La morte di un uomo a Vittoria giunto al pronto soccorso e rimandato a casa dopo le prime cure: infermiere condannato a 4 mesi

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La morte di un uomo a Vittoria giunto al pronto soccorso e rimandato a casa dopo le prime cure: infermiere condannato a 4 mesi

VITTORIA – E’ stato condannato a 4 mesi di reclusione un infermiere imputato nel processo di primo grado celebratosi in tribunale a Ragusa e scaturito dalla morte di Emanuele Cafiso, avvenuta il 15 agosto 2019, dopo un accesso al pronto soccorso dell’ospedale Guzzardi di Vittoria. La sentenza di primo grado arriva quindi a distanza di 7 anni dai fatti. Erano circa le 4 del mattino quando Emanuele Cafiso, accompagnato dal figlio, raggiunse il pronto soccorso di Vittoria, lamentando fortissimi dolori addominali. Secondo quanto ricostruito nel procedimento civile, l’uomo venne assistito da un infermiere addetto al triage. Cafiso tornò a casa, ma i dolori continuarono e, con il passare delle ore, le sue condizioni peggiorarono progressivamente. Nel pomeriggio, a seguito dell’insorgere di difficoltà respiratorie, venne richiesto l’intervento del 118. Quando l’uomo raggiunse nuovamente l’ospedale, intorno alle 16, era ormai privo di vita. A provocare il decesso era stata la rottura di un aneurisma dell’aorta addominale sottorenale, una condizione che avrebbe richiesto una diagnosi tempestiva e un intervento chirurgico urgente. Gli accertamenti tecnici richiamati nella sentenza civile hanno evidenziato che un corretto percorso diagnostico e terapeutico avrebbe garantito al paziente possibilità significativamente maggiori di sopravvivenza.

Dopo la tragedia, i familiari di Emanuele Cafiso hanno intrapreso un’azione giudiziaria nei confronti dell’Azienda sanitaria provinciale di Ragusa. Il Tribunale civile di Ragusa, con un provvedimento del gennaio 2025, ha riconosciuto un risarcimento complessivo di 872.153 euro, oltre a interessi e rivalutazione monetaria. La decisione è stata successivamente confermata, per quanto riguarda l’obbligo risarcitorio, dalla Corte d’Appello di Catania con la sentenza numero 1412 del 27 ottobre 2025.