Maggiorazione sociale negata ad una donna invalida civile al 100%. Inps condannata al pagamento di 15.000 euro di arretrati

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Maggiorazione sociale negata ad una donna invalida civile al 100%. Inps condannata al pagamento di 15.000 euro di arretrati

MODICA – Significativa vittoria giudiziaria degli avvocati Antonino e Stefano Di Giacomo (nella foto in alto) che segna un importante risultato nella tutela delle persone con invalidità civile e in condizioni di bisogno economico. Il Tribunale di Roma, IV Sezione Lavoro, ha difatti accolto il ricorso presentato dai due legali nei confronti dell’Inps, riconoscendo a una donna invalida civile al 100% il diritto alla maggiorazione sociale ingiustamente negata. A seguito della pronuncia è stato disposto il pagamento di 14.799,26 euro a titolo di arretrati. L’Inps aveva ripetutamente respinto la richiesta di maggiorazione sociale perché la donna, legalmente separata, risultava beneficiaria di un assegno di mantenimento previsto da un provvedimento del Tribunale. Tale assegno, tuttavia, non era mai stato effettivamente corrisposto. Nonostante le dichiarazioni dell’interessata e i numerosi interventi dello Studio Legale Di Giacomo, attraverso ricorsi amministrativi, richieste di autotutela e diffide, l’Inps aveva continuato a negare il beneficio, considerando rilevante un reddito soltanto teorico. Di fronte ai reiterati dinieghi, gli avvocati Antonino e Stefano Di Giacomo hanno quindi promosso ricorso dinanzi al Tribunale di Roma, dimostrando la sussistenza dei requisiti per il riconoscimento della prestazione.

Il Tribunale ha ora accolto le ragioni della difesa, richiamando l’orientamento della Corte di Cassazione su principio di fondamentale importanza: un assegno di mantenimento, anche se riconosciuto da un provvedimento giudiziario, non può essere automaticamente considerato un reddito disponibile quando non sia stato concretamente percepito. La condizione di bisogno economico deve essere valutata sulla base della situazione reddituale effettiva del cittadino e non della semplice possibilità di ottenere somme da terzi, fatta salva la presenza di eventuali condotte fraudolente. Nel caso esaminato, il Giudice ha riconosciuto che la ricorrente possedeva i requisiti reddituali richiesti e che l’Inps non aveva dedotto né provato alcuna condotta fraudolenta. Ha pertanto dichiarato il diritto alla maggiorazione sociale, riconoscendo gli arretrati dal luglio 2020 al 17 luglio 2023, con condanna dell’Istituto anche al pagamento delle spese processuali. La decisione assume particolare rilevanza perché riguarda una situazione che potrebbe interessare numerose persone invalide e in condizioni di difficoltà economica. Non è sufficiente che un reddito sia previsto da una sentenza o da un accordo di separazione: ai fini della valutazione della condizione economica assistenziale, assume rilievo la sua effettiva percezione. La pronuncia costituisce pertanto un importante precedente di merito, in linea con i principi della Corte di Cassazione, per i cittadini che abbiano ricevuto dinieghi dell’INPS fondati su redditi mai realmente incassati.