Talvolta non è il lavoro a mancare, ma la sua stabilità: ecco perché sempre più giovani lasciano la Sicilia. Se ne è discusso a Modica

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Talvolta non è il lavoro a mancare, ma la sua stabilità: ecco perché sempre più giovani lasciano la Sicilia. Se ne è discusso a Modica

MODICA – “Restanza: Giovani, lavoro e nuove professioni per non lasciare la Sicilia” è il convegno promosso da Consumerismo No Profit e da Assium, Associazione Italiana Utility Manager, che si è svolto nella Sala Triberio del Palazzo della Cultura con il patrocinio della Regione Siciliana e del Comune di Modica. Quando un territorio si svuota, i servizi peggiorano e costano di più per chi resta. Lo spopolamento non è solo un problema demografico, è un problema di diritti. Richiamando le stime della Svimez sul patrimonio di giovani emigrato all’estero (circa il 20% della popolazione residente in Sicilia) e al costo della fuga dei laureati dal Sud (negli ultimi 5 anni una media di 6,8 miliardi di euro l’anno) Giovanni Riccobono, Direttore Generale e Delegato Regionale Sicilia di Consumerismo No Profit, ha lanciato una provocazione: “Formiamo i nostri ragazzi e il rendimento lo incassa qualcun altro. Eppure, quando investiamo per farli restare o tornare, raramente misuriamo il valore sociale che generiamo. Senza misurare, ogni politica per la restanza resta un atto di fede”. E ha allargato lo sguardo a chi è già partito, con “Il Rientro dei Fratelli”, il percorso con cui Consumerismo lavora a una proposta di legge per offrire a chi vive all’estero orientamento e tutela per investire nel paese d’origine, al riparo da intermediari poco chiari e truffe. “Dobbiamo passare dal turismo delle radici all’impresa delle radici”.

Sul fronte delle nuove professioni ha insistito il presidente di Assium, Federico Bevilacqua, che ha indicato nell’orientamento al lavoro dei giovani una priorità dell’associazione: quella dell’Utility Manager, ha spiegato, è una professione nuova e concreta per chi entra oggi nel mondo del lavoro. Un messaggio ripreso da Sandro Iabichella, delegato territoriale Assium per Modica: “Abbiamo voluto portare questo confronto qui, a Modica, perché è da territori come il nostro che passa la partita della restanza. Le competenze per gestire l’energia e i servizi in modo più efficiente servono alle famiglie, alle imprese e ai Comuni: sono lavori che non si possono delocalizzare e che un giovane può costruire senza fare le valigie”. “Il problema dei ragazzi non è trovare un lavoro, ma trovarne uno stabile, che dia una prospettiva di radicamento”, è la sintesi che Vito Azzara ha riportato dalla campagna di incontri nei Comuni dell’isola condotta dal PattoXRestare, la rete di circa sessanta organizzazioni che ad aprile ha depositato all’ARS una proposta di legge sul lavoro scritta dal basso. Precarietà, salti da un impiego all’altro, servizi che mancano: senza una base, ha osservato, anche le iniziative migliori non attecchiscono.

Simone Di Grandi, coordinatore della commissione speciale per le politiche giovanili di Anci Sicilia, ha raccontato come i Comuni stiano provando a non restare soli davanti a un problema “gigantesco”: una rete di sportelli in cui assessori e consulte giovanili ascoltano ogni mese i ragazzi e raccolgono le loro richieste in un unico sistema, per orientare le politiche regionali, e la proposta di un job day in ogni provincia. Andrea Cannella, per Fondazione Marea, nata grazie a oltre quattrocento “pionieri” della diaspora siciliana, ha presentato il programma Onda di incubazione di imprese sociali e ha avvertito che lo spopolamento pesa già sui bilanci dei Comuni, e quindi sui servizi che possono offrire. Dalle testimonianze degli imprenditori che resistono sono emerse le difficoltà quotidiane di chi porta avanti un’impresa al Sud. Un racconto che ha riportato il dibattito con i piedi per terra: restare è una scelta che si può fare, ma oggi ha ancora un prezzo troppo alto. “Chi resta e chi è partito fanno parte della stessa sfida”, ha concluso Riccobono. “Il Piano nazionale per l’economia sociale, approvato dal Consiglio dei ministri il 2 luglio, chiede standard condivisi per misurare l’impatto: ora va riempito di misure concrete anche nei territori. La Sicilia può essere tra le prime al Sud. Da Modica parte una rete che non vogliamo disperdere”.