Buscemi (Controcorrente) accusa: “Bollette dell’acqua fino al 38% più care entro il 2029. Cassì ha difeso i ragusani o ha alzato la mano”?

HomePolitica

Buscemi (Controcorrente) accusa: “Bollette dell’acqua fino al 38% più care entro il 2029. Cassì ha difeso i ragusani o ha alzato la mano”?

RAGUSA – «Prima di chiedere altri sacrifici ai cittadini, si è fatto tutto il possibile per recuperare le somme non riscosse e ridurre le inefficienze? Chi paga regolarmente non può essere chiamato a pagare anche per chi non lo fa». Il consigliere comunale di Controcorrente, Saverio Buscemi, interviene duramente sulla decisione dell’Assemblea territoriale idrica di approvare una serie di aumenti delle tariffe dell’acqua che, nei prossimi anni, rischiano di pesare significativamente sulle tasche delle famiglie e delle imprese ragusane. «C’è una vicenda passata quasi sotto silenzio, ma che merita di essere raccontata ai cittadini. Una decina di giorni fa, dieci sindaci su dodici, compreso il sindaco di Ragusa Peppe Cassì, hanno votato favorevolmente all’aumento delle tariffe idriche. Soltanto i sindaci di Ispica e Pozzallo hanno espresso voto contrario. E non parliamo di aumenti trascurabili: +10,50% nel 2026, un ulteriore +9% nel 2027, +7,50% nel 2028 e +6,75% nel 2029. Una progressione che potrebbe portare le bollette a crescere complessivamente di oltre il 38% in appena quattro anni. Una stangata che arriverà direttamente nelle case dei ragusani e sui bilanci delle nostre attività produttive».

Buscemi anticipa anche quella che potrebbe essere la giustificazione dell’amministrazione. «Immagino già la risposta: ce lo impone Arera. Ma attenzione a non confondere le regole con le scelte politiche. Arera definisce il quadro regolatorio e i criteri tariffari, mentre all’Ati spettano valutazioni e decisioni fondamentali nella predisposizione delle tariffe. Non basta nascondersi dietro una sigla per cancellare la responsabilità di un voto favorevole. E allora vorrei porre al sindaco Cassì alcune domande molto semplici. Prima di votare questi aumenti, ha chiesto di verificare quanto Iblea Acque riesca realmente a riscuotere nei dodici comuni della provincia? Ha preteso un quadro preciso della morosità, dei crediti non riscossi e delle azioni intraprese per recuperarli? Ha verificato se esistessero margini per contenere i costi di gestione e alleggerire il peso sulle famiglie? E soprattutto, ha chiesto che venisse valutata la possibilità di tutelare maggiormente i comuni più virtuosi nella riscossione delle bollette?» Il consigliere di Controcorrente richiama quindi il ruolo centrale di Ragusa nel sistema idrico provinciale. «Ragusa rappresenta una componente fondamentale per la sostenibilità economica di Iblea Acque. I ragusani pagano le bollette e hanno il diritto di sapere come vengono utilizzate quelle risorse. Non possiamo accettare che eventuali inefficienze gestionali o difficoltà di riscossione finiscano per tradursi automaticamente in ulteriori sacrifici per chi ha sempre pagato regolarmente. La solidarietà tra Comuni è un principio importante. Ma non può diventare un alibi per scaricare sui cittadini virtuosi il costo delle inefficienze del sistema».

Infine, Buscemi rivolge un interrogativo direttamente al primo cittadino. «Sindaco Cassì, la domanda è semplice: prima di votare a favore di questi aumenti, ha davvero fatto tutto ciò che era nelle sue possibilità per difendere gli interessi dei ragusani? Perché amministrare non significa limitarsi a prendere atto delle decisioni o delle difficoltà di un sistema. Significa anche avere il coraggio di contestarle, chiedere correttivi e, quando necessario, dire di no. I sindaci di Ispica e Pozzallo hanno votato contro. Evidentemente, esprimere una posizione diversa era possibile. Non chiediamo al sindaco di fare miracoli. Chiediamo di spiegare ai ragusani perché, davanti alla prospettiva di bollette sempre più care, abbia ritenuto giusto votare sì. Perché quando si tratta di mettere le mani nelle tasche dei cittadini, ogni voto ha un peso. E ogni sindaco ha il dovere di assumersi la responsabilità politica».