RAGUSA – Gli scavi archeologici dei Giardini Iblei aprono le porte alla città: cittadini, turisti e curiosi hanno potuto accedere sabato mattina nell’area archeologica e vedere da vicino il lavoro di archeologi e studenti. Quello di Ragusa Ibla è uno scavo urbano particolare, nel cuore della città e a pochi passi dalla Villa comunale. Le prime indagini risalgono al 1982-1985, quando l’area venne interessata dai lavori per la costruzione di una palestra. Da allora il sito era rimasto sostanzialmente fermo e, fino a poche settimane fa, appariva soprattutto come un grande fossato, quasi uno spazio sottratto alla città. Oggi, dopo oltre quarant’anni, si torna a scavare grazie alla collaborazione tra Comune di Ragusa, Soprintendenza per i Beni Culturali, Università San Raffaele Roma e Dipartimento regionale dello Sviluppo Rurale e Territoriale. La campagna rientra nel progetto Hybla – Archeologia e Architettura Antica e proseguirà fino al 28 novembre. Il responsabile scientifico e promotore dell’iniziativa è il professor Carmelo Malacrino, già direttore per otto anni del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e allievo della Scuola Archeologica Italiana di Atene. Per la Soprintendenza il riferimento è invece Saverio Scerra, funzionario responsabile della Soprintendenza per i beni culturali di Ragusa.
Il progetto è stato organizzato in appena tre settimane e comprende una vera e propria residenza archeologica, con studenti, specializzandi e dottorandi provenienti dalle università di Messina, Palermo, Catania, Reggio Calabria, Trento e Milano. È presente anche una studentessa dell’Università di York. I soggiorni variano dai 15 ai 28 giorni. All’interno dell’area è stata realizzata anche una zona destinata ai primi disegni, alla catalogazione e alla pulizia dei reperti ceramici recuperati durante le attività. Il lavoro procede con metodo stratigrafico: ogni muratura, strato e fase viene individuata, documentata e catalogata. La prima operazione è stata la rimozione dello strato più recente e “inquinato”, formatosi dal 1985 a oggi con vegetazione, terreno e materiali estranei. Sono stati aperti quattro saggi di scavo nella fascia centrale dell’area. I primi due interessano il settore principale, il terzo è stato impostato a cavallo di una muratura, mentre il quarto riguarda una fossa nella quale potrebbe trovarsi un vecchio pilone in ferro e che potrebbe restituire una sequenza stratigrafica particolarmente ampia.
La storia del sito attraversa infatti diverse epoche: dall’età del Ferro all’età ellenistica, fino alle fasi tardo-medievali e moderne e agli interventi successivi al terremoto del 1693.
Particolarmente interessante è il lembo di abitato ellenistico, con strutture che risultano abbandonate alla fine del III secolo avanti Cristo. «Stiamo applicando la metodologia archeologica per leggere i singoli episodi di vita di questo insediamento – spiega Malacrino – Abbiamo già iniziato a riconoscere il perimetro di alcune case dell’abitato ellenistico. Chi verrà sabato potrà vedere direttamente ciò che sta tornando alla luce». I lavori sono iniziati da pochi giorni e sono proseguiti anche sotto la pioggia. La campagna ha però anche una forte valenza formativa. «Gli studenti hanno la possibilità di fare vera esperienza di scavo e, allo stesso tempo, di conoscere Ragusa e il suo territorio – aggiunge Malacrino – Quando torneranno nelle loro università diventeranno anche, in qualche modo, ambasciatori della città e del patrimonio che hanno conosciuto qui». È proprio questo uno degli obiettivi del progetto: cambiare la percezione dell’archeologia, non più vista come un ostacolo o come un’area sottratta alla città, ma come una risorsa capace di produrre conoscenza, formazione e attrattività.

