“Il randagismo nelle nostre campagne non nasce dal nulla”: adenunciarlo è l’Oipa, che punta il dito su cause e responsabilità precise per quanto accade a Vittoria. Secondo l’organizzazione, da anni si assiste alla proliferazione incontrollata di branchi provenienti dai contesti rurali. Cani detenuti da pastori e allevatori lasciati riprodursi senza controllo, senza sterilizzazioni e, troppo spesso, senza alcuna conseguenza per i responsabili. Con il caldo e la sete, questi animali si spostano verso i centri abitati, formando nuovi nuclei talvolta aggressivi, “sempre per colpa dell’uomo”. Servono controlli efficaci, sterilizzazioni obbligatorie dove necessario, interventi capillari sul territorio e il coraggio di affrontare situazioni che troppo spesso si preferisce ignorare.
Ma anche i cani di proprietà di certi “padroni” talvolta non se la passano meglio, come dimostrato da una sentenza del tribunale di Ragusa che ha condannato il proprietario di un pitbull detenuto in condizioni disumane. L’uomo dovrà versare un’ammenda, sostenere le spese processuali e risarcire l’Oipa, costituitasi parte civile, con la confisca definitiva dell’animale disposta dal giudice. I fatti risalgono al 2022 e riguardano un pitbull trovato in stato di grave trascuratezza all’interno di un box angusto, delimitato da reti metalliche e coperto da una struttura di fortuna. Il cane viveva in uno spazio estremamente ridotto, era emaciato e in evidente deperimento, abbandonato a sé stesso e privo delle necessarie cure nonostante avesse un proprietario. A seguito delle segnalazioni e dell’intervento dei volontari dell’Oipa, con il supporto delle autorità competenti, l’animale era stato sottoposto a sequestro sanitario per sottrarlo a una condizione di sofferenza conclamata.
