HomeAttualità

Protesta degli studenti in piazza nel Ragusano contro scuole insicure e caro libri: “Non resteremo in silenzio”

RAGUSA – Si è svolta venerdì mattina in piazza San Giovanni a Ragusa, così come in altre piazze delle città iblee, la manifestazione promossa da Voce degli Studenti in occasione dello sciopero studentesco nazionale. L’iniziativa ha coinvolto gli studenti degli istituti R. Gagliardi, Umberto I, G.B. Vico, Galileo-Ferraris e del liceo Enrico Fermi, per denunciare le condizioni degli edifici scolastici e le crescenti difficoltà che compromettono il diritto allo studio. “Abbiamo deciso di unirci alla mobilitazione studentesca nazionale perché non possiamo più accettare di frequentare scuole che cadono a pezzi, con strutture insicure e condizioni igienico-sanitarie spesso inadeguate. La sicurezza è stata al centro della nostra protesta. Abbiamo ricordato quanto accaduto all’istituto Pappalardo di Vittoria, dove il cedimento di una parte del soffitto ha provocato il ferimento di due studenti. Abbiamo denunciato anche l’episodio verificatosi nei giorni scorsi al liceo Enrico Fermi di Ragusa, dove un apparecchio di illuminazione a Led, staccandosi, ha ferito un ragazzo a un braccio. Un secondo elemento pericolante è stato successivamente rimosso dal docente presente in aula.

A queste situazioni si aggiungono bagni frequentemente guasti o privi d’acqua e persino la presenza di un topo vivo, avvistato recentemente tra i banchi del Galileo-Ferraris. Non possiamo aspettare che qualcuno si faccia male prima di intervenire. La scuola deve essere un luogo sicuro, non uno spazio nel quale convivere quotidianamente con rischi e disservizi. Durante la mobilitazione abbiamo richiamato l’attenzione anche sulle difficoltà economiche delle famiglie. Il caro carburanti ha aumentato i costi dei trasporti, mentre i prezzi dei libri scolastici continuano a rappresentare un peso considerevole. Il diritto allo studio non può dipendere dalle possibilità economiche di ciascuno. Abbiamo inoltre denunciato le condizioni di lavoro degli insegnanti, tra precarietà, stipendi inadeguati e difficoltà che finiscono per ripercuotersi anche sulla qualità dell’insegnamento. Riteniamo che le politiche adottate negli ultimi vent’anni abbiano progressivamente indebolito la scuola pubblica, sottraendo risorse a un settore fondamentale per il futuro delle nuove generazioni. La manifestazione di oggi non deve rappresentare un episodio isolato. Vogliamo che sia l’inizio di un percorso condiviso, capace di aprire un confronto concreto con le istituzioni e ottenere interventi sulla sicurezza degli edifici, sulle condizioni igieniche, sui trasporti e sui costi dell’istruzione. Non siamo scesi in piazza soltanto per protestare, ma per rivendicare il diritto di studiare in ambienti dignitosi, sicuri e accessibili a tutti”.