RAGUSA – La Cna territoriale di Ragusa esprime forte preoccupazione per gli effetti che l’attuale percorso di istituzione del Parco degli Iblei potrebbe determinare sul tessuto economico della provincia. L’accelerazione impressa alla procedura rischia infatti di consolidare un impianto che, fin dalle prime formulazioni, non ha tenuto adeguatamente conto delle esigenze delle comunità locali e delle imprese che operano nelle aree interessate. «La tutela ambientale è un valore che condividiamo pienamente — dichiarano Giampaolo Roccuzzo, presidente territoriale Cna Ragusa, e Carmelo Caccamo, segretario territoriale — ma non si può definire un perimetro così esteso senza un confronto reale con chi in quei territori vive e lavora. Le imprese non sono contrarie al Parco: sono contrarie a un metodo che continua a ignorare la realtà produttiva degli Iblei». Cna Ragusa ricorda come, da oltre dieci anni, le organizzazioni datoriali chiedano un percorso partecipato, capace di coniugare tutela ambientale e sviluppo economico. «La perimetrazione oggi proposta — proseguono Roccuzzo e Caccamo — non recepisce le osservazioni avanzate negli anni né le proposte alternative formulate dai Comuni e dalle categorie economiche. Il rischio è quello di introdurre nuovi vincoli e ulteriori passaggi autorizzativi, senza prevedere misure compensative o strumenti di crescita per le imprese».
L’associazione sottolinea che un Parco definito senza un adeguato confronto rischia di incidere pesantemente non solo sulle attività artigiane, agricole, edili e turistiche, ma anche sulla tenuta sociale delle aree rurali, già oggi esposte a un progressivo spopolamento. «Le zone interne degli Iblei — affermano — rappresentano un presidio economico e umano fondamentale. Regole troppo rigide, non calibrate sulla realtà dei territori, rischiano di accelerare l’abbandono dei piccoli centri e di impoverire ulteriormente comunità che già affrontano difficoltà strutturali». Per la Cna territoriale, un Parco privo di norme di attuazione condivise rischia dunque di trasformarsi in un ostacolo per migliaia di micro e piccole imprese che garantiscono occupazione e presidio del territorio. «Non è solo una questione economica — ribadiscono — ma di coesione territoriale. Decisioni così rilevanti non possono essere calate dall’alto, sostituendo un percorso di concertazione che, nei fatti, non c’è mai stato».
Cna Ragusa chiede quindi alla Regione Siciliana di riaprire immediatamente il confronto con le categorie produttive, con i Comuni e con le comunità locali, per definire un assetto equilibrato che garantisca sia la salvaguardia dell’ambiente sia la continuità delle attività economiche. «Continueremo a rappresentare le istanze delle imprese in tutte le sedi — concludono Roccuzzo e Caccamo — perché tutela del territorio e vitalità delle attività produttive possono procedere insieme, ma solo attraverso dialogo e responsabilità». L’associazione ribadisce infine la necessità di valutare un ricorso al Cga e di istituire un tavolo di concertazione con le organizzazioni datoriali, affinché le scelte future non contribuiscano allo spopolamento dei centri iblei né penalizzino ulteriormente un’economia già fragile. Cna Ragusa segue la vicenda sin dal 2009, mantenendo negli anni una posizione coerente e costante.
