersu, cui compete la gestione e la manutenzione ordinaria della residenza, ha disposto in via precauzionale la chiusura. La decisione è arrivata dopo un sopralluogo del Comando Carabinieri per la Tutela della Salute (Nas), che ha riscontrato all’interno dell’edificio criticità igienico-sanitarie e strutturali. Il Sindaco è stato quindi informato dal consorzio che l’Ersu, al quale spetta l’accoglienza dei vincitori del bando per i posti letto, ha proposto ai 4 studenti ospiti due soluzioni di immediata attuazione: il trasferimento in una moderna struttura ricettiva sita a piazza Carmine; o in alternativa la monetizzazione della borsa, cioè l’attribuzione di un contributo economico che consenta di trovare autonomamente un altro alloggio. Soluzione questa sempre più diffusa tra i ragazzi beneficiari che studiano a Catania. Gli studenti hanno scelto questa seconda strada e troveranno quindi una nuova sistemazione.

Resta però aperta una questione di fondo, che l’Amministrazione intende affrontare con chiarezza. In passato il Comune ha eseguito sulla residenza vari interventi di manutenzione anche straordinaria. Eppure, a meno di un anno di distanza, umidità e muffa si sono ripresentati, con esattamente gli stessi problemi di prima. La causa non è occasionale ma strutturale: l’edificio poggia sulla roccia ed è costantemente esposto a umidità di risalita. È una criticità che si ripresenta periodicamente. Da qui una domanda che si pone la giunta: ha senso investire centinaia di migliaia di euro di risorse pubbliche in una struttura che, per sua stessa natura, si presta poco all’uso abitativo? Parte delle risorse della legge regionale su Ibla potrebbero essere destinate a Casa Castillett a una sola condizione: che l’investimento sia in grado di eliminare una volta per tutte i problemi intrinseci dell’edificio. Altrimenti si rischierebbe di spendere altro denaro pubblico per ritrovarsi, dopo poco tempo, al punto di partenza. La parola passa ora agli uffici tecnici. Gli studenti hanno intrapreso la via di ricercare autonomamente una sistemazione sicura, quindi non c’è alcuna urgenza di intervenire sulla residenza Castillett. Se un intervento risolutivo fosse problematico o eccessivamente oneroso, la scelta più responsabile sarebbe quella di orientare gli investimenti verso un’altra struttura, più adatta a offrire agli studenti una casa salubre e dignitosa. Gli studenti meritano una residenza all’altezza, e la città merita che ogni euro pubblico sia speso dove può produrre risultati concreti e duraturi. L’Amministrazione comunicherà nei prossimi giorni le decisioni che verranno prese.

IL PD: “AVEVAMO VISTO GIUSTO”
“Ci sono voluti la denuncia pubblica del Partito Democratico, il nostro sopralluogo e l’intervento dei NAS per arrivare alla chiusura di una residenza universitaria che da tempo versava in condizioni indegne. Altro che controlli programmati. Questa vicenda rappresenta il fallimento della gestione del patrimonio universitario da parte dell’Amministrazione Cassì”. È durissimo Peppe Calabrese, capogruppo del Partito Democratico al Consiglio comunale di Ragusa, dopo la chiusura della residenza universitaria Castillett di Ragusa Ibla, disposta dall’Ersu a seguito degli accertamenti dei NAS che hanno riscontrato gravi criticità igienico-sanitarie e strutturali, tra cui muffa, umidità e un impianto di riscaldamento non funzionante. “Le responsabilità politiche hanno nomi e cognomi: Clorinda Arezzo, Giovanni Iacono, l’assessore Gurrieri e soprattutto il sindaco Peppe Cassì, che ha anche detenuto la delega all’Università. Per anni hanno avuto competenze, strumenti e risorse per intervenire, mentre le condizioni della struttura peggioravano e gli studenti protestavano. Adesso vorrebbero presentare la chiusura come il risultato di un’ordinaria attività di controllo. Non possono cancellare anni di disattenzione con un comunicato stampa”, prosegue Calabrese.

Il Pd esprime soddisfazione per l’intervento dell’Ersu, che ha disposto l’immediato rilascio delle stanze e individuato soluzioni alternative per i quattro studenti ospitati, ma contesta duramente la posizione assunta dall’Amministrazione comunale. “Leggiamo con sconcerto che, siccome gli studenti hanno scelto di cercarsi autonomamente un alloggio attraverso il contributo economico, per il Comune non ci sarebbe più alcuna urgenza. È una dichiarazione gravissima: gli studenti sono costretti ad andare via da una struttura pubblica e l’Amministrazione sembra considerare risolto il problema. Non è così. E resta da chiarire come siano stati tutelati i lavoratori che operavano in quegli ambienti”. Calabrese annuncia inoltre un’iniziativa concreta del gruppo consiliare Pd, composto anche da Mario Chiavola e Giuseppe Podimani. “Abbiamo predisposto un emendamento per destinare 306.164,19 euro, provenienti dalle risorse della legge speciale per Ibla precedentemente previste per altri interventi, al recupero della residenza Castillett. Porteremo questa proposta in Consiglio comunale e vedremo se la maggioranza intende davvero investire sul patrimonio universitario oppure continuare a destinare risorse ad altre opere, lasciando nell’abbandono una struttura pubblica. Prima di dichiarare che non conviene recuperarla, si accerti seriamente quali interventi siano necessari e quanto costerebbero”.

Sulla vicenda interviene anche Riccardo Schininà, segretario del circolo Pd di Ragusa: “Questa Amministrazione ama raccontare Ragusa come un grande polo universitario, ma i fatti restituiscono un’immagine ben diversa. Una residenza chiusa per carenze igienico-sanitarie, studenti costretti a trasferirsi e un immobile pubblico lasciato deteriorare sono il risultato di precise scelte politiche. Il Comune, proprietario della struttura e principale finanziatore del Consorzio Universitario, non può sottrarsi alle proprie responsabilità. La città non merita giustificazioni tardive”. “La soluzione proposta dall’Ersu di trasferire gli studenti in una struttura ricettiva di piazza Carmine, nel centro storico di Ragusa Superiore, presenta evidenti difficoltà logistiche”, dichiara Federico Androne, segretario dei Giovani Democratici di Ragusa. “Chi studia a Ragusa Ibla ha bisogno di un alloggio che consenta di raggiungere agevolmente le sedi universitarie. Parliamo di due parti della città collegate da un percorso tortuoso, con forti dislivelli e numerose scalinate. Se raggiungere Ibla da Ragusa Superiore può essere relativamente semplice perché si procede prevalentemente in discesa, il percorso inverso è decisamente più impegnativo, soprattutto per studenti che si spostano quotidianamente a piedi. Non sorprende, quindi, che i quattro ragazzi abbiano preferito cercare autonomamente una sistemazione alternativa attraverso il contributo economico. È proprio per questo che dobbiamo batterci affinché Ragusa Ibla continui a disporre di una residenza universitaria, recuperando l’attuale immobile, se tecnicamente possibile, oppure individuando una struttura alternativa nella stessa zona. Non si tratta soltanto di garantire un posto letto, ma di assicurare agli studenti condizioni di vita dignitose e la possibilità di frequentare l’università senza ulteriori difficoltà quotidiane”.
“Il Partito Democratico ha fatto emergere una situazione che non poteva più essere ignorata e continuerà a vigilare”, conclude Calabrese. “Ringraziamo l’ERSU per aver messo al primo posto la salute degli studenti. Ma non permetteremo che la chiusura diventi un alibi per abbandonare definitivamente l’immobile e, soprattutto, per rinunciare all’idea che Ragusa Ibla debba avere una residenza universitaria pubblica”.