RAGUSA – «Dopo le segnalazioni verbali e la mia denuncia pubblica del 23 luglio scorso, a distanza di quasi 3 mesi i pali dell’illuminazione previsti lungo il percorso di accesso al pronto soccorso dell’ospedale Giovanni Paolo II non sono stati ancora installati. 3 mesi per dei semplici pali della luce. E’ vero che in queste ore, come ho personalmente verificato, la ditta sta operando. Ma più di qualcosa non convince. Sembra, infatti, che i lavori stiano riguardando soltanto gli impianti già esistenti nel primo tratto e al momento non se ne vedono di nuovi nel secondo tratto a ridosso dell’ingresso del Pronto soccorso». È l’affondo della consigliera comunale di Ragusa, Rossana Caruso, che torna a puntare il dito contro i ritardi nella realizzazione di un intervento dell’Asp ritenuto essenziale per garantire la sicurezza di pazienti, operatori sanitari e familiari che, soprattutto nelle ore serali e notturne, raggiungono il presidio ospedaliero.
«Non stiamo parlando della costruzione di una nuova struttura sanitaria o di un’opera complessa – chiarisce Caruso – Si tratta di un intervento elementare, necessario e atteso da mesi. Eppure, la luce ancora non c’è e l’unica cosa che continua a emergere con chiarezza è la mancata risposta di chi avrebbe dovuto risolvere il problema. È inaccettabile che una richiesta tanto banale quanto fondamentale continui a rimanere senza risposta o che la stessa sia fornita solo in maniera parziale». «La sicurezza di chi si reca in ospedale – conclude la consigliera comunale – non può essere ostaggio della burocrazia e dei suoi tempi infiniti. Garantire un percorso illuminato verso il pronto soccorso non è un favore, ma un dovere. E se dopo tre mesi non si riesce nemmeno a installare pochi pali dell’illuminazione, è legittimo chiedersi come possano essere affrontate problematiche ben più complesse. A questo punto, se entro un breve lasso di tempo non arrivano risposte efficaci, sono pronta personalmente a farmi carico della questione e a installare quelli necessari per risolvere, una volta per tutte, questo pesante disagio. Poi me ne chiederanno conto e ragione».
