RAGUSA – La provincia di Ragusa registra 2 incidenti mortali sul lavoro in 7 mesi a fronte di 120.889 occupati, con un indice di incidenza di 16,5 decessi ogni milione di lavoratori. Nella graduatoria nazionale delle province è al 55° posto. La media italiana è pari a 17,8. Significa che la provincia iblea si colloca leggermente sotto la media nazionale e, secondo la classificazione utilizzata dall’Osservatorio Vega, rientra nella fascia gialla, quella compresa tra il 75% della media nazionale e la media stessa. L’indice, infatti, serve proprio a evitare confronti basati esclusivamente sul numero assoluto delle vittime, mettendo in relazione i decessi con il numero degli occupati. Il confronto con il resto della Sicilia rende ancora più evidente la particolarità del dato ibleo. L’Isola nel suo complesso si trova infatti in zona rossa, tra le cinque regioni italiane con un’incidenza superiore del 25% rispetto alla media nazionale, insieme a Calabria, Campania, Liguria e Puglia.
In Sicilia, tra gennaio e luglio, sono stati registrati 35 morti in occasione di lavoro, con un’incidenza di 23,5 vittime per milione di occupati: nettamente superiore al 16,5 della provincia di Ragusa. Guardando alle singole province siciliane, le differenze sono notevoli. Palermo registra 15 vittime e un’incidenza di 43,7, Trapani 4 morti con un indice di 30,6, Siracusa 3 con 24,2, Messina 4 con 21,3 ed Enna una vittima con un’incidenza di 21,1. Ragusa segue con 16,5; più in basso si trovano Catania, con 5 morti ma un’incidenza di 14,7, Agrigento con una vittima e 8,1 e Caltanissetta, che non registra decessi in occasione di lavoro nel periodo considerato. Ragusa, dunque, non è tra le province siciliane con il rischio più elevato, ma le due vittime ricordano come anche nel territorio ibleo la questione della sicurezza sul lavoro rimanga tutt’altro che archiviata.

