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	<title>Nazionale Archivi - Corriere di Ragusa</title>
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	<description>Il quotidiano online della provincia di Ragusa</description>
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	<title>Nazionale Archivi - Corriere di Ragusa</title>
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		<title>Truffe luce e gas, Tanasi (Codacons): &#8220;Non comunicate Pod e dati della bolletta al telefono o a chi si presenta a casa&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 10:58:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Codacons lancia l’allarme sulle pratiche scorrette e sui tentativi di truffa legati ai contratti di luce e gas. L’associazione segnala il moltiplicarsi di telefonate e visite porta a porta da parte di soggetti che si presentano come incaricati della &#8220;società elettrica&#8221;, del &#8220;gestore&#8221;, di presunti uffici tecnici o di fantomatiche strutture di controllo, con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Codacons lancia l’allarme sulle pratiche scorrette e sui tentativi di truffa legati ai contratti di luce e gas. L’associazione segnala il moltiplicarsi di telefonate e visite porta a porta da parte di soggetti che si presentano come incaricati della &#8220;società elettrica&#8221;, del &#8220;gestore&#8221;, di presunti uffici tecnici o di fantomatiche strutture di controllo, con l’obiettivo di ottenere dati personali, codice POD, codice fiscale, indirizzo e informazioni contenute nella bolletta. Secondo il Codacons, si tratta di condotte particolarmente insidiose perché, almeno all’inizio, non appaiono immediatamente come una truffa. L’associazione spiega che chi contatta il consumatore usa toni cortesi, parla di &#8220;verifica della fornitura&#8221;, &#8220;aggiornamento dei dati&#8221;, &#8220;controllo della tariffa o &#8220;risparmio in bolletta&#8221; e, in alcuni casi, dispone già di informazioni parziali sul cliente, creando un’apparenza di affidabilità.</p>
<p></p>
<p>Il Codacons invita i consumatori alla massima prudenza. L’associazione ricorda che il codice Pod identifica in modo univoco il punto di prelievo dell’energia elettrica ed è riportato in bolletta. Proprio per questo, evidenzia il Codacons, il Pod non deve essere comunicato con leggerezza a sconosciuti, né al telefono né alla porta di casa, perché, insieme ad altri dati personali, può essere utilizzato per avviare pratiche commerciali non richieste o non pienamente comprese. L’associazione richiama l’attenzione anche sui codici temporanei, sui codici OTP e sui link di conferma che arrivano via Sms o email durante la conversazione. Il Codacons avverte che, in molti casi, non si tratta di semplici verifiche, ma di passaggi utili alla sottoscrizione o alla conferma di un contratto a distanza. Per questo l’associazione invita i cittadini a non comunicare mai al telefono codici ricevuti sul cellulare o sulla posta elettronica e a non cliccare su link inviati durante conversazioni non richieste.</p>
<p></p>
<p>Il Codacons avverte che il rischio concreto è quello di ritrovarsi con un nuovo contratto o con un cambio di fornitore non realmente voluto. L’associazione spiega che ciò può avvenire attraverso telefonate registrate, conferme vocali, fotografie della bolletta, comunicazione di codici temporanei o firme apposte su moduli presentati come semplici &#8220;prese visione&#8221;. In diversi casi, sottolinea il Codacons, il consumatore se ne accorge solo dopo l’arrivo delle bollette successive, quando compaiono una compagnia diversa, condizioni meno vantaggiose o addebiti inattesi. L’associazione richiama l’attenzione anche sulle visite porta a porta. Il Codacons ricorda che chi bussa può presentarsi con tesserini, moduli e linguaggio tecnico, ma questi elementi non bastano a dimostrare che si tratti di un incaricato autorizzato. Per questo, secondo l’associazione, nessuna bolletta deve essere fotografata o consegnata sul momento, nessun documento deve essere firmato senza prima aver letto con calma ogni clausola e nessuna persona deve essere fatta entrare in casa senza una verifica preventiva.</p>
<p></p>
<p>In caso di dubbio, il Codacons consiglia di interrompere la conversazione, non pronunciare conferme ambigue, non fornire dati personali e contattare direttamente il numero ufficiale del proprio fornitore, indicato sulla bolletta o sul sito istituzionale dell’azienda. L’associazione indica una regola pratica: chi ha davvero titolo per parlare con il cliente deve poter essere verificato attraverso canali ufficiali, non attraverso pressioni improvvise al telefono o davanti alla porta. Il Codacons invita figli, familiari e caregiver ad avvisare soprattutto anziani e persone fragili, che rappresentano spesso i bersagli privilegiati di queste condotte. L’associazione sottolinea che una telefonata apparentemente normale o una visita di pochi minuti possono trasformarsi in un contratto non richiesto, con successive difficoltà per contestare l’attivazione, chiarire gli addebiti ricevuti o ripristinare la precedente fornitura.</p>
<p></p>
<p>Chi ritiene di essere stato vittima di un contratto non richiesto, raccomanda il Codacons, deve agire subito. L’associazione consiglia di contestare formalmente l’attivazione, conservare bollette, messaggi, moduli firmati, numeri di telefono, nominativi degli operatori e ogni altro elemento utile. Il consumatore può inoltre rivolgersi al proprio fornitore, alle associazioni dei consumatori e allo Sportello per il consumatore Energia e Ambiente, istituito da ARERA e gestito da Acquirente Unico, che fornisce informazioni e assistenza nei settori energia elettrica, gas, idrico, teleriscaldamento e rifiuti urbani. &#8220;Il consumatore non deve mai sentirsi obbligato a rispondere subito, confermare dati o firmare documenti presentati come urgenti o necessari &#8211; afferma Francesco Tanasi, Segretario Nazionale Codacons &#8211; Le truffe e le pratiche commerciali aggressive nel settore energia sfruttano la fretta, la fiducia e la scarsa conoscenza dei meccanismi contrattuali. Per questo è fondamentale non comunicare al telefono codice POD, codice fiscale, dati bancari, informazioni della bolletta, codici OTP o altri codici temporanei, e verificare sempre attraverso i canali ufficiali&#8221;. &#8220;Il nostro invito è semplice: non fidatevi di chi vi mette fretta, non dite sì al telefono, non mostrate la bolletta a sconosciuti, non comunicate codici ricevuti via SMS o email e non firmate nulla senza aver verificato. La tutela del consumatore passa dalla prevenzione, dall’informazione e dalla capacità di riconoscere subito i segnali di una pratica scorretta&#8221; &#8211;  conclude Tanasi.</p>
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		<title>Scuola, dispersione scolastica in Italia per la prima volta sotto la media europea</title>
		<link>https://corrierediragusa.it/2026/05/10/scuola-dispersione-scolastica-in-italia-per-la-prima-volta-sotto-la-media-europea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 10:54:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia registra per la prima volta un tasso di dispersione scolastica inferiore alla media europea. I dati recentemente pubblicati da Eurostat relativi al 2025 sulla dispersione scolastica in Europa sono estremamente positivi per il nostro Paese. L&#8217;Italia si attesta all’8,2%, al di sotto della media Ue del 9,1%, con risultati migliori rispetto a Paesi come [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia registra per la prima volta un tasso di dispersione scolastica inferiore alla media europea. I dati recentemente pubblicati da Eurostat relativi al 2025 sulla dispersione scolastica in Europa sono estremamente positivi per il nostro Paese. L&#8217;Italia si attesta all’8,2%, al di sotto della media Ue del 9,1%, con risultati migliori rispetto a Paesi come la Germania, al 13,1%, e la Finlandia, al 9,9%. Si conferma addirittura superato con 5 anni di anticipo l&#8217;obiettivo europeo di un tasso di dispersione del 9% entro il 2030. Il dato assume particolare rilievo proprio grazie al raffronto internazionale: mentre in Italia la dispersione scolastica è in netta diminuzione, in altri Paesi europei, a iniziare dalla Germania, si osserva una tendenza opposta. Un risultato storico per il sistema scolastico nazionale che conferma l’efficacia delle misure adottate e pone le basi per ulteriori sviluppi positivi nei prossimi anni.</p>
<p></p>
<p>Nel recente rapporto Joint Employment della Commissione europea che si basa sui dati EUROSTAT si riconosce, fra l&#8217;altro, l&#8217;importanza di Agenda Sud come buona pratica. “Per la prima volta la dispersione scolastica scende sotto la media europea. Dal 2023 al 2025 abbiamo restituito prospettive e opportunità a mezzo milione di giovani. È un traguardo straordinario che coinvolge anche Regioni come Calabria, Puglia, Campania che oggi per la prima volta registrano risultati migliori rispetto a quelli di grandi Paesi europei come la Germania. Una significativa riduzione della dispersione anche in Sicilia e Sardegna. Le misure che abbiamo introdotto, da Agenda Sud al decreto Caivano, insieme alla personalizzazione dei percorsi educativi grazie al docente tutor, stanno contribuendo in maniera significativa a contrastare la dispersione scolastica, garantendo la effettività del diritto allo studio. Un ringraziamento particolare ai docenti della scuola italiana che hanno contribuito al raggiungimento di questo storico risultato”, ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.</p>
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		<item>
		<title>Ugl Salute: &#8220;In Italia 65.000 infermieri in meno rispetto al fabbisogno nazionale, il ricorso a personale straniero non è la soluzione&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 10:50:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Siamo di fronte a un’emergenza nazionale che ha radici profonde nel passato, con le responsabilità chiare di chi negli anni scorsi ha depauperato e indebolito il Servizio sanitario nazionale. La carenza di infermieri, ne contiamo 65.000 in meno del fabbisogno, è un dramma che non può più essere ignorato e che nasce dai gravissimi errori [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Siamo di fronte a un’emergenza nazionale che ha radici profonde nel passato, con le responsabilità chiare di chi negli anni scorsi ha depauperato e indebolito il Servizio sanitario nazionale. La carenza di infermieri, ne contiamo 65.000 in meno del fabbisogno, è un dramma che non può più essere ignorato e che nasce dai gravissimi errori di programmazione di chi ha gestito la sanità in passato, privilegiando i tagli lineari alla valorizzazione del personale”. Lo dichiara Gianluca Giuliano, Segretario Nazionale della Ugl Salute, analizzando i dati che prevedono una voragine di un milione di professionisti in Europa entro il 2030. </p>
<p></p>
<p>“In Italia la situazione è critica, con una fuga di massa dai reparti alimentata da stipendi tra i più bassi del continente, carichi di lavoro estenuanti e una mancanza di adeguata sicurezza sul luogo di lavoro, come dimostrano le troppe e inaccettabili aggressioni ai danni degli operatori, fenomeni che insieme al burnout stanno logorando la salute mentale dei nostri professionisti” prosegue il sindacalista, evidenziando come il ricorso massiccio a personale proveniente da nazioni extra-UE come, ad esempio, Tunisia, India e Paraguay rappresenti solo un rimedio temporaneo che non risolve il problema strutturale. </p>
<p></p>
<p>“È indispensabile che ogni inserimento dall’estero sia accompagnato da una verifica rigorosa e ferrea dei titoli di studio e delle competenze reali: non possiamo permetterci il rischio che arrivino professionisti privi di una formazione adeguata agli standard italiani, perché la tutela del paziente e la qualità del servizio sanitario nazionale non possono subire deroghe o sconti” incalza il Segretario. “L’Italia deve smettere di rincorrere le emergenze e dare ulteriore forza agli investimenti per rendere la professione infermieristica nuovamente attrattiva, garantendo salari dignitosi, una reale autonomia professionale, protezione negli ospedali e percorsi di crescita che permettano ai nostri giovani di tornare a scegliere questa carriera con orgoglio e sicurezza” conclude Giuliano.</p>
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		<item>
		<title>L’Ue ha perso la sfida con la Storia ma i popoli europei potranno vincerla: l’unità politica e militare, la forza sociale trascinante del Vecchio Continente (Parte 2)</title>
		<link>https://corrierediragusa.it/2026/04/29/lue-ha-perso-la-sfida-con-la-storia-ma-i-popoli-europei-potranno-vincerla-lunita-politica-e-militare-la-forza-sociale-trascinante-del-vecchio-continente-parte-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 10:07:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Yari Lepre Marrani Cliccare QUI per leggere la Parte 1 Per proseguire questa riflessione in modo più sistematico, è utile adottare uno sguardo storico-comparativo che consenta di cogliere le costanti e le discontinuità dei tentativi di unificazione europea. L’idea di una costruzione politica continentale non nasce nel Novecento, ma affonda le sue radici nel [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://corrierediragusa.it/2026/04/29/lue-ha-perso-la-sfida-con-la-storia-ma-i-popoli-europei-potranno-vincerla-lunita-politica-e-militare-la-forza-sociale-trascinante-del-vecchio-continente-parte-2/">L’Ue ha perso la sfida con la Storia ma i popoli europei potranno vincerla: l’unità politica e militare, la forza sociale trascinante del Vecchio Continente (Parte 2)</a> proviene da <a href="https://corrierediragusa.it">Corriere di Ragusa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Yari Lepre Marrani</em></p>
<p></p>
<p>Cliccare <a href="https://corrierediragusa.it/2026/04/22/lue-ha-perso-la-sfida-con-la-storia-ma-i-popoli-europei-potranno-vincerla-lunita-politica-e-militare-la-forza-sociale-trascinante-del-vecchio-continente-parte-1/" target="_blank"><strong>QUI</strong></a> per leggere la Parte 1<br />
Per proseguire questa riflessione in modo più sistematico, è utile adottare uno sguardo storico-comparativo che consenta di cogliere le costanti e le discontinuità dei tentativi di unificazione europea. L’idea di una costruzione politica continentale non nasce nel Novecento, ma affonda le sue radici nel Medioevo e nella prima età moderna, quando si sviluppa il concetto di “res publica christiana”, una comunità di popoli uniti da una comune appartenenza religiosa e da un’autorità superiore, almeno simbolica.<br />
Il Sacro Romano Impero, inaugurato con Carlo Magno e proseguito nei secoli successivi, rappresentò uno dei primi tentativi di creare una struttura sovranazionale europea. Tuttavia, la sua natura rimase sempre ambigua: più una confederazione di poteri locali che uno Stato unitario. Questa debolezza strutturale anticipa uno dei problemi fondamentali dell’Europa contemporanea: la difficoltà di conciliare autonomia locale e autorità centrale. Nel XVI secolo, l’impero di Carlo V cercò di riprendere e ampliare questa visione, includendo vasti territori europei sotto un’unica corona. Anche in questo caso, tuttavia, la pluralità linguistica, culturale e religiosa rese impossibile una vera integrazione politica. La frattura provocata dalla Riforma protestante segnò un punto di non ritorno, sancendo la frammentazione dell’Europa in Stati sovrani sempre più autonomi.</p>
<p></p>
<p>Con la nascita dello Stato moderno, soprattutto dopo la Pace di Westfalia, si affermò il principio della sovranità nazionale. Questo modello garantì stabilità interna ma rese strutturale la competizione tra Stati, ponendo le basi per i conflitti che avrebbero segnato i secoli successivi. L’Europa divenne così un sistema di equilibri instabili, in cui la guerra rappresentava uno strumento ordinario della politica. In età contemporanea, il progetto di Napoleone Bonaparte può essere interpretato come un tentativo di superare questo sistema attraverso un’unificazione giuridica e amministrativa. Il Codice Napoleonico introdusse principi di uguaglianza formale e razionalizzazione normativa che influenzano ancora oggi molti ordinamenti europei. Tuttavia, l’elemento coercitivo e la dimensione egemonica del progetto ne determinarono il fallimento, alimentando reazioni nazionaliste. Un discorso analogo, ma su scala ancora più drammatica, vale per il progetto del Terzo Reich guidato da Adolf Hitler, il cui tentativo di costruire un “nuovo ordine europeo” si fondava su presupposti ideologici incompatibili con qualsiasi forma di convivenza pluralistica. Questo precedente storico ha segnato profondamente la coscienza europea, rendendo particolarmente sensibile il tema dell’unificazione politica.</p>
<p></p>
<p>Dopo il 1945, il progetto europeo si sviluppò in modo radicalmente diverso, privilegiando l’integrazione economica come strumento per prevenire nuovi conflitti. La creazione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio e, successivamente, dei Trattati di Roma rappresentò un approccio graduale e pragmatico. Tuttavia, come già evidenziato da Altiero Spinelli, questo metodo rischiava di rimanere incompleto se non accompagnato da una vera unione politica. Il Manifesto di Ventotene proponeva infatti una rottura più netta con il passato: la creazione di una federazione europea dotata di una costituzione e di istituzioni democratiche sovranazionali. Spinelli individuava con chiarezza il limite degli Stati nazionali, incapaci di garantire pace e progresso in un contesto globale sempre più interdipendente. Se si analizza l’evoluzione dell’Unione Europea negli ultimi decenni, emerge una tensione irrisolta tra integrazione e sovranità. L’introduzione dell’euro ha rappresentato un passo significativo verso l’unificazione, ma senza una corrispondente unione fiscale e politica ha generato squilibri e tensioni. Le crisi recenti hanno mostrato come l’assenza di un’autorità centrale forte limiti la capacità di risposta dell’Unione.</p>
<p></p>
<p>Da un punto di vista teorico, si potrebbe affermare che l’Europa si trova in una fase “intermedia”, che gli studiosi di scienza politica definirebbero come una “quasi-federazione”. Tuttavia, questa condizione appare sempre meno sostenibile nel lungo periodo. Le grandi potenze globali — Stati Uniti, Cina, Russia — operano come attori unitari, dotati di strumenti politici, economici e militari integrati. L’Europa, al contrario, continua a presentarsi come un mosaico di interessi nazionali spesso divergenti. Il riferimento alla politica dell’amministrazione di Donald Trump è particolarmente significativo in questo contesto. Il ridimensionamento dell’impegno americano nel multilateralismo ha messo in evidenza la dipendenza europea in materia di sicurezza e difesa. Questo ha riaperto il dibattito sulla necessità di una capacità militare autonoma, che non può prescindere da una struttura politica unitaria. In prospettiva storica, si può osservare come ogni fase di crisi abbia rappresentato anche un’opportunità di trasformazione. La stessa nascita degli Stati nazionali è stata il risultato di processi conflittuali e di riorganizzazione del potere. Analogamente, l’eventuale transizione verso una federazione europea richiederebbe una ridefinizione profonda delle istituzioni esistenti. Un elemento centrale di questa trasformazione riguarda il diritto. La coesistenza di sistemi giuridici nazionali differenti rappresenta un ostacolo significativo all’integrazione. L’adozione di un codice giuridico comune, pur nel rispetto delle specificità locali, costituirebbe un passo decisivo verso la creazione di uno spazio politico unitario. Anche in questo caso, il precedente napoleonico offre spunti interessanti, pur con tutte le cautele necessarie.</p>
<p></p>
<p>Infine, la dimensione politica e sociale non può essere trascurata. La costruzione di uno Stato federale europeo richiederebbe non solo riforme istituzionali, ma anche la formazione di una coscienza civica europea. Questo processo, necessariamente lungo e complesso, dovrebbe coinvolgere i cittadini in modo diretto, superando la percezione di distanza che spesso caratterizza le istituzioni comunitarie. In conclusione, l’Europa si trova di fronte a una scelta che ha pochi precedenti nella sua storia: completare il percorso di integrazione trasformandosi in una vera entità politica unitaria, oppure accettare una posizione marginale nel sistema internazionale. La storia insegna che le mezze soluzioni difficilmente reggono nel lungo periodo. Resta da vedere se il continente saprà trarre insegnamento dal proprio passato per costruire un futuro all’altezza delle sue ambizioni. Le sfide storiche non vanno mai perse. L’Europa ha dolorosamente dimostrato, in settanta anni, come da protagonista potenzialmente vincente di quella che poteva essere la più grande sfida storica degli ultimi secoli, è diventata un continente – fantoccio, privo di qualsiasi identità e visione storica. Ma questa situazione potrebbe non durare aeternaliter se prevarrà l’intraprendenza geopolitica di pochi sul colpevole lassismo socio – politico dei più. Solo allora l’attuale, fallimentare UE, potrà trasformarsi in quel sogno di forza europea che sola è in grado di vincere la sfida storica dell’unità, che la Storia stessa pone all’Europa e ai suoi popoli dalla fine dell’Impero Romano.</p>
<p></p>
<p><strong>CHI E’ YARI LEPRE MARRANI</strong><br />
Il dottor Yari Lepre Marrani (nella foto in alto) è scrittore, giornalista culturale e analista geopolitico. Scrive su numerose testate sfruttando le proprie competenze storico giuridiche. Sull’Avanti! (organo ufficiale del Psi) cura una rubrica di carattere storico ed è analista geopolitico per il quotidiano online NG(Notizie Geopolitiche). Importante menzionare la sua collaborazione con il quadrimestrale dell’Ami (Associazione Mazziniana Italiana), Il Pensiero Mazziniano, con il quale Marrani collabora da anni con articoli o brevi saggi ispirati al pensiero repubblicano. Da settembre 2023 Marrani è inserito tra i poeti contemporanei di WikiPoesia al seguente link: https://www.wikipoesia.it/wiki/Yari_Lepre_Marrani</p>
<p>L'articolo <a href="https://corrierediragusa.it/2026/04/29/lue-ha-perso-la-sfida-con-la-storia-ma-i-popoli-europei-potranno-vincerla-lunita-politica-e-militare-la-forza-sociale-trascinante-del-vecchio-continente-parte-2/">L’Ue ha perso la sfida con la Storia ma i popoli europei potranno vincerla: l’unità politica e militare, la forza sociale trascinante del Vecchio Continente (Parte 2)</a> proviene da <a href="https://corrierediragusa.it">Corriere di Ragusa</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Ue ha perso la sfida con la Storia ma i popoli europei potranno vincerla: l’unità politica e militare, la forza sociale trascinante del Vecchio Continente (Parte 1)</title>
		<link>https://corrierediragusa.it/2026/04/22/lue-ha-perso-la-sfida-con-la-storia-ma-i-popoli-europei-potranno-vincerla-lunita-politica-e-militare-la-forza-sociale-trascinante-del-vecchio-continente-parte-1/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 09:41:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://corrierediragusa.it/?p=133703</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Yari Lepre Marrani L’Europa si trova oggi davanti a un passaggio storico che ricorda, per intensità e drammaticità, altri momenti cruciali della sua lunga vicenda. Il tema dell’unificazione del continente non è nuovo: è una tensione che attraversa i secoli, riaffiorando ogni volta che crisi profonde mettono in discussione l’equilibrio tra Stati, potere e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://corrierediragusa.it/2026/04/22/lue-ha-perso-la-sfida-con-la-storia-ma-i-popoli-europei-potranno-vincerla-lunita-politica-e-militare-la-forza-sociale-trascinante-del-vecchio-continente-parte-1/">L&#8217;Ue ha perso la sfida con la Storia ma i popoli europei potranno vincerla: l’unità politica e militare, la forza sociale trascinante del Vecchio Continente (Parte 1)</a> proviene da <a href="https://corrierediragusa.it">Corriere di Ragusa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Yari Lepre Marrani</em></p>
<p></p>
<p>L’Europa si trova oggi davanti a un passaggio storico che ricorda, per intensità e drammaticità, altri momenti cruciali della sua lunga vicenda. Il tema dell’unificazione del continente non è nuovo: è una tensione che attraversa i secoli, riaffiorando ogni volta che crisi profonde mettono in discussione l’equilibrio tra Stati, potere e identità. Oggi, tra instabilità geopolitica, ritorno dei nazionalismi e indebolimento delle istituzioni comunitarie, la questione torna con forza: l’Europa può ancora diventare una grande potenza oppure è destinata a un lento declino?<br />
Per comprendere la portata di questo bivio, è utile guardare indietro. Il sogno di un’Europa unita ha animato figure e imperi che hanno tentato, con mezzi spesso violenti, di creare una struttura politica continentale. Carlo Magno, con il suo Sacro Romano Impero, cercò di dare un ordine politico e religioso unitario a gran parte dell’Europa occidentale. Più tardi, Napoleone Bonaparte impose un sistema amministrativo e giuridico relativamente omogeneo su vaste aree del continente, diffondendo il Codice Civile e una visione centralizzata dello Stato. Anche Adolf Hitler, seppur in modo tragico e distruttivo, tentò una forma di dominio europeo, dimostrando quanto pericolosa possa essere un’unificazione basata sulla forza e sull’annientamento delle differenze.</p>
<p></p>
<p>Questi tentativi fallirono perché imposti dall’alto e fondati sulla coercizione. Tuttavia, rivelano una costante: la frammentazione europea ha sempre generato conflitti, mentre l’idea di unità ha rappresentato, pur nelle sue distorsioni, una risposta alle divisioni. Dopo le devastazioni della Seconda guerra mondiale, questa consapevolezza portò alla nascita del progetto europeo moderno, basato non sulla conquista ma sulla cooperazione. In questo contesto emerge la figura di Altiero Spinelli, autore del Manifesto di Ventotene. Spinelli intuì che la pace e la stabilità in Europa non potevano essere garantite da un semplice equilibrio tra Stati sovrani, ma richiedevano una vera federazione, dotata di istituzioni comuni, una costituzione e un potere politico sovranazionale. La sua visione non era quella di una semplice unione economica, ma di uno Stato federale europeo capace di agire come soggetto politico unitario.</p>
<p></p>
<p>A distanza di decenni, l’Unione Europea appare però lontana da quell’ideale. Nata come progetto di integrazione progressiva, ha costruito un mercato unico e una moneta comune, ma non ha mai completato il passaggio verso una piena unione politica. Le sue istituzioni sono spesso percepite come lente, tecnocratiche e incapaci di rispondere con efficacia alle crisi. La gestione delle crisi finanziarie, migratorie e geopolitiche ha evidenziato divisioni profonde tra gli Stati membri, mettendo in luce i limiti strutturali dell’attuale architettura. Il ritorno dei nazionalismi in molti Paesi europei e le politiche dell’amministrazione di Donald Trump hanno ulteriormente complicato il quadro. Il multilateralismo, che per decenni ha sostenuto la cooperazione internazionale, è stato messo in discussione, mentre le spinte sovraniste hanno rallentato il processo di integrazione. In questo contesto, l’Europa appare spesso divisa e incapace di parlare con una sola voce su questioni cruciali come la difesa, la politica estera e l’energia.</p>
<p></p>
<p>Alla vigilia di importanti anniversari simbolici come quello dei Trattati di Roma, emerge con forza la necessità di una svolta. Limitarsi a difendere l’esistente non basta più. Le sfide globali — dalla competizione tra grandi potenze alla sicurezza, dalla transizione energetica alle nuove tecnologie — richiedono una capacità decisionale e una forza politica che l’attuale Unione Europea fatica a esprimere. Da qui nasce la proposta, spesso controversa, di un salto qualitativo: la creazione di una vera federazione europea, dotata di una costituzione comune, di un sistema giuridico unificato e di una capacità militare autonoma e credibile. In questa prospettiva, l’Europa potrebbe finalmente agire come una grande potenza, capace di difendere i propri interessi e valori in un mondo sempre più competitivo.</p>
<p></p>
<p>Tuttavia, un simile progetto solleva interrogativi profondi. La storia europea insegna che ogni tentativo di unificazione deve confrontarsi con la pluralità delle identità, delle culture e delle tradizioni politiche. Una federazione imposta o percepita come distante dai cittadini rischierebbe di fallire, alimentando ulteriormente le tensioni interne. Per questo motivo, molti osservatori ritengono che il futuro dell’Europa dipenda dalla capacità di costruire un nuovo consenso politico dal basso, capace di superare le divisioni ideologiche tradizionali. Non si tratterebbe di un progetto “di destra” o “di sinistra”, ma di una visione che metta al centro l’interesse comune europeo, cercando di conciliare democrazia, efficienza e rappresentanza. In questo scenario, il tema della leadership diventa cruciale. La storia dimostra che i grandi cambiamenti politici spesso sono guidati da figure capaci di interpretare il proprio tempo e di mobilitare energie collettive. Tuttavia, è altrettanto evidente che una leadership efficace, nel contesto europeo contemporaneo, deve operare entro un quadro democratico solido, evitando derive autoritarie che contraddirebbero i valori stessi su cui l’Europa si fonda.</p>
<p></p>
<p>Il giudizio sull’Unione Europea attuale è oggetto di un acceso dibattito. C’è chi la considera un progetto incompiuto ma indispensabile, e chi invece la vede come un sistema inefficace e distante dai cittadini. In ogni caso, è difficile negare che l’assetto attuale presenti limiti significativi e che una riflessione profonda sul suo futuro sia necessaria.<br />
L’Europa, dunque, è davvero a un bivio. Da una parte, può scegliere di rafforzare la propria integrazione, rilanciando l’idea federale e costruendo istituzioni più efficaci e legittimate democraticamente. Dall’altra, rischia di rimanere intrappolata in una struttura ibrida, incapace di evolversi e sempre più marginale nello scenario globale.<br />
Il sogno di un’Europa unita, evocato da pensatori come Spinelli e De Gasperi e tentato, in forme diverse, da figure storiche del passato, resta ancora aperto. Ma la sua realizzazione dipenderà dalla capacità di conciliare unità e diversità, potere e democrazia, ambizione e consenso. Solo affrontando queste sfide con lucidità e senso storico sarà possibile evitare il declino e dare all’Europa un ruolo all’altezza della sua storia.</p>
<p></p>
<p><strong>CHI E’ YARI LEPRE MARRANI</strong><br />
Il dottor Yari Lepre Marrani (nella foto in alto) è scrittore, giornalista culturale e analista geopolitico. Scrive su numerose testate sfruttando le proprie competenze storico giuridiche. Sull’Avanti! (organo ufficiale del Psi) cura una rubrica di carattere storico ed è analista geopolitico per il quotidiano online NG(Notizie Geopolitiche). Importante menzionare la sua collaborazione con il quadrimestrale dell’Ami (Associazione Mazziniana Italiana), Il Pensiero Mazziniano, con il quale Marrani collabora da anni con articoli o brevi saggi ispirati al pensiero repubblicano. Da settembre 2023 Marrani è inserito tra i poeti contemporanei di WikiPoesia al seguente link: https://www.wikipoesia.it/wiki/Yari_Lepre_Marrani</p>
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		<title>7 curiosità sui casinò digitali: come la tradizione ha influenzato le nuove tecnologie</title>
		<link>https://corrierediragusa.it/2026/04/19/7-curiosita-sui-casino-digitali-come-la-tradizione-ha-influenzato-le-nuove-tecnologie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 18:30:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il viaggio ludico rappresenta un percorso lunghissimo, che prima di arrivare fino alle nuove tecnologie contemporanee, come le piattaforme di casino con il live streaming, i tornei di poker in tempo reale e una grande gamma di temi grafici, è passato sotto i ponti della storia e delle civiltà, lasciando un segno ed evolvendosi insieme [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il viaggio ludico rappresenta un percorso lunghissimo, che prima di arrivare fino alle nuove tecnologie contemporanee, come le piattaforme di <a href="https://www.888casino.it/" target="_blank"><strong>casino</strong></a> con il live streaming, i tornei di poker in tempo reale e una grande gamma di temi grafici, è passato sotto i ponti della storia e delle civiltà, lasciando un segno ed evolvendosi insieme alle diverse culture. Abbiamo scelto di raccontare 7 curiosità sui casinò digitali proprio per approfondire il legame indissolubile tra le più antiche tradizioni ludiche e le tecnologie hi tech innovative: uno sguardo verso il futuro con la consapevolezza del passato. </p>
<p></p>
<p><strong>Venezia o Las Vegas? Chi è la madre di tutti i casinò? </strong><br />
Non c’è niente nella tradizione ludica che abbia influenzato i casinò più di Venezia e Las Vegas, e se qualcuno si sta chiedendo perché nella città del Nevada ci sia un intero casinò tradizionale che replica alla perfezione la città di Venezia, la risposta è quasi scontata: Venezia è la madre di tutti i casinò. Questo spiega perché sono tantissime le grafiche tematiche che prendono spunto dalla Serenissima, perché nella città che galleggia sull’acqua è stato aperto il primo casinò al mondo: il Ca’ Vendramin Calergi, che oggi si affaccia sul Canal Grande. Anche Las Vegas ha i suoi meriti, non solo perché oggi è la capitale del gioco, ma anche perché qui le slot machine si sono evolute fino a diventare il simbolo assoluto dei casinò, insieme agli altri pilastri come il poker, il blackjack e la roulette. </p>
<p></p>
<p><strong>Le slot digitali hanno ereditato i simboli classici delle meccaniche tradizionali </strong><br />
Questa seconda curiosità ci svela perché oggi sono sempre di più le slot digitali realizzate a tema frutta. Le Fruit Machine divennero famose ai tempi del proibizionismo e dagli anni ‘50 in poi hanno spopolato da Las Vegas nel resto del mondo. L’eredità delle slot tradizionali è ancora fortissima sui casinò virtuali.</p>
<p></p>
<p><strong>Temi moderni, ispirazione dal passato</strong><br />
Non solo slot meccaniche a tema frutta, ma anche l’Antica Roma, l’Egitto Faraonico, per non parlare delle leggende a tema fantasy, ogni cosa appartenuta al passato è di ispirazione per il presente. Nel caso delle antiche popolazioni egizie e romane, esse contribuirono anche in maniera determinante allo sviluppo dei giochi e delle scommesse, ecco perché oggi vengono celebrate nei temi grafici. </p>
<p></p>
<p><strong>La roulette in live streaming: tra tecnologia e antichi riti</strong><br />
Attraverso i casinò online è possibile giocare in tempo reale a poker, blackjack e roulette, ed è proprio quest’ultimo gioco ad essere nato come una rivoluzione tecnologica straordinaria, verso la metà del 1600. Basti pensare che l’idea è venuta a Pascal, scienziato, filosofo e matematico, mentre stava sperimentando il moto perpetuo. La diretta live streaming delle roulette, mette insieme la tecnologia innovativa di oggi e i riti più antichi dei croupier, mentre dirigono il gioco e lanciano la biglia verso il destino.</p>
<p></p>
<p><strong>Risparmio energetico dei casinò digitali rispetto alle sale tradizionali</strong><br />
Negli ultimi anni gli <a href="https://corrierediragusa.it/2026/01/17/nel-ragusano-il-carrello-della-spesa-e-aumentato-del-24-i-costi-dellenergia-sono-schizzati-a-un-34-la-mappa-dei-nuovi-poveri/" target="_blank"><strong>aumenti energetici</strong></a> ormai non ci sorprendono più, ma questa situazione ha sicuramente favorito i casinò digitali rispetto a quelli tradizionali. Il motivo è molto semplice, diverse sale da gioco non riescono ad affrontare le spese di gestione e restano chiuse, mentre i casinò virtuali sono aperti 24 ore su 24. La prossima curiosità è direttamente legata a questa.</p>
<p></p>
<p><strong>Lavorare come croupier in live streaming sui casinò online </strong><br />
Si dice sempre che la tecnologia impatti negativamente sul mondo professionale, invece il <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/lavoro-2026-crescita-trainata-digitale-e-automazione-AI0vPkc" target="_blank"><strong>lavoro digitale</strong></a> è in costante crescita, come ci suggerisce un articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore a gennaio di quest’anno. Questo significa che anche il comparto dei dealer, ingegneri informatici, influencer e tutte le figure che lavorano nei (o con i) casinò digitali, sono fortemente richieste, in particolare la figura del croupier. </p>
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<p><strong>Impossibile truccare i giochi di casinò online: indice RTP e RNG </strong><br />
Mentre con le slot tradizionali, ai tavoli da poker e nelle roulette cabinate Arcade, esistevano dei modi per truccare il gioco, con i nuovi casinò virtuali registrati regolarmente che presentano la sigla ADM, tutto ciò non è possibile. Questo per merito di due sigle che garantiscono la sicurezza degli algoritmi, l’indice RTP, ovvero il Ritorno al Giocatore, e l’indice RNG, ovvero il Random Number Generator. Il primo garantisce un ritorno percentuale sicuro al giocatore in base alle spese, la seconda sigla garantisce che ogni lancio sia autentico e indipendente da quello precedente o successivo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://corrierediragusa.it/2026/04/19/7-curiosita-sui-casino-digitali-come-la-tradizione-ha-influenzato-le-nuove-tecnologie/">7 curiosità sui casinò digitali: come la tradizione ha influenzato le nuove tecnologie</a> proviene da <a href="https://corrierediragusa.it">Corriere di Ragusa</a>.</p>
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		<title>Dieselgate: quasi 43 milioni di euro di risarcimenti sono stati riconosciuti a più di 46.700 proprietari di auto in Italia</title>
		<link>https://corrierediragusa.it/2026/04/14/dieselgate-quasi-43-milioni-di-euro-di-risarcimenti-sono-stati-riconosciuti-a-piu-di-46-700-proprietari-di-auto-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 15:04:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si conclude con successo l&#8217;azione collettiva sulle emissioni auto Diesel promossa a livello europeo dalle organizzazioni di consumatori del Gruppo Euroconsumers e portata avanti in Italia da Altroconsumo: grazie alla piattaforma realizzata dall’organizzazione, ora chiusa, ben 46.740 consumatori hanno infatti ottenuto risarcimenti pari a 42.844.354,11euro. Si tratta del risultato più significativo mai raggiunto nel nostro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://corrierediragusa.it/2026/04/14/dieselgate-quasi-43-milioni-di-euro-di-risarcimenti-sono-stati-riconosciuti-a-piu-di-46-700-proprietari-di-auto-in-italia/">Dieselgate: quasi 43 milioni di euro di risarcimenti sono stati riconosciuti a più di 46.700 proprietari di auto in Italia</a> proviene da <a href="https://corrierediragusa.it">Corriere di Ragusa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si conclude con successo l&#8217;azione collettiva sulle emissioni auto Diesel promossa a livello europeo dalle organizzazioni di consumatori del Gruppo Euroconsumers e portata avanti in Italia da Altroconsumo: grazie alla piattaforma realizzata dall’organizzazione, ora chiusa, ben 46.740 consumatori hanno infatti ottenuto risarcimenti pari a 42.844.354,11euro. Si tratta del risultato più significativo mai raggiunto nel nostro Paese attraverso un&#8217;azione di tutela collettiva. Si chiude così la vicenda avviata nel 2015 e che, a maggio 2024, aveva visto Altroconsumo e Volkswagen raggiungere un accordo a favore dei consumatori. Coloro che, tra il 2009 e il 2015, avevano acquistato uno dei veicoli coinvolti nella vicenda riguardante le emissioni delle auto diesel e che erano stati ammessi dal giudice all’azione collettiva, hanno potuto così ricevere importi dai 550 ai 1.100 euro per singola autovettura (ulteriormente incrementati di 300 euro in caso di comproprietari).</p>
<p></p>
<p>“Sono numeri record: ben 46.700 consumatori ammessi all’azione collettiva hanno aderito all’accordo raggiunto dalla nostra organizzazione più di un anno fa. Questo risultato dimostra che la tutela collettiva dei consumatori può essere efficace e portare risultati concreti anche al di là della via giudiziale, quando c’è dialogo e positiva collaborazione tra le parti” – dichiara Federico Cavallo, Responsabile Corporate Affairs &#038; Public Relations di Altroconsumo – “La fiducia dei consumatori rende merito al lavoro di Altroconsumo, portato avanti per oltre 10 anni e conclusosi con la gestione della piattaforma per l’adesione all’accordo transattivo. La nostra organizzazione si conferma così punto di riferimento nella rappresentanza dei consumatori, con un risultato concreto e del tutto inedito nel nostro Paese: oltre 42,8 milioni di euro riconosciuti a decine di migliaia di consumatori. Un traguardo che evidenzia l’importanza degli strumenti di tutela collettiva in un mercato complesso come quello odierno”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://corrierediragusa.it/2026/04/14/dieselgate-quasi-43-milioni-di-euro-di-risarcimenti-sono-stati-riconosciuti-a-piu-di-46-700-proprietari-di-auto-in-italia/">Dieselgate: quasi 43 milioni di euro di risarcimenti sono stati riconosciuti a più di 46.700 proprietari di auto in Italia</a> proviene da <a href="https://corrierediragusa.it">Corriere di Ragusa</a>.</p>
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		<title>&#8220;Sei Papa grazie a me&#8221;, la furia di Trump contro Leone XIV. Il Pontefice: &#8220;Non ho paura di lui&#8221;. La solidarietà della Diocesi di Ragusa nelle parole del Vescovo La Placa</title>
		<link>https://corrierediragusa.it/2026/04/13/sei-papa-grazie-a-me-la-furia-di-trump-contro-leone-xiv-il-pontefice-non-ho-paura-di-lui-la-solidarieta-della-diocesi-di-ragusa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 15:03:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sta scatenando una ridda di commenti e indignazione l&#8217;inusuale e aspro botta e risposta a distanza tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo pontefice americano della storia, Papa Leone XIV. All’origine della contesa vi sono le crescenti critiche del pontefice al conflitto avviato congiuntamente da Stati Uniti e Israele contro l’Iran [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://corrierediragusa.it/2026/04/13/sei-papa-grazie-a-me-la-furia-di-trump-contro-leone-xiv-il-pontefice-non-ho-paura-di-lui-la-solidarieta-della-diocesi-di-ragusa/">&#8220;Sei Papa grazie a me&#8221;, la furia di Trump contro Leone XIV. Il Pontefice: &#8220;Non ho paura di lui&#8221;. La solidarietà della Diocesi di Ragusa nelle parole del Vescovo La Placa</a> proviene da <a href="https://corrierediragusa.it">Corriere di Ragusa</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sta scatenando una ridda di commenti e indignazione l&#8217;inusuale e aspro botta e risposta a distanza tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo pontefice americano della storia, Papa Leone XIV. All’origine della contesa vi sono le crescenti critiche del pontefice al conflitto avviato congiuntamente da Stati Uniti e Israele contro l’Iran e alle politiche migratorie particolarmente rigide dell’amministrazione repubblicana. Trump non ha esitato a definire Leone XIV (al secolo Robert Francis Prevost, originario di Chicago) “terribile”, accusandolo di essere “debole sul tema delle armi nucleari” e intimandogli di “darsi una regolata come papa”. Il presidente si è spinto oltre, rivendicando persino una sorta di paternità politica dell’elezione al soglio: “Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano”, ha dichiarato, sostenendo che i cardinali lo abbiano scelto esclusivamente perché americano e per gestire i rapporti con lui. Trump ha inoltre definito il Papa “molto liberale” e convinto che “non crede nel fermare il crimine”, arrivando a lodare, per contrasto, il fratello del pontefice come un “vero Maga”.</p>
<p></p>
<p>La replica di Leone XIV non si è fatta attendere. Raggiungendo i giornalisti in fondo all’aereo che lo conduce in Africa, ha sfoggiato il suo consueto sorriso: “No, non ho paura dell’amministrazione Trump, o di proclamare a voce alta il messaggio del Vangelo”. Il Papa ha ribadito la vocazione della Chiesa quale artefice di pace, respingendo la logica della realpolitik internazionale e stigmatizzando chi strumentalizza il Vangelo. Nelle scorse settimane, pur noto per la sua prudenza, si era espresso con insolita franchezza sul fronte iraniano, definendo quel conflitto “atroce” e una “follia”, e ricordando che Dio rifiuta le preghiere dei leader che scatenano guerre e hanno le mani ‘piene di sangue’.</p>
<p></p>
<p>Intanto il Pontefice incassa la solidarietà del mondo cattolico, a cominciare dalla Diocesi si Ragusa. «Di fronte a questo clima &#8211; dichiara il Vescovo di Ragusa mons. Giuseppe La Placa &#8211; desidero esprimere piena solidarietà al Santo Padre e al suo servizio alla Chiesa e al mondo. Il suo linguaggio evangelico fatto di ascolto, misericordia e ricerca del bene comune, non può essere compreso attraverso categorie di potere o di dominio, perché nasce da un’altra logica: quella del Vangelo. Ogni attacco politico e mediatico rivolto alla sua persona ferisce non solo lui, ma l’intera comunità ecclesiale che in lui riconosce un Padre, un Pastore e un punto di riferimento spirituale. Il ministero del Papa è un servizio di unità, dialogo e pace». E conclude con un messaggio di solidarietà: «Rinnovo dunque il mio affetto, la mia comunione e quella della Chiesa di Ragusa al Santo Padre, certo che la forza del Vangelo saprà illuminare anche questo momento e trasformarlo in occasione di testimonianza e verità».</p>
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		<title>Il collaudato metodo putiniano dell&#8217;intimidazione politica, dall&#8217;Ucraina ai recenti fatti di Armenia</title>
		<link>https://corrierediragusa.it/2026/04/09/analisi-geopolitica-il-collaudato-metodo-putiniano-dellintimidazione-politica-dallucraina-ai-recenti-fatti-di-armenia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 15:05:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Yari Lepre Marrani Il recentissimo incontro al Cremlino tra Vladimir Putin e Nikol Vovayi Pashinyan, da maggio 2018 primo ministro dell’Armenia, non è stato un semplice vertice diplomatico: è apparso piuttosto come l’ennesima dimostrazione di un metodo di potere che, da anni, si fonda sull’intimidazione, sul ricatto e sulla proiezione della forza della Federazione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://corrierediragusa.it/2026/04/09/analisi-geopolitica-il-collaudato-metodo-putiniano-dellintimidazione-politica-dallucraina-ai-recenti-fatti-di-armenia/">Il collaudato metodo putiniano dell&#8217;intimidazione politica, dall&#8217;Ucraina ai recenti fatti di Armenia</a> proviene da <a href="https://corrierediragusa.it">Corriere di Ragusa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Yari Lepre Marrani</em></p>
<p></p>
<p>Il recentissimo incontro al Cremlino tra Vladimir Putin e Nikol Vovayi Pashinyan, da maggio 2018 primo ministro dell’Armenia, non è stato un semplice vertice diplomatico: è apparso piuttosto come l’ennesima dimostrazione di un metodo di potere che, da anni, si fonda sull’intimidazione, sul ricatto e sulla proiezione della forza della Federazione Russa. Il monito, neppure troppo velato, sulle forniture di gas rivolto all’Armenia rivela una costante della politica estera russa sotto Putin: trasformare strumenti economici in leve coercitive, preludio – quando necessario – a pressioni ben più dure. Questo schema non è nuovo. Già nel contesto della Guerra russo-ucraina, il Cremlino ha dimostrato come energia e dipendenza economica possano diventare armi geopolitiche. Prima ancora dei carri armati, sono arrivati i tagli alle forniture, le pressioni sui prezzi del gas, le interferenze politiche. E quando tali strumenti non sono bastati, Vladimir Putin ha scelto l’escalation militare, culminata nell’invasione su larga scala dell’Ucraina nel febbraio 2022.</p>
<p></p>
<p>L’episodio con Nikol Pashinyan si inserisce precisamente in questa logica. L’Armenia, storicamente legata a Mosca, è sempre più insofferente verso un’alleanza percepita come squilibrata. E la risposta del Cremlino non è stata quella di un partner affidabile, bensì quella di un potere che pretende subordinazione. Il riferimento al gas, in questo senso, non è un dettaglio tecnico ma un messaggio politico: chi si discosta dalla linea russa rischia conseguenze concrete. Questa modalità operativa richiama in modo inquietante quanto già osservato in Ucraina. La guerra non è stata un incidente né una risposta obbligata a minacce esterne, bensì una scelta strategica. Numerosi analisti concordano nel ritenere che Vladimir Putin abbia agito spinto da una visione neo-imperiale, orientata a ristabilire una sfera di influenza russa nello spazio post-sovietico. In questa prospettiva, l’indipendenza politica di Kiev rappresentava un ostacolo intollerabile.<br />
Il prezzo di questa scelta è stato devastante. Le operazioni militari russe in Ucraina sono state accompagnate da accuse documentate di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario. Episodi come quelli emersi dopo la ritirata da Bucha, i bombardamenti su infrastrutture civili e le deportazioni forzate di popolazione hanno alimentato inchieste internazionali e condanne diffuse. Organizzazioni come le Nazioni Unite e numerose ONG hanno raccolto prove che indicano un pattern sistematico di violenze, ben lontano dall’immagine di “operazione speciale” proposta dalla propaganda del Cremlino.</p>
<p></p>
<p>Questi fatti non possono essere separati dalla natura del sistema di potere costruito da Putin. La concentrazione estrema dell’autorità, la repressione del dissenso interno, il controllo dei media e l’eliminazione degli avversari politici costituiscono il terreno su cui si sviluppa una politica estera aggressiva. Un leader che non tollera opposizione interna difficilmente accetterà limiti esterni alla propria azione. È proprio questa continuità tra politica interna e politica estera che emerge anche nel rapporto con i cosiddetti “stati satelliti”. L’Armenia, pur formalmente sovrana, si trova in una posizione di dipendenza strutturale dalla Russia, soprattutto in ambito energetico e militare. Il comportamento di Putin durante l’incontro con Pashinyan suggerisce che tale dipendenza venga utilizzata non per costruire cooperazione, ma per imporre disciplina. La storia recente dimostra quanto sia pericoloso sottovalutare questi segnali. In Ucraina, le pressioni economiche e politiche hanno preceduto l’intervento armato. Oggi, nei confronti dell’Armenia, si osservano dinamiche simili: richiami all’ordine, avvertimenti impliciti, uso delle risorse energetiche come strumento di pressione. Non è inevitabile che si arrivi a un’escalation militare, ma ignorare il precedente ucraino sarebbe ingenuo.</p>
<p></p>
<p>In definitiva, l’incontro tra Vladimir Putin e Nikol Pashinyan rappresenta molto più di un momento di tensione bilaterale. È la manifestazione di una visione del potere che privilegia la coercizione sulla cooperazione, la forza sul diritto, l’imposizione sul dialogo. Una visione che ha già prodotto conseguenze drammatiche in Ucraina e che continua a proiettare la sua ombra su altri paesi dell’area post-sovietica. Se c’è una lezione da trarre, è che i segnali di intimidazione – anche quando si presentano sotto forma di dispute energetiche o divergenze diplomatiche – non possono essere considerati episodi isolati. Essi fanno parte di un disegno coerente, in cui la volontà di potenza guida le scelte strategiche del Cremlino. E finché questo paradigma resterà invariato, il rischio di nuove crisi, e di nuove tragedie, rimarrà concreto. A corroborare questa lettura non bastano impressioni o interpretazioni: esiste un corpus consistente di fatti documentati che evidenziano una precisa continuità nel comportamento del Cremlino sotto Vladimir Putin.</p>
<p></p>
<p>Un primo elemento riguarda l’uso sistematico delle risorse energetiche come strumento di pressione politica. Già nei confronti dell’Ucraina, tra il 2006 e il 2009, la Russia ha interrotto o ridotto le forniture di gas durante dispute sui prezzi, colpendo non solo Kiev ma anche diversi paesi europei dipendenti dalle stesse pipeline. Analoghi episodi si sono verificati con la Bielorussia e la Moldavia, dove aumenti improvvisi dei costi energetici o minacce di interruzione sono coincisi con momenti di tensione politica o tentativi di avvicinamento all’Occidente.<br />
Un secondo dato riguarda l’intervento diretto o indiretto negli affari interni degli stati dell’ex spazio sovietico. In Georgia, nel 2008, la Russia è intervenuta militarmente nel conflitto dell’Ossezia del Sud, consolidando la propria presenza nelle regioni separatiste. Questo episodio rappresenta uno dei precedenti più evidenti dell’uso della forza per mantenere una sfera di influenza. Non si tratta di un caso isolato, ma di un tassello di una strategia più ampia.</p>
<p></p>
<p>Un terzo elemento è costituito dal sostegno a entità separatiste o governi filo-russi nei paesi vicini. Nella regione del Donbass, in Ucraina orientale, il supporto politico, logistico e militare russo ai gruppi separatisti è stato ampiamente documentato già a partire dal 2014, dopo l’Annessione della Crimea. Anche in questo caso, l’obiettivo appare chiaro: impedire un pieno consolidamento dell’indipendenza politica di Kiev e mantenerla in una condizione di instabilità permanente. Se si osservano questi fatti in sequenza, emerge un modello ricorrente. Prima si esercita una pressione economica, spesso legata all’energia; poi si alimentano divisioni interne o si sostengono attori locali favorevoli a Mosca; infine, se tali strumenti non producono i risultati desiderati, si ricorre all’intervento militare diretto o indiretto. Questo schema è esattamente quello che ha preceduto l’escalation della Guerra russo-ucraina.</p>
<p></p>
<p>Nel caso ucraino, i segnali prodromici sono stati molteplici e inequivocabili. Dopo anni di tensioni energetiche e politiche, il punto di svolta è arrivato con le proteste di Euromaidan nel 2013-2014, che hanno segnato un deciso orientamento filo-europeo del paese. La risposta russa è stata immediata: prima la Crimea, poi il sostegno ai separatisti nel Donbass, infine l’invasione su larga scala del 2022. Una sequenza che dimostra come le minacce economiche e politiche possano evolvere rapidamente in conflitto aperto. Alla luce di questo quadro, l’episodio recente con Nikol Pashinyan assume un significato ancora più allarmante. L’Armenia si trova oggi in una fase delicata, segnata da tensioni regionali e da un progressivo ripensamento della propria collocazione internazionale. Il richiamo di Putin alle forniture di gas si inserisce perfettamente nel repertorio già osservato altrove: un avvertimento che combina pressione economica e messaggio politico.</p>
<p></p>
<p>Questi elementi permettono di delineare un quadro complessivo in cui la leadership russa non appare semplicemente assertiva, ma strutturalmente orientata al controllo e alla subordinazione dei paesi limitrofi. È in questo senso che molti osservatori parlano di una deriva autoritaria che travalica i confini interni e si proietta all’esterno, trasformando la politica estera in uno strumento di dominio. Le implicazioni di questo approccio non si limitano ai cosiddetti stati satelliti. L’intera Europa orientale si trova esposta a un modello di relazione internazionale basato sulla coercizione. Paesi come la Polonia e i membri baltici dell’Unione Europea osservano con preoccupazione questi sviluppi, consapevoli che la stabilità regionale dipende anche dalla capacità di contenere tali dinamiche. Ma il discorso non si ferma qui. Anche l’Europa occidentale non può considerarsi al riparo. La dipendenza energetica, le campagne di disinformazione e le interferenze politiche rappresentano strumenti attraverso cui la Russia ha cercato, e in parte continua a cercare, di esercitare influenza ben oltre il proprio vicinato immediato. In questo senso, la guerra in Ucraina ha segnato una cesura, rendendo evidente la portata della sfida.</p>
<p></p>
<p>In conclusione, i fatti analizzati delineano una traiettoria coerente: dalla pressione economica all’intervento militare, passando per la destabilizzazione politica. In questo contesto, Vladimir Putin emerge come un attore che non si limita a difendere interessi nazionali, ma persegue una visione di potere che entra in conflitto diretto con i principi di sovranità e autodeterminazione degli stati. Per i paesi dell’ex spazio sovietico ciò rappresenta una minaccia immediata; per il resto dell’Europa, un rischio sistemico che non può essere ignorato.<br />
Chi a tutt’oggi la pensa differentemente, non può che essere tacciato di malvagia ipocrisia, bieca ignoranza o, al limite, collaborazionismo diretto o indiretto con le politiche aggressive e geopoliticamente criminali del presidente russo Putin. E come i morbi vanno estirpati ab initio per evitarne le progressive metastasi, anche verso coloro che, con tutti i mezzi – soprattutto mediatici – veicolano la propaganda di un occidente cattivo e una Russia giusta, un’Europa “responsabile” della guerra in Ucraina e tesa a riarmarsi a scopi di aggressione bellica verso la Russia stessa(!), dovrebbe valere quel famoso principio di Jean Paul Sartre secondo cui “Perché sia possibile la malafede occorre che la sincerità stessa sia in malafede”. Verso tutti costoro andrebbe applicata una capillare, ferma censura che non è uno strumento a priori crudo e antidemocratico ma utile come extrema ratio per salvaguardare la verità politica e geopolitica dei fatti contro la cattiveria degli autocrati, a favore delle sofferenze di chi alla cattiveria intimidatoria vuole continuare a resistere, come il volenteroso ed eroico popolo ucraino.</p>
<p></p>
<p><strong>CHI E&#8217; YARI LEPRE MARRANI<br />
Il dottor Yari Lepre Marrani (nella foto in alto)</strong> è scrittore, giornalista culturale e analista geopolitico. Scrive su numerose testate sfruttando le proprie competenze storico giuridiche. Sull&#8217;Avanti! (organo ufficiale del Psi) cura una rubrica di carattere storico ed è analista geopolitico per il quotidiano online NG(Notizie Geopolitiche). Importante menzionare la sua collaborazione con il quadrimestrale dell&#8217;Ami (Associazione Mazziniana Italiana), Il Pensiero Mazziniano, con il quale Marrani collabora da anni con articoli o brevi saggi ispirati al pensiero repubblicano. Da settembre 2023 Marrani è inserito tra i poeti contemporanei di WikiPoesia al seguente link: https://www.wikipoesia.it/wiki/Yari_Lepre_Marrani</p>
<p>L'articolo <a href="https://corrierediragusa.it/2026/04/09/analisi-geopolitica-il-collaudato-metodo-putiniano-dellintimidazione-politica-dallucraina-ai-recenti-fatti-di-armenia/">Il collaudato metodo putiniano dell&#8217;intimidazione politica, dall&#8217;Ucraina ai recenti fatti di Armenia</a> proviene da <a href="https://corrierediragusa.it">Corriere di Ragusa</a>.</p>
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		<title>Squilibrio tra livelli retributivi del personale docente e costo della vita in Italia. Stipendi tra 1.500 e 1.900 euro netti non bastano più</title>
		<link>https://corrierediragusa.it/2026/04/09/squilibrio-tra-livelli-retributivi-del-personale-docente-e-costo-della-vita-in-italia-stipendi-tra-1-500-e-1-900-euro-netti-non-bastano-piu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 14:53:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (Cnddu) richiama con forza l’attenzione sul crescente squilibrio tra livelli retributivi del personale docente e costo della vita in Italia, una dinamica che, alla luce dei dati territoriali più aggiornati, assume contorni sempre più marcati e differenziati lungo l’asse geografico del Paese. Le rilevazioni Istat, in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://corrierediragusa.it/2026/04/09/squilibrio-tra-livelli-retributivi-del-personale-docente-e-costo-della-vita-in-italia-stipendi-tra-1-500-e-1-900-euro-netti-non-bastano-piu/">Squilibrio tra livelli retributivi del personale docente e costo della vita in Italia. Stipendi tra 1.500 e 1.900 euro netti non bastano più</a> proviene da <a href="https://corrierediragusa.it">Corriere di Ragusa</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (Cnddu) richiama con forza l’attenzione sul crescente squilibrio tra livelli retributivi del personale docente e costo della vita in Italia, una dinamica che, alla luce dei dati territoriali più aggiornati, assume contorni sempre più marcati e differenziati lungo l’asse geografico del Paese. Le rilevazioni Istat, in particolare il Report “Spese per consumi delle famiglie”, evidenziano come la spesa media mensile si attesti intorno ai 2.700–2.800 euro, con una distribuzione fortemente disomogenea: nelle regioni del Nord si superano stabilmente i 3.000 euro, mentre nel Mezzogiorno i valori si collocano tra i 1.900 e i 2.100 euro, confermando un divario territoriale che non è soltanto economico, ma anche sociale.</p>
<p></p>
<p>Tali valori medi, tuttavia, non restituiscono pienamente il fabbisogno necessario per garantire condizioni di vita dignitose, soprattutto nelle grandi aree urbane, dove il costo dell’abitare rappresenta la principale voce di spesa. Le elaborazioni di banche dati indipendenti come Numbeo e le analisi del mercato immobiliare condotte da Idealista mostrano come, in Lombardia e in particolare nell’area metropolitana di Milano, il costo mensile per una o due persone possa oscillare tra i 2.500 e i 3.200 euro, con canoni di locazione per abitazioni di piccole dimensioni che superano frequentemente i 1.200 euro. Analogamente, nel Lazio, e in particolare a Roma, il fabbisogno complessivo si colloca tra i 2.300 e i 3.000 euro, con affitti medi compresi tra 800 e 1.200 euro.</p>
<p></p>
<p>Nelle regioni del Centro-Nord, come Emilia-Romagna e Veneto, con riferimento a città quali Bologna, Verona e Padova, il costo della vita si attesta mediamente tra i 2.000 e i 2.700 euro mensili, mentre in Toscana, in particolare a Firenze, si registrano livelli analoghi, con una significativa incidenza del turismo sui prezzi immobiliari e sui servizi. Nelle Marche e in Umbria, pur in presenza di valori più contenuti, la soglia per una vita dignitosa si mantiene tra i 1.700 e i 2.300 euro, a dimostrazione del fatto che anche nei contesti meno dinamici il costo della vita non può essere considerato trascurabile.</p>
<p></p>
<p>Nel Mezzogiorno, i dati Istat integrati dalle rilevazioni sui prezzi al consumo evidenziano un costo della vita inferiore in termini assoluti, ma non meno problematico se rapportato ai redditi disponibili. In Campania, vivere a Napoli comporta una spesa mensile compresa tra i 1.700 e i 2.300 euro, mentre in regioni come Puglia, Sicilia e Calabria i valori si collocano mediamente tra i 1.400 e i 2.000 euro, con variazioni significative tra aree urbane e zone interne. Il minor costo della vita, dunque, non elimina il disagio economico, ma lo redistribuisce in funzione delle opportunità occupazionali e dei livelli salariali.</p>
<p></p>
<p>All’interno di questo quadro, la recente sottoscrizione del nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro 2026–2027 introduce incrementi retributivi medi che, pur rappresentando un segnale positivo, risultano quantitativamente insufficienti a colmare il divario esistente. Gli aumenti netti stimabili tra i 70 e i 100 euro mensili portano gli stipendi dei docenti a collocarsi mediamente tra circa 1.500 e 1.900 euro netti. Tuttavia, tali valori restano significativamente inferiori rispetto al fabbisogno reale richiesto per sostenere il costo della vita nelle principali aree del Paese, lasciando sostanzialmente invariata la condizione di squilibrio economico.</p>
<p></p>
<p>Nel caso di un docente single residente in una grande città del Centro-Nord, il reddito disponibile continua a non coprire il costo complessivo di una vita dignitosa, determinando una compressione dei consumi e una riduzione della capacità di risparmio. La situazione si aggrava ulteriormente nel caso delle famiglie monoreddito, per le quali i dati Istat indicano una spesa media superiore ai 2.700 euro mensili, con valori oltre i 3.000 euro nelle regioni settentrionali. In tali condizioni, un unico stipendio docente risulta insufficiente a garantire un equilibrio economico stabile. Particolarmente critica è la condizione dei docenti fuorisede, sia di ruolo sia precari. Le differenze territoriali si traducono in un aggravio economico diretto per coloro che sono costretti a trasferirsi nelle aree più costose del Paese. In città come Milano e Roma, la spesa per l’alloggio può assorbire tra il 50% e il 70% dello stipendio netto, configurando una situazione che può essere definita come una forma emergente di povertà professionale e che incide sulla mobilità e sulla permanenza nel sistema scolastico.</p>
<p></p>
<p>Le proiezioni economiche, basate sugli indici dei prezzi al consumo ISTAT, indicano che la spesa media familiare potrebbe superare i 3.000 euro mensili entro i prossimi anni, mentre la crescita salariale nel comparto scolastico continua a rimanere inferiore rispetto all’inflazione cumulata. Ciò comporta una progressiva erosione del potere d’acquisto e un ampliamento delle disuguaglianze territoriali, con effetti diretti sulla sostenibilità della professione docente. In questo contesto, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rivolge un appello al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché si avvii con urgenza una riflessione strutturale sulle condizioni economiche del personale docente. È necessario intervenire non solo sul piano retributivo, ma anche attraverso politiche abitative dedicate ai docenti fuorisede e strumenti di riequilibrio territoriale che tengano conto dei reali costi della vita. &#8220;Garantire condizioni dignitose ai docenti &#8211; dichiara <strong>il presidente di Cnddu Romano Pesavento (nella foto sopra)</strong> &#8211; significa investire nel futuro del Paese, nella qualità della democrazia e nella riduzione delle disuguaglianze, mentre ignorare questi segnali significherebbe compromettere progressivamente la capacità del sistema scolastico di assolvere alla propria funzione costituzionale e sociale&#8221;.</p>
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		<title>Il ministro della difesa Crosetto blocca voli non autorizzati da Sigonella in Sicilia degli Stati Uniti verso il Medio Oriente</title>
		<link>https://corrierediragusa.it/2026/03/31/il-ministro-della-difesa-crosetto-blocca-voli-non-autorizzati-da-sigonella-in-sicilia-degli-stati-uniti-verso-il-medio-oriente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 09:45:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia ha negato agli Stati Uniti l’uso della base di Sigonella. L’episodio, avvenuto qualche giorno fa, è riportato dal Corriere e confermato da fonti informate. Il diniego del ministro della Difesa Guido Crosetto è partito quando si è appreso del piano di volo di alcuni asset aerei Usa, che prevedeva di atterrare a Sigonella per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia ha negato agli Stati Uniti l’uso della base di Sigonella. L’episodio, avvenuto qualche giorno fa, è riportato dal Corriere e confermato da fonti informate. Il diniego del ministro della Difesa Guido Crosetto è partito quando si è appreso del piano di volo di alcuni asset aerei Usa, che prevedeva di atterrare a Sigonella per poi partire verso il Medio Oriente. Nessuno però aveva chiesto alcuna autorizzazione né aveva consultato i vertici militari italiani: il piano era stato infatti comunicato mentre gli aerei erano già in volo e dalle verifiche è emerso che non si tratta di voli normali o logistici e quindi non sono compresi nel trattato con il nostro Paese. Alcuni giorni fa era programmato l&#8217;atterraggio di bombardieri. Non essendo previsto dai trattati, il ministro della Difesa Crosetto ha negato l&#8217;autorizzazione per l&#8217;atterraggio dal momento che quel tipo di autorizzazione dovrebbe passare per il Parlamento, quindi servono tempistiche diverse.</p>
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		<item>
		<title>Il senatore vittoriese Salvo Sallemi tra i nomi dei papabili successori di Daniela Santanché a capo del ministero del turismo: &#8220;Per me un onore, a disposizione del mio partito&#8221;</title>
		<link>https://corrierediragusa.it/2026/03/26/il-senatore-vittoriese-salvo-sallemi-tra-i-nomi-dei-papabili-successori-di-daniela-santanche-a-capo-del-ministero-del-turismo-un-onore-che-il-mio-nome-venga-tenuto-in-considerazione-da-fdi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 16:46:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella sede del ministero al Turismo, in via Villa Ada a Roma, la poltrona lasciata da Daniela Santanchè, è ancora calda, ma dopo le dimissioni &#8220;auspicate&#8221; dalla premier Giorgia Meloni, che è anche a capo del suo partito, Fratelli d&#8217;Italia, e poi attuate mercoledì scorso, è il momento dei nomi dei probabili successori. Tra questi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella sede del ministero al Turismo, in via Villa Ada a Roma, la poltrona lasciata da Daniela Santanchè, è ancora calda, ma dopo le dimissioni &#8220;auspicate&#8221; dalla premier Giorgia Meloni, che è anche a capo del suo partito, Fratelli d&#8217;Italia, e poi attuate mercoledì scorso, è il momento dei nomi dei probabili successori. Tra questi nomi spicca quello di Salvo Sallemi, senatore di Fratelli d&#8217;Italia originario di Vittoria. Si tratta di un comparto fondamentale per l&#8217;economia italiana, che nel 2025 ha generato, tra spesa diretta e impatto sul territorio, oltre 185 miliardi di euro ed è chiamato a un’ulteriore crescita nel 2026, l’anno di Milano-Cortina e della consacrazione dell'&#8221;Italia destinazione mondo&#8221;.</p>
<p></p>
<p>Sallemi, contattato da La Sicilia, mette subito le mani avanti: «Non ho saputo nulla fino adesso, ma sono contento di essere stato inserito in questo &#8220;totonomi&#8221;. E&#8217; per me un onore che il mio nome venga tenuto in considerazione dal mio partito, di cui sono un militante storico». Sallemi non ha esperienze specifiche nel settore, ma viene da un territorio, quello ragusano, che più di altri in Sicilia negli ultimi anni è stato al centro di una grande crescita turistica. «La mia specificità &#8211; ammette Sallemi, di professione avvocato &#8211; è un’altra, certo. Ma nonostante il mio background sia di natura diversa sono a disposizione del mio partito sempre, con qualunque ruolo che ritengano sia compatibile».</p>
<p></p>
<p>Tra gli altri papabili successori della Santanché ci sono anche Sandro Pappalardo, ex assessore al Turismo della Regione Siciliana, già consigliere d’amministrazione in Enit Spa, ovvero la società voluta proprio dalla Santanché per operare &#8220;in house&#8221; all&#8217;attrattività dell&#8217;offerta turistica nazionale, e Costanzo Jannotti Pecci, imprenditore e manager associativo del turismo termale e alberghiero (già alla guida di Federterme e Unione Industriali Napoli).</p>
<p>L'articolo <a href="https://corrierediragusa.it/2026/03/26/il-senatore-vittoriese-salvo-sallemi-tra-i-nomi-dei-papabili-successori-di-daniela-santanche-a-capo-del-ministero-del-turismo-un-onore-che-il-mio-nome-venga-tenuto-in-considerazione-da-fdi/">Il senatore vittoriese Salvo Sallemi tra i nomi dei papabili successori di Daniela Santanché a capo del ministero del turismo: &#8220;Per me un onore, a disposizione del mio partito&#8221;</a> proviene da <a href="https://corrierediragusa.it">Corriere di Ragusa</a>.</p>
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		<title>Scendono i prezzi dei carburanti con il taglio delle accise per 20 giorni deciso dal governo Meloni. 25 centesimi in meno al litro</title>
		<link>https://corrierediragusa.it/2026/03/18/scendono-i-prezzi-dei-carburanti-con-il-taglio-delle-accise-per-20-giorni-deciso-dal-governo-meloni-25-centesimi-in-meno-al-litro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 20:29:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Meglio tardi che mai per la tanti auspicata mossa del governo Meloni: un taglio “a tempo” delle accise sui carburanti, appena 20 giorni, secondo la bozza di decreto, per frenare la corsa dei prezzi alla pompa, misura “orizzontale” che assorbe (almeno per quest’anno) l’idea di un ulteriore rafforzamento mirato della social card. Un compromesso dettato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://corrierediragusa.it/2026/03/18/scendono-i-prezzi-dei-carburanti-con-il-taglio-delle-accise-per-20-giorni-deciso-dal-governo-meloni-25-centesimi-in-meno-al-litro/">Scendono i prezzi dei carburanti con il taglio delle accise per 20 giorni deciso dal governo Meloni. 25 centesimi in meno al litro</a> proviene da <a href="https://corrierediragusa.it">Corriere di Ragusa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Meglio tardi che mai per la tanti auspicata mossa del governo Meloni: un taglio “a tempo” delle accise sui carburanti, appena 20 giorni, secondo la bozza di decreto, per frenare la corsa dei prezzi alla pompa, misura “orizzontale” che assorbe (almeno per quest’anno) l’idea di un ulteriore rafforzamento mirato della social card. Un compromesso dettato da risorse scarse e da una curva del petrolio che negli ultimi giorni si è impennata, spingendo benzina e gasolio su livelli d’allerta. Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera a una bozza che introduce un taglio delle accise valido per 20 giorni su tutti i carburanti principali. La scelta di un intervento “orizzontale” (e quindi non selettivo) è motivata dalla necessità di produrre un effetto immediato e facilmente verificabile sui prezzi esposti in pompe e autostrade. La durata ridotta risponde, invece, al vincolo di cassa: lo spazio finanziario disponibile è limitato (le stime parlano di risorse “sotto il miliardo”), mentre il gettito da accise e IVA sui carburanti resta una voce strutturale del bilancio pubblico.</p>
<p></p>
<p>L&#8217;obiettivo è quello di attenuare il picco dei listini alla pompa registrato a inizio marzo 2026, innescato dall’impennata del Brent/Wti e dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, con effetti visibili sui prezzi italiani in pochi giorni. L’intervento “a tempo” non va confuso con la cosiddetta accisa mobile già prevista dall’ordinamento dal 2023: quell’attivazione richiede parametri tecnici (scostamento dei prezzi medi su più mesi) che oggi non garantirebbero un impatto sufficiente o tempestivo; da qui l’esigenza di un decreto ad hoc per superare, in via temporanea, i criteri vigenti. Tutti i consumatori, senza distinzioni di reddito o uso (privati, professionisti, flotte). La scelta “orizzontale” massimizza l’immediatezza dell’effetto allo scontrino ma diluisce l’efficienza redistributiva.</p>
<p></p>
<p>Vent’anni fa si sarebbe parlato di “sconto alla pompa”. Oggi lo strumento è più sofisticato ma la logica è la stessa: ritoccare l’imposizione indiretta per attenuare un picco esogeno dei prezzi. La finestra di 20 giorni ha tre funzioni: dare un segnale psicologico e politico al mercato in una fase di rialzi rapidi, evitare un impegno di spesa plurimensile quando il margine di bilancio è ridotto, valutare, a cavallo di fine marzo e inizio aprile 2026, se le quotazioni del greggio e le rilavorazioni (crack spreads) si normalizzano o se servirà un secondo intervento (che, in assenza di maggior gettito, diventerebbe più arduo). Secondo le rilevazioni più recenti, il differenziale italiano di tassazione rispetto alla media Ue resta significativo: +10,1 cent/l sulla benzina e +21 cent/l sul gasolio rispetto alla media dei 27, il che spiega perché una manovra sulle accise, per quanto limitata, possa riflettersi rapidamente sui listini. Il decreto legge varato dal Consiglio dei ministri introduce un taglio di «25 centesimi al litro» sul prezzo dei carburanti, ha detto la premier Giorgia Meloni presentando il decreto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://corrierediragusa.it/2026/03/18/scendono-i-prezzi-dei-carburanti-con-il-taglio-delle-accise-per-20-giorni-deciso-dal-governo-meloni-25-centesimi-in-meno-al-litro/">Scendono i prezzi dei carburanti con il taglio delle accise per 20 giorni deciso dal governo Meloni. 25 centesimi in meno al litro</a> proviene da <a href="https://corrierediragusa.it">Corriere di Ragusa</a>.</p>
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		<title>Dall’abbonamento agli streaming al gaming in rete: la nuova economia dei servizi digitali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 12:29:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alzi la mano chi preferisce dedicare il proprio tempo libero a gite fuori porta o attività all’aperto. Da ormai oltre 10 anni gli italiani, infatti, preferiscono di gran lunga intrattenersi in rete con attività digitali. Ed è alla luce di ciò che dobbiamo leggere gli esiti della ricerca condotta qualche mese fa da Consumers’ Forum. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Alzi la mano chi preferisce dedicare il proprio tempo libero a gite fuori porta o attività all’aperto. Da ormai oltre 10 anni gli italiani, infatti, preferiscono di gran lunga intrattenersi in rete con attività digitali. Ed è alla luce di ciò che dobbiamo leggere gli esiti della ricerca condotta qualche mese fa da Consumers’ Forum. Ci preme sottolineare soprattutto le stime che riguardano gli abbonamenti streaming e pay-tv: nel 2015 si aggiravano intorno ai 7 milioni mentre oggi salgono a 21 milioni. Si è attivata a tutti gli effetti una nuova economia digitale che riguarda i servizi d’intrattenimento in rete e che chiama in causa non solo la vendita degli stessi, ma anche il mercato pubblicitario che la sostiene. Solo nel 2025 <a href="https://www.osservatori.net/comunicato/internet-media/internet-advertising-italia-in-crescita/" target="_blank"><strong>internet raccoglie il 51% degli investimenti degli advertiser</strong></a>, incentivati soprattutto dai social media, gaming e contenuti video.</p>
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<p>In questo scenario non può essere messo in secondo piano il comparto gaming, che proprio avvalendosi delle tecnologie più moderne riesce oggi a trainare in rete giocatori più esigenti, ma anche più competenti quando si tratta di scegliere la migliore piattaforma. La crescita deriva dalla possibilità di avere a disposizione contenuti personalizzati che riguardano, sì, la proposta ludica, ma anche i servizi annessi. Pensiamo alla qualità del customer service o alla varietà di metodi di pagamento tra i quali scegliere. Non è un caso che tra i segmenti più dinamici ci sia quello del gaming regolamentato: la crescita costante di ricerche relative alle principali <a href="https://www.betnero.it/casino/slot-machine.html" target="_blank"><strong>slot online a soldi veri</strong></a> è infatti il segno di un pubblico sempre più attento, che cerca esclusivamente intrattenimento certificato e sicuro.</p>
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<p>Se, allora, i canali tradizionali sembrano stare un passo indietro, gli italiani sembrano invece più interessati ad abbracciare le nuove logiche di business che l’economia digitale introduce. I consumi in rete non sono solo diretti, ma spesso ruotano intorno ad influencer, community e strategie di marketing studiate per favorire il cliente in modi vari. Quest’ultimo non è solo attratto dall’intrattenimento in sé, ma anche dalle modalità in cui viene proposto. Senza considerare che oggi l’IA ha consentito anche alle piccole start-up di poter arrivare ad un pubblico più ampio, immettendosi così nel mercato digitale. Si ridisegnano ancora una volta i confini dell’economia digitale e con essi nasce un nuovo modo di impiegare il tempo libero.</p>
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		<title>WhatsApp aperto agli under 13? Il problema non è l’età, ma l’illusione del controllo (che non esiste) in un in un mondo digitale complesso dove i minori interagiscono ogni giorno</title>
		<link>https://corrierediragusa.it/2026/03/13/whatsapp-aperto-agli-under-13-il-problema-non-e-leta-ma-lillusione-del-controllo-che-non-esiste-in-un-in-un-mondo-digitale-complesso-dove-i-minori-interagiscono-ogni-giorno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 10:22:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Salvo Di Noto L’apertura di WhatsApp agli under 13 – con la previsione che siano i genitori a confermare i passaggi necessari all’iscrizione – sta riaccendendo il dibattito sulla presenza dei minori nelle piattaforme digitali. Ma la polemica rischia di essere superficiale. Davvero pensiamo che la differenza la faccia un clic di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://corrierediragusa.it/2026/03/13/whatsapp-aperto-agli-under-13-il-problema-non-e-leta-ma-lillusione-del-controllo-che-non-esiste-in-un-in-un-mondo-digitale-complesso-dove-i-minori-interagiscono-ogni-giorno/">WhatsApp aperto agli under 13? Il problema non è l’età, ma l’illusione del controllo (che non esiste) in un in un mondo digitale complesso dove i minori interagiscono ogni giorno</a> proviene da <a href="https://corrierediragusa.it">Corriere di Ragusa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>A cura di Salvo Di Noto</em><br />
L’apertura di WhatsApp agli under 13 – con la previsione che siano i genitori a confermare i passaggi necessari all’iscrizione – sta riaccendendo il dibattito sulla presenza dei minori nelle piattaforme digitali. Ma la polemica rischia di essere superficiale. Davvero pensiamo che la differenza la faccia un clic di autorizzazione? Nella realtà quotidiana delle famiglie, il controllo è spesso più fragile di quanto si immagini. Molti minori conoscono già le password di sblocco dei telefoni dei genitori, sanno muoversi tra impostazioni e registrazioni e, soprattutto, hanno un livello di familiarità con gli strumenti digitali che rende facile aggirare momenti di distrazione o verifiche formali. Pensare che un sistema di conferma parentale sia una barriera reale significa ignorare come funzionano oggi le dinamiche domestiche e digitali. Inoltre, concentrarsi solo su WhatsApp rischia di spostare l’attenzione dal vero punto: i minori sono già presenti su piattaforme come Snapchat, Instagram e TikTok, spesso già a 8 o 9 anni. Qui non si limitano a chattare: guardano video, seguono creator, condividono contenuti, apprendono informazioni, dalla scuola alle passioni personali, e partecipano a vere e proprie micro-comunità digitali.</p>
<p></p>
<p>Basta osservare alcuni hashtag su TikTok diffusi tra i minori di 13 anni per capire l’ambiente in cui si muovono ogni giorno: #fyp #neipertee #memes #gaming #roblox #funny #challenge #tiktokitalia #viral #playtime. In questo ecosistema, discutere se i minori “debbano stare o meno su WhatsApp” rischia di diventare quasi paradossale. Per molti di loro la piattaforma di messaggistica è soltanto uno strumento in più all’interno di una rete molto più ampia di relazioni, contenuti e interazioni digitali. Un’altra dimensione spesso sottovalutata riguarda i videogiochi online. Anche lì i minori parlano con chi vogliono: chat vocali, messaggi scritti, gruppi improvvisati tra sconosciuti. Il mondo del gaming è diventato uno dei principali spazi di socializzazione digitale. Proprio su questo aspetto l’Associazione Meter ha recentemente condotto una ricerca su un campione di minori tra i 9 e gli 11 anni analizzando l’esperienza di gioco su Roblox e i dati mostrano un quadro critico: il 70% dei minori coinvolti dichiara di essere stato esposto ad almeno una situazione di rischio durante l’esperienza di gioco. Il fenomeno del cyberbullismo è altrettanto diffuso: il 35% dei minori afferma di aver subito comportamenti offensivi, minacce o esclusione intenzionale dalle attività di gioco, con possibili ripercussioni sul benessere emotivo.</p>
<p></p>
<p>Questi numeri non spostano il focus su WhatsApp, ma lo allargano: il problema non è una singola piattaforma. È l’intero ecosistema digitale in cui i minori crescono. La vera domanda, allora, non dovrebbe essere solo se un ragazzo di 12 anni possa o meno usare WhatsApp ma se adulti, scuole e istituzioni stiano davvero comprendendo la profondità dell’ambiente digitale in cui i più giovani vivono già oggi. E mentre i genitori cercano dei tutorial su come gestire l’account whatsapp del figlio, i giovani hanno già imparando &#8211; da soli &#8211; a muoversi in un mondo digitale molto più grande e molto più complesso, convinti di sapere tutto e inconsapevoli di ciò che può accadere là dentro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://corrierediragusa.it/2026/03/13/whatsapp-aperto-agli-under-13-il-problema-non-e-leta-ma-lillusione-del-controllo-che-non-esiste-in-un-in-un-mondo-digitale-complesso-dove-i-minori-interagiscono-ogni-giorno/">WhatsApp aperto agli under 13? Il problema non è l’età, ma l’illusione del controllo (che non esiste) in un in un mondo digitale complesso dove i minori interagiscono ogni giorno</a> proviene da <a href="https://corrierediragusa.it">Corriere di Ragusa</a>.</p>
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