Costi insostenibili per utilizzare l’aeroporto di Comiso. Persi 230.000 passeggeri in 3 anni, occorre rendere pubblici i documenti del 2023

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Costi insostenibili per utilizzare l’aeroporto di Comiso. Persi 230.000 passeggeri in 3 anni, occorre rendere pubblici i documenti del 2023

COMISO – “La causa principale del mancato utilizzo dell’aeroporto di Comiso è l’eccessivo costo dei servizi aeroportuali per le compagnie aeree. È questo il vero danno gestionale a un’infrastruttura necessaria, ma oggi soffocata dall’inefficienza”. A dichiararlo è Claudio Melchiorre, presidente del Mec (Movimento Elettori e Consumatori) e dei comitati dei viaggiatori Vussia e Cassutta. Secondo le analisi del Mec, il costo totale per ogni atterraggio e decollo a Comiso ammonta a circa 24,05 euro a passeggero (ipotizzando un aereo pieno all’85%). Una cifra insostenibile per i vettori ma anche per i passeggeri, ai quali viene chiesto di coprire quei costi attraverso i biglietti aerei o attraverso contributi che pesano sulle loro tasche, in ogni caso. “Non siamo mucche da mungere, ma cittadini ai quali la Costituzione garantisce libertà di movimento, in Sicilia molto limitata da disagi e costi”. “Pensare di attrarre passeggeri offrendo contributi alle compagnie aeree significa solo alimentare una struttura inefficiente”, continua Melchiorre. “Una strategia che ha sempre frenato lo sviluppo dello scalo, il quale dal 2013 a oggi ha superato i 450mila passeggeri solo nel 2016”.

Il Mec e i comitati denunciano: un potenziale accordo economico per richiamare Ryanair a Comiso è l’ennesimo spreco di risorse. “La Regione Siciliana non ha mai smentito di aver speso almeno 150 milioni di euro per finanziare rotte da e per l’isola. Finanziare il ritorno di Ryanair con fondi pubblici servirebbe solo a mascherare gravi inefficienze e tariffe aeroportuali fuori mercato”. Il movimento sottolinea la necessità di invertire la rotta in vista degli obiettivi turistici regionali: “Basta sprecare i soldi dei contribuenti. Dobbiamo rendere Comiso efficiente e pianificare la gestione di 50 milioni di passeggeri in Sicilia entro il 2028”. Per raggiungere questo traguardo, il Mec invoca un cambio radicale della governance: “È fondamentale rinnovare il management degli aeroporti di Catania e Comiso, affidandoli a chi sa governare i costi e attrarre nuove compagnie con tariffe competitive. L’attuale gestione ha fallito, deprezzando il valore degli scali. Chiediamo di sospendere la vendita delle quote Sac finché non saranno superati i deficit strutturali: diversamente, le inefficienze attuali, privatizzate, offriranno ai nuovi proprietari il modo per lucrare sulla saturazione e bloccare lo sviluppo economico futuro. Con la crisi politica attuale, è ancora più urgente bloccare qualsiasi ulteriore azione nel processo di privatizzazione, perché sarebbe una vendita in perdita.”

Il Pio La Torre ha perso 230.000 passeggeri in 3 anni
230.000 passeggeri persi in tre anni, un calo del traffico aeroportuale del 63% e due ricostruzioni contrastanti sulle trattative che, nell’aprile 2023, portarono alla rottura dei rapporti tra Ryanair e Sac. È da questi elementi che nasce la nuova iniziativa del Patto per la Sicilia orientale, che ha trasmesso due lettere formali ai vertici della compagnia aerea irlandese e della società di gestione degli aeroporti di Catania e Comiso, chiedendo di rendere pubblica la documentazione relativa alla vicenda. A sottoscrivere il comunicato e sostenere l’iniziativa sono Giovanni Lo Schiavo, Segretario Provinciale Cisal Catania; Franz Cannizzo, libero professionista e promotore del Patto della Sicilia Orientale; Giuseppe Stefio, Sindaco di Carlentini e Componente del Libero Consorzio di Siracusa; Mirko Stefio, Segretario politico del Movimento Siciliano d’Azione; Antonio Prelati, Referente del Comitato a difesa e sviluppo degli aeroporti iblei; Paolo Crocifisso, Componente del Comitato a difesa e sviluppo degli Aeroporti Iblei. I firmatari chiedono trasparenza sulle decisioni assunte nel 2023 e garanzie per il futuro dell’aeroporto Pio La Torre, soprattutto alla luce della procedura di privatizzazione di Sac.

Comiso, il crollo dei passeggeri: da 364.735 a 134.000
Al centro della presa di posizione c’è il drastico ridimensionamento del traffico registrato nello scalo ragusano. Nel 2022 l’aeroporto di Comiso aveva registrato 364.735 passeggeri, scesi a circa 134mila nel 2025. Una perdita di circa 230mila viaggiatori, pari al 63% del traffico, che il Patto collega alla rottura delle trattative con Ryanair nella primavera del 2023.
Secondo i promotori dell’iniziativa, le conseguenze economiche e occupazionali hanno interessato l’intero territorio ibleo, dalle imprese turistiche della Val di Noto ai produttori agroalimentari, dai lavoratori aeroportuali alle comunità locali. Un territorio che, sottolineano i firmatari, può contare su un importante patrimonio turistico e culturale, con otto siti Unesco nel raggio di sessanta chilometri.

Le versioni contrastanti di Ryanair e Sac
Il punto centrale della richiesta riguarda le due differenti ricostruzioni pubbliche della trattativa dell’aprile 2023. Secondo la versione attribuita a Eddie Wilson, amministratore delegato di Ryanair, sarebbe esistito un accordo già definito e pronto per essere firmato. Sac avrebbe successivamente modificato la propria posizione, determinando l’interruzione della trattativa e la cancellazione della conferenza stampa prevista per annunciare le nuove rotte. Differente la ricostruzione attribuita ai rappresentanti di Sac, Torrisi e Alfano, secondo i quali Ryanair avrebbe avanzato ulteriori richieste rispetto alle condizioni inizialmente concordate, ritenute incompatibili con la normativa europea sugli aiuti di Stato e con il principio di parità di trattamento tra vettori. Per il Patto, le due versioni risultano incompatibili e soltanto la pubblicazione degli atti potrà consentire di ricostruire quanto realmente accaduto. “Non per riaprire polemiche, ma per garantire che non si ripeta”, è il principio alla base dell’iniziativa.

Due lettere ufficiali e una scadenza: il 20 ottobre
La prima comunicazione, redatta in inglese, è stata indirizzata a Eddie Wilson, Ceo di Ryanair. Il Patto chiede alla compagnia di mettere a disposizione le proposte commerciali, le controproposte, la corrispondenza intercorsa e i verbali degli incontri relativi alla trattativa del 2023. Nella stessa lettera viene avanzata anche la proposta di un incontro istituzionale, da svolgere a Catania, Comiso, Dublino oppure in videoconferenza, per individuare le condizioni commerciali e contrattuali che potrebbero rendere possibile e sostenibile il ritorno di Ryanair nello scalo ibleo. L’obiettivo è sottoporre eventuali condizioni concordate all’attenzione del futuro gestore privato di Sac, nell’ambito del contratto di privatizzazione. La seconda lettera è stata indirizzata alla presidente Sac Quattrone e all’amministratore delegato Torrisi, con la richiesta di rendere pubblica la documentazione della trattativa oppure di trasmetterla ai soci pubblici aventi titolo. I firmatari richiamano, a questo proposito, la natura interamente pubblica del capitale di Sac e gli obblighi di trasparenza previsti dal D.Lgs. 33/2013 e dal D.Lgs. 175/2016. Il termine indicato per ricevere le risposte è il 20 ottobre 2026, così da poter esaminare gli elementi acquisiti prima del 12 novembre, data prevista per la presentazione delle offerte non vincolanti da parte degli operatori internazionali interessati alla privatizzazione.

Privatizzazione Sac, il timore di una svalutazione degli aeroporti
L’iniziativa arriva in una fase particolarmente delicata per il futuro della gestione aeroportuale della Sicilia orientale. Il Patto richiama quanto pubblicato dal Corriere della Sera, secondo cui alcuni operatori ammessi alla seconda fase della procedura di privatizzazione starebbero valutando uno “sconto calamità naturale” sul prezzo di offerta, legato alla vulnerabilità strutturale rappresentata dall’Etna. Secondo quanto riportato nel documento, il valore atteso dell’operazione sarebbe già passato da un miliardo di euro a una forbice compresa tra 500 e 600 milioni, con il rischio di un’ulteriore riduzione. In questo scenario, sostengono i firmatari, il ridimensionamento dell’aeroporto di Comiso non può essere considerato una questione secondaria, perché potrebbe incidere sulla valutazione complessiva degli asset aeroportuali e sul prezzo di cessione ottenibile dai soci pubblici.

Le richieste per il futuro: piano industriale autonomo e garanzie vincolanti
Per il Patto per la Sicilia orientale, chiarire le ragioni della rottura del 2023 è fondamentale anche per evitare che situazioni analoghe possano ripetersi dopo l’ingresso di un gestore privato.Tra le garanzie richieste figurano un piano industriale autonomo per Comiso, indicatori di prestazione vincolanti (Kpi) e un esplicito divieto di depotenziamento dello scalo.
Misure che, secondo i promotori, dovrebbero trovare spazio nel contratto di privatizzazione, per tutelare lo sviluppo dell’aeroporto e le prospettive economiche del territorio.
Cannizzo: “Non ci schieriamo con Ryanair né con Sac, ma con il territorio”

A ribadire la posizione del Patto è Franz Cannizzo, promotore dell’iniziativa
“Il Patto per la Sicilia orientale non si schiera né con Ryanair né con Sac nella disputa del 2023 – dichiara Franz Cannizzo –. Si schiera con il territorio, che ha perso 230.000 passeggeri in tre anni e non ha mai ricevuto una spiegazione documentata di quello che è successo. Entrambe le parti dichiarano di avere ragione. Entrambe dichiarano di avere i documenti. Li producano. Il territorio lo merita e la procedura di privatizzazione in corso lo richiede”. La richiesta dei sei firmatari è dunque quella di fare piena luce sulla vicenda del 2023 prima che si compiano nuovi passaggi decisivi per il futuro degli aeroporti della Sicilia orientale, affinché la privatizzazione sia accompagnata da impegni concreti a tutela dello sviluppo di Comiso e del territorio ibleo.