VITTORIA – Il Sindaco Francesco Aiello, interviene su quanto accaduto martedì sera durante la seduta del Consiglio comunale, quando, nel corso di un intervento, il consigliere Salvatore Artini, rivolgendosi a un componente dell’Amministrazione, ha pronunciato l’espressione dialettale “si cosa ri stari ’n campagna”. Al di là del contesto nel quale la frase è stata pronunciata, il Sindaco ritiene necessario ribadire con forza il valore e la dignità del lavoro agricolo, che non può essere utilizzato come espressione di offesa o di derisione. “L’agricoltura non è un lavoro qualsiasi per Vittoria: è una parte fondamentale della sua storia e, per intere generazioni, è stata il vero motore economico della città e del territorio. È attraverso il lavoro quotidiano di migliaia di agricoltori, di intere famiglie che per decenni hanno coltivato la terra, affrontato sacrifici, investito nelle proprie aziende e tramandato da una generazione all’altra conoscenze e competenze, che Vittoria ha costruito una parte importante della propria identità e della propria ricchezza. Dietro ogni azienda agricola ci sono storie familiari, anni di lavoro, sacrifici e una cultura del fare che appartiene profondamente alla nostra comunità. L’agricoltura ha dato lavoro, reddito e dignità a intere generazioni di vittoriesi, contribuendo alla crescita della città e sostenendo nel tempo un intero sistema economico fatto di produzione, commercio, trasporti, lavorazione e servizi. Ancora oggi rappresenta una componente essenziale dell’economia del territorio e merita di essere guardata con rispetto e riconoscenza.
Per questo motivo, utilizzare “la campagna” e il lavoro agricolo come termine dispregiativo significa, oltre che mancare di rispetto a chi oggi continua a lavorare nei campi, offendere la storia di una comunità che proprio su quel lavoro ha costruito una parte importante del proprio sviluppo. Non è accettabile – continua il Sindaco Aiello – che il lavoro degli agricoltori possa essere utilizzato come espressione offensiva o denigratoria all’interno dell’Aula consiliare. Il lavoro, qualunque esso sia, merita rispetto”. Il Sindaco sottolinea inoltre che il Consiglio comunale è il luogo nel quale deve prevalere il confronto politico, anche duro quando necessario, ma sempre all’interno dei limiti del rispetto istituzionale e personale.
“Il Consiglio comunale – aggiunge Aiello – è l’organo rappresentativo della comunità cittadina, il luogo nel quale si confrontano posizioni diverse e nel quale ciascun consigliere esercita una funzione pubblica. Proprio per questo le parole pronunciate in quell’Aula hanno un peso diverso da quelle pronunciate in qualsiasi altro contesto. Si può dissentire, si può criticare, si può essere anche molto duri nel confronto politico, ma non si può svilire il lavoro e la dignità delle persone”. Alla Presidenza del Consiglio comunale spetta il compito di garantire il corretto svolgimento dei lavori dell’Aula e il rispetto delle regole del confronto istituzionale. “Mi sarei aspettato – conclude il Sindaco – un richiamo immediato a mantenere il confronto entro i limiti del rispetto che l’Aula consiliare impone. Non lo dico per alimentare una polemica, ma perché ritengo che il decoro delle istituzioni debba essere responsabilità di tutti. Nessuno, qualunque sia il proprio ruolo politico, può pensare che all’interno del Consiglio comunale tutto sia consentito. Quell’Aula appartiene alla città e rappresenta tutti i cittadini. Per questo deve essere il luogo del confronto, delle idee e delle decisioni, non quello delle offese o della mortificazione del lavoro e della dignità delle persone”.
LA REPLICA DI ARTINI
Il consigliere comunale Salvatore Artini, esponente dell’Mpa, interviene all’indomani della vivace polemica esplosa in aula consiliare, rivendicando la natura politica delle sue affermazioni e accusando la giunta di strumentalizzazione. “Siete bravi a strumentalizzare una frase, spostare l’attenzione e tentare di passare da amministratori chiamati a rispondere del proprio operato in vittime offese e, addirittura, offese insieme a tutta la collettività! Ma smettetela”, afferma Artini, ricostruendo quanto accaduto durante la seduta. Il consigliere ricorda di avere chiesto le dimissioni di tre assessori e segnala il comportamento dell’assessore Campailla che, a suo dire, “iniziava ad applaudire nonostante io stessi ancora parlando dinanzi al consiglio comunale”. “Ecco l’esempio dei nostri amministratori”, aggiunge, accusandoli di inseguire la visibilità sui social più che i risultati amministrativi: “Sono coloro i quali non sono riusciti mai ad ascoltare nessuno perché troppo impegnati a non affrontare i veri temi della città e a fare a gara di chi è il primo della classe su Facebook, non certo nell’azione amministrativa dove non hanno raggiunto manco la sufficienza”. Artini respinge con fermezza l’interpretazione secondo cui avrebbe offeso il mondo agricolo: “Ribadisco che ieri il sottoscritto non ha e non ha inteso offendere chi lavora in ‘campagna’ ovvero in agricoltura. Il lavoro agricolo merita rispetto e dignità, e trasformare una frase rivolta politicamente a un assessore in un’offesa a un’intera categoria di lavoratori è, questa sì, una strumentalizzazione”.

