RAGUSA – Come conservare il patrimonio storico senza condannarlo all’immobilità e come trasformarlo senza perderne bellezza, identità e valore? È la domanda al centro del convegno promosso da Confrestauro Aps, il 25 settembre 2026 a Villa Carlotta Boutique Hotel di Ragusa, che riunirà amministrazioni, tutela, progettisti, ricerca, professioni, imprese e proprietari pubblici, privati ed ecclesiastici. La giornata affronterà conoscenza, cultura del progetto, ricerca applicata, Cam, tecniche, materiali, salubrità e durabilità, partendo da un principio: sul patrimonio storico la qualità nasce solo dalla capacità di far dialogare progetto, tutela, norme, ricerca, tecnologia e pubblica amministrazione. «Non si tratta di scegliere tra progetto e norma, tra bellezza e tecnica, tra conservazione e trasformazione», osserva Lorenzo Carmassi, ideatore e coordinatore scientifico del convegno. «La soluzione è farli dialogare. Un intervento tecnicamente corretto può essere architettonicamente sbagliato. Sul patrimonio storico la qualità è necessariamente un risultato collettivo». Il convegno gode del patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, del Comune di Ragusa, della Regione Siciliana – Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, degli Ordini degli Architetti e degli Ingegneri della Provincia di Ragusa, di Ancsa – Associazione Nazionale Centri Storico-Artistici e del GAL Terra Barocca – Gruppo di Azione Locale, che riunisce Ragusa, Modica, Scicli, Ispica e Santa Croce Camerina. Tra i partecipanti Giuseppe Cassì, Sindaco di Ragusa, Giovanni Gurrieri, Assessore ai Centri Storici, Francesco Paolo Scarpinato, Assessore regionale, Antonino De Marco, Soprintendente, Raymond Bondin, già Ambasciatore e Delegato permanente di Malta presso l’Unesco, Silvano Arcamone, Direttore Regionale Sicilia dell’Agenzia del Demanio, Stefano Storchi, Presidente nazionale Ancsa, e don Giuseppe Antoci, Direttore dell’Ufficio diocesano per i Beni culturali e parroco del Duomo di San Giorgio a Ragusa Ibla.
Ragusa, Val di Noto e la sfida dopo l’Unesco
Cassì e Gurrieri presenteranno il lavoro svolto e in corso sul centro storico di Ragusa, anche in relazione al Masterplan sviluppato con Stefano Storchi e Ancsa. Il confronto porterà quindi alla questione del riconoscimento Unesco delle Città tardo barocche del Val di Noto, con Raymond Bondin, che partecipò al percorso che lo accompagnò. La domanda è diretta: ottenuto l’Unesco, che cosa siamo stati capaci di costruire? Migliore tutela della qualità architettonica ed estetica, gestione dei centri storici, cooperazione tra Comuni, turismo, economia e lavoro sono i parametri attraverso cui misurare ciò che è stato fatto. Il riconoscimento internazionale è un punto di partenza: non basta possedere bellezza, occorre saperla conservare e trasformare attraverso processi credibili. Lorenzo Carmassi porterà alcune esperienze di Carmassi Studio di Architettura maturate in decenni di lavoro sul patrimonio costruito, mostrando come nuove funzioni, impianti ed esigenze d’uso possano convivere con tutela e qualità architettonica. Completano il quadro Silvano Arcamone, sul riuso e la valorizzazione del patrimonio pubblico, Antonino De Marco, su tutela e autorizzazioni, e Francesco Paolo Scarpinato, sugli indirizzi regionali.
Ricerca, nuove tecnologie e normative
Nel pomeriggio il confronto entra nel merito di materia, ricerca e strumenti operativi. Adriana Vindigni affronta materiali, superfici, tecniche costruttive, degrado e casi di restauro tra Ragusa e territorio ibleo; Federica Fernandez, dell’Università degli Studi di Palermo, reti interdisciplinari tra università, ricerca, imprese, professionisti e organismi territoriali, progetti nazionali ed europei e trasferimento delle conoscenze. Maria Francesca Talamo, di Rse – Ricerca sul Sistema Energetico, presenta la ricerca sugli edifici storico-testimoniali, tra efficienza energetica, compatibilità con il patrimonio, monitoraggi, simulazioni, strategie passive e attive, analisi ambientale e linee guida per gli immobili di pregio. Marco Alì, esperto Cam Iso/Iec 17024 e Dnsh, approfondisce requisiti ambientali e prestazionali, documentazione, materiali, durabilità, manutenzione e responsabilità di progettisti, amministrazioni e imprese. Chiude Vincenzo Coppola, Architetto e responsabile tecnico Domodry Sicilia, partner tecnico-scientifico attraverso Cnt-Apps e il confronto sulla Cnt – Charge Neutralization Technology, con un caso sull’umidità di risalita e i suoi effetti su conservazione di materiali e superfici, salubrità, utilizzabilità degli ambienti e sostenibilità degli interventi. Un quadro che riguarda direttamente professionisti, imprese e investitori: prima di acquistare e/o rifunzionalizzare un immobile occorre conoscere valore storico e architettonico, vincoli, possibilità di trasformazione, costi, tempi e qualità del risultato ottenibile.
Per questo serve una filiera competente e affidabile. In Sicilia, dove paesaggio, architettura, città storiche e bellezza sono parte dell’attrattività culturale e turistica, la qualità estetica non è un lusso che viene dopo lo sviluppo: è una delle condizioni dello sviluppo stesso. La giornata nasce dal lavoro del Presidente nazionale Alberto Rui, che ha costruito negli anni la rete Confrestauro e promosso la nascita della Delegazione Sicilia, e dalla collaborazione di Maria Luisa Zerilli, che ha curato coordinamento organizzativo e relazioni territoriali.
Hanno scelto di contribuire alla giornata Impresit, Tassullo e Coldwell Banker Maxi Real Estate / Andare S.r.l., aziende aderenti a Confrestauro. L’intera conferenza sarà moderata da Vincenzo Pitruzzello, Presidente dell’Ordine degli Architetti Ppc di Ragusa, fino alla tavola rotonda conclusiva. L’obiettivo non è un documento precostituito, ma l’avvio di un metodo nel quale progetto, tutela, pubblica amministrazione, ricerca, industria, professioni e proprietà lavorino come una filiera, facendo di conservazione e sviluppo parti dello stesso processo. Partecipazione gratuita, aperta al pubblico e a numero chiuso, previa registrazione attraverso Eventbrite. Per i professionisti che richiedono il riconoscimento dei Cfp sono raccolti i dati necessari al raccordo con gli Ordini professionali.

