MODICA – “Sant’Anna, una comunità di pietre vive che non possono più stare ferme: rivogliamo la nostra chiesa”. Dura protesta sui social dei parrocchiani del quartiere d’Oriente che aspettano da troppo tempo la riapertura della chiesa chiusa al culto da un decennio a causa della lunga attesa per i lavori di messa in sicurezza e ristrutturazione e restauro, cominciati da oltre un anno dopo l’arrivo degli attesi finanziamenti dalla Regione. Lavori che però vanno molto a rilento, mettendo a dura prova la pazienza dei fedeli, che, in queste ore, stanno sfogando la loro frustrazione sui social, a cominciare dalla pagina ufficiale Facebook della parrocchia di Sant’Anna, dove si leggono numerosi messaggi di protesta da parte dei parrocchiani.
“Le mura della nostra chiesa oltremodo offese, vilipese da un silenzio assordante ed irriverente. In onore ai tanti defunti del popolatissimo quartiere d’Oriente che in questi lunghi 10 anni non hanno avuto diritto ad un degno funerale nella propria chiesa parrocchiale. Sant’Anna non merita tutta questa inerzia. E soprattutto preghiamo. Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori”. “Chiudere una qualunque chiesa, soprattutto in un quartiere densamente popolato, vuol dire togliere un importante presidio di fede a discapito di una sana vita sociale, che di riflesso dovrebbe essere di rilevante interesse per l’intera Città a cui questo appartiene! Far vivere una vita di fede stipando in un saloncino le attività di una grande e attiva Comunità, come quella di Sant’Anna, vuol dire ugualmente rallentarne la sana crescita di vita sociale in quel territorio. La Comunità di Sant’Anna, per tutti questi anni rispettosa delle autorità competenti, è rimasta silente per rendere più agevole il doveroso lavoro di recupero della sua Chiesa! Oggi non è più possibile soggiacere ai rimpalli di responsabilità! Il territorio ha urgente bisogno di riavere la sua Casa! Provate a chiudere il Duomo di San Giorgio o la Chiesa Madre di San Pietro, nell’assoluto silenzio dell’intera Città di Modica, per tutti questi anni, se ci riuscite. A noi, oggi, spetta la responsabilità di farci sentire”.
E poi ancora: “Chiediamo ai Signori politici e alle Autorità religiose di intervenire per il completamento della ristrutturazione della chiesa, chiusa da 10 anni, al fine di evitare manifestazioni eclatanti”. Vogliamo la nostra chiesa. È la casa di Dio, è la nostra casa. Non è solo un edificio chiuso…È un battesimo che si sposta altrove, un funerale senza la sua casa, una festa patronale senza il suo cuore. Una comunità ha diritto a piangere e pregare insieme a casa sua”. “E’ un diritto che noi cristiani del quartiere d’Oriente custodiamo da tempo, per poter pregare nella nostra Sant’Anna. Rivolgiamo un appello a chi di competenza affinché questa possa diventare realtà nel più breve tempo possibile. La nostra comunità lo aspetta da troppo tempo”. “La chiesa di Sant’Anna è rimasta chiusa per troppi anni. Abbiamo assistito a promesse e illusioni, poi come spesso accade, le parole sono rimaste parole e le mani si sono lavate. Ma una chiesa non è soltanto un edificio è storia Fede memoria e appartenenza. Non possiamo accettare che resta ancora chiusa privata della vita e della presenza dei suoi fedeli. Sant’Anna deve riaprire. Non vogliamo altre promesse, vogliamo fatti concreti”.
I lavori erano stati avviati nel dicembre del 2024 e si ipotizzava la riapertura al culto della chiesa al massimo entro la seconda metà dell’anno successivo. Ma siamo già a fine 2026 e di riaprire neanche se ne parla: a tutt’oggi, difatti, non esiste una data certa. Grazie ad un apposito emendamento alla finanziaria presentato dal deputato della Dc Ignazio Abbate, erano stati stanziati i fondi necessari, ovvero 330.000 euro per effettuare quei lavori resi necessari dal crollo degli intonaci che aveva determinato la chiusura della chiesa nel 2017. Oltre al crollo degli intonaci, erano diverse le parti deteriorate che necessitavano di un intervento di restauro. La chiesa ha difatti risentito del logorio del tempo e della mancanza di qualsiasi tipo di lavoro conservativo, mai effettuato da quando è stata costruita negli anni 60. A causa di questa situazione i tantissimi fedeli che la frequentano abitualmente sono stati costretti ad “emigrare” nei vicini locali dell’oratorio. Spazi troppo stretti ad accogliere tante persone con tutti i disagi del caso. L’ultimo sopralluogo nel cantiere, alla presenza, tra gli altri, del parroco Don Crescenzio Mucia e dello stesso onorevole Abbate, risale a maggio 2025.

