Invocate da più parti  la sfiducia al sindaco di Modica o le sue dimissioni, ma lei non mollerà fino alla fine (altrimenti lo avrebbe già fatto)

HomePolitica

Invocate da più parti la sfiducia al sindaco di Modica o le sue dimissioni, ma lei non mollerà fino alla fine (altrimenti lo avrebbe già fatto)

MODICA – In questi giorni di clima rovente a Modica, anche la polemica si infuoca a ridosso di ferragosto con le invocazioni, da più parti, della mozione di sfiducia al sindaco Maria Monisteri, o delle sue dimissioni volontarie. Ma lei non mollerà fino alla fine, perché altrimenti lo avrebbe già fatto, invece di varare 3 giunte in meno di un anno, aderendo a Forza Italia rispetto al precedente progetto civico prima e alla vicinanza alla Dc poi. Fino alla scadenza del mandato, nel 2028, il sindaco resterà ben aggrappato alla poltrona, senza se e senza ma. Non si dimetterà mai e poi mai di sua volontà. Resta la mozione di sfiducia. Sulla carta i numeri ci sarebbero, eccome. Ma nella realtà le cose stanno ben diversamente: alle prese di posizione nette di alcuni consiglieri, se ne contano di più “caute” da parte di altri. Gli atteggiamenti ondivaghi di alcuni esponenti politici non aiutano di certo a decifrare meglio una situazione che comunque non è rosea per la giunta, la cui ultima incarnazione è nata decisamente sotto una cattiva stella.

Il movimento civico Prendiamoci Cura è difatti diventato un nuovo elemento di frizione per l’amministrazione: le consigliere Neva Guccione e Cristina Cecere hanno ufficializzato in consiglio comunale il loro ingresso nello schieramento d’opposizione, contribuendo ad assottigliare la compagine a sostegno del sindaco, composta ormai solo da appena 5 consiglieri. La decisione, nell’aria da giorni dopo le dimissioni “forzate” degli assessori Antonio Drago e Tino Antoci, per far posto a Forza Italia in giunta, è stata annunciata in aula da Guccione con un intervento dai toni caustici: “Prendiamoci Cura – ha detto – era un progetto politico che aveva conquistato i modicani, contava di 6 consiglieri e 4 assessori. Oggi è stata completamente cancellata, spazzata via nel nome di un allargamento del progetto politico. Un allargamento che non c’è mai stato, visto che nella nuova giunta non ci sono esponenti di MpA, Fratelli D’Italia o di altre forze di centrodestra. Oggi esiste un solo partito: Forza Italia. Eppure sia io che la collega Cecere eravamo state contattate, nelle fasi di costruzione della nuova Giunta, per offrirci un posto che sarebbe servito più che altro all’amministrazione per non perdere ulteriori voti in consiglio. Ma abbiamo preferito rifiutare perché non ci pieghiamo ai giochi di poteri e non siamo d’accordo che il destino di Modica debba essere nelle mani di pochi”.

Tra i favorevoli alla mozione di sfiducia svettano gli esponenti del Pd, che, per voce del segretario Francesco Stornello e del consigliere comunale Giovanni Spadaro, certificano che il sindaco “non dispone più di una maggioranza per governare”. Secondo i dem, le motivazioni addotte dalle due elette coincidono con quanto denunciato da mesi dalle minoranze: paralisi amministrativa, assenza di verifiche programmatiche e continui rimpasti, con una Giunta azzerata già due volte in appena diciotto mesi. Dinanzi a questo scenario, il Pd sollecita le forze politiche critiche verso l’esecutivo — in particolare Democrazia Cristiana, Radici Iblee e Siamo Modica — a trasformare le dichiarazioni in atti formali. Stornello ha ricordato che la sola Democrazia Cristiana conta 11 consiglieri comunali, numero sufficiente a raggiungere le 10 sottoscrizioni previste dalla legge per il deposito della mozione di sfiducia. In tale direzione, il consigliere Giovanni Spadaro si è impegnato pubblicamente a firmare e votare il provvedimento non appena sarà presentato, rimarcando che “la differenza tra un’opposizione reale e una semplice contestazione risiede proprio nell’atto formale”. Sui possibili effetti della caduta dell’amministrazione, la segreteria del Pd ha chiarito la propria posizione in tema di gestione straordinaria: “L’arrivo di un commissario fino alle successive elezioni viene ritenuto preferibile al prolungamento di una giunta priva di numeri e incapace di decidere. Stornello ha dunque criticato quanti sollecitano le dimissioni della prima cittadina a mezzo stampa ma esitano sulla sfiducia, sostenendo che entrambe le strade conducono al commissariamento, e ha invitato le forze politiche a “restituire la parola agli elettori” senza calcoli tattici.

“La giunta – incalza Vito D’Antona di Sinistra Italiana – può contare in Consiglio comunale soltanto su 5 consiglieri su 24, rispetto ai 21 con i quali era partita nel 2023. La verifica politica avviata congiuntamente da Forza Italia e dal sindaco il 3 giugno, con la quale doveva rilanciarsi l’attività dell’amministrazione e il coinvolgimento di altre forze politiche del centrodestra, è invece passata attraverso un azzeramento della giunta, annunciato ma mai formalizzato, e dalle dimissioni di 2 assessori (Tino Antoci e Antonio Drago), con il risultato del solo partito di Forza Italia a sostenere la giunta. Quello che sta avvenendo rappresenta il fallimento di un percorso nato come civico, passato per la Dc e adesso sostenuto da Forza Italia e di una amministrazione inadeguata a risolvere i problemi della città. Mentre per mesi si è discusso di posti in Giunta i problemi della città non vengono affrontati: in primo luogo, la delicatissima situazione di dissesto, con un bilancio stabilmente riequilibrato, che viene ritirato dopo essere stato presentato in conferenza stampa e in attesa del parere del Collegio dei Revisori dei Conti. L’assenza di una visione programmatica della città, la questione della sicurezza, la desertificazione del centro storico, il ritardo nell’avvio della discussione sul nuovo piano urbanistico generale, la carente manutenzione delle strade, la viabilità, i servizi fondamentali, sono problemi che – conclude D’Antona – si aggravano giorno dopo giorno, affossando una città già da tempo in ginocchio, sotto il peso insostenibile del dichiarato stato di dissesto economico finanziario che grava sulle tasche dei cittadini”.