di GIOVANNA CORRADINI *
RAGUSA – Il mare inteso non come barriera geografica ma come spazio mobile di relazione, attraversamento e radicale trasformazione culturale; la nave considerata non come semplice mezzo di trasporto ma come un congegno artificiale complesso, capace di rimobilitare le società umane su basi razionali interamente nuove. Su queste premesse teoriche si aprono a Ragusa, sabato 3 e domenica 4 ottobre 2026, i lavori del IX Convegno internazionale di studi intitolato Rotte di mare dal mondo antico al premoderno. Viaggi, navi e tecnologie che hanno connesso culture, dal lontano Nord e dal Mediterraneo fino al Pacifico. L’evento, promosso dal Laboratorio degli Annali di Storia in collaborazione con un articolato consorzio di sedi scientifiche e atenei italiani e internazionali, si terrà presso la sede di via Pezza 108 e sarà accompagnato da una estesa programmazione multimediale per consentire la massima diffusione del dibattito.
La direzione scientifica della manifestazione è affidata a Carlo Ruta, storico delle società, delle culture e delle trasformazioni, il quale aprirà la sessione congressuale con una prolusione magistrale tesa a tracciare la sintesi dinamica di un percorso d’indagine sulla fenomenologia del mare. Il fulcro di questo percorso teorico risiede nella formulazione di un paradigma interpretativo di forte originalità, che individua nel legno la materia debole generativa della storia umana. L’indagine si spinge indietro nel tempo fino all’età preistorica e protostorica per esplorare la lavorazione di questo elemento caduco, tradizionalmente trascurato dalla paletnologia a vantaggio dell’industria litica per ovvie ragioni di conservazione dei reperti archeologici. Prima ancora della storia, il legno si è configurato come la principale sostanza tecnologica adottata dalla specie per la fabbricazione di congegni complessi, agendo come lo strumento primario di un lungo e profondo addestramento cognitivo e manuale dell’uomo.
Il ragionamento storico di base affronta quello che lo studioso definisce il momento zero del processo di civilizzazione marittima, ossia la transizione millenaria dalla primitiva piroga monossile alla macchina nautica in legno tagliato, sagomato, curvato, assemblato e calafatato. Questo snodo, che rimane in ombra a causa della deperibilità dei resti strutturali, viene esaminato attraverso una discontinuità logica fondamentale. Se per la realizzazione di una piroga è sufficiente operare per sottrazione da un singolo tronco d’albero preesistente, la costruzione della nave esige la scomposizione e la successiva connessione di molti elementi lignei distinti. Questa inversione del principio di manifattura impone alla mente umana la pianificazione geometrica di parti differenziate che devono corrispondere perfettamente tra loro per forma, spessore e funzione idrodinamica.
Tale salto qualitativo viene storicamente innescato, tra il quinto e il quarto millennio avanti Cristo, dalla diffusione della metallurgia del rame. La disponibilità di utensili metallici duttili e resistenti permette infatti di trattare il legno come una materia plastica, penetrando la massa lignea con regolarità e consentendo una carpenteria navale di precisione millimetrica. Dall’unione della manualità lignea e della tecnologia del rame prende corpo la macchina nautica, la cui galleggiabilità e stabilità dipendono dalla reciproca interazione delle parti connesse di fronte alle sollecitazioni dinamiche del moto ondoso.
L’irruzione della nave determina una mutazione profonda nei processi cognitivi, inaugurando la razionalità dell’instabile. Costretto a navigare oltre la linea dell’orizzonte e privato dei riferimenti stabili della terraferma, l’homo faber sviluppa facoltà di astrazione superiori per interpretare i segni del cielo, delle correnti e dei venti, ponendo le radici empiriche di scienze applicate quali l’astronomia nautica, la meteorologia e la geometria dello spazio. Questa mobilitazione non è solo intellettuale ma anche sociale: la conduzione di un congegno complesso impone una rigida divisione del lavoro e forme inedite di cooperazione gerarchica che i gruppi umani riproiettano sulle comunità di terraferma, accelerando i ritmi del mutamento storico e avviando la fluidità delle grandi relazioni a distanza.
L’orizzonte profondo della storia umana si dilata così verso la lunga distanza marina, dove lo spazio e il tempo vengono riscritti dalle potenzialità dello scafo assemblato. A questa dimensione espansiva si associa la costante tragica della morte per mare, che nelle età premoderne assume un valore propriamente ontologico. A differenza di carestie, epidemie e conflitti, la mortalità legata alla frequentazione profonda dell’elemento liquido non conosce tregue o cicli di attenuazione, ma si presenta come un tributo fisso e strutturale, un limite estremo che separa costantemente il navigante dal nulla e che modella l’antropologia e la psicologia delle civiltà costiere.
La parte più innovativa del percorso teorico risiede nel riconoscimento del nesso profondo tra la rivoluzione nautica e la rivoluzione segnica. Esiste infatti una precisa affinità ontologica tra l’assemblaggio dei componenti di una nave e il congegno della scrittura. L’invenzione del codice grafico esige la scomposizione del linguaggio parlato in segmenti discreti e la loro successiva combinazione secondo regole funzionali rigide, riproducendo specularmente la logica formale appresa dai carpentieri navali. La navigazione materiale nella fluidità marina, regolata dalle rotte, si specchia così nella navigazione testuale definita dal congegno narrativo. Le evidenze archeologiche della cultura di Naqada nell’alto Egitto del quarto millennio avanti Cristo confermano empiricamente questa correlazione, mostrando come l’esplosione delle raffigurazioni di navi strutturate coincida storicamente con la nascita dei primi repertori di segni grafici.
La complessità di questo quadro epistemologico sarà discussa attraverso una fitta serie di contributi interdisciplinari che vedranno alternarsi archeologi, paletnologi, storici, filologi, giuristi, sociologi ed epistemologi provenienti da istituzioni quali le Università degli Studi di Bari, Palermo, Siena, Macerata, Messina, Enna, Catania, la Sapienza e la Tor Vergata di Roma, l’Università di Lione, l’Università di Pisa, la Sorbonne University di Parigi, l’Università di Oslo e il King’s College di Londra.
Dopo il ragionamento storico di apertura, relazioneranno: la filologa Concetta Sipione (Università di Catania), l’archeologo Gabriele Cifani (Università Tor Vergata Roma), la storica del pensiero Arianna Fermani (Università di Macerata), il sociologo Sergio Severino (Università di Enna), l’epistemologo Giuseppe Varnier (Università di Siena), la storica della letteratura portoghese Beatrice De Luca (Università internazionale di Roma), la storica della letteratura ispanica Giovanna Minardi (Università di Palermo), la medievista Sandra Origone (Università di Genova), Peter Heather (King’s College Londra) e Jan Bill (Università di Oslo), i paletnologi Alberto Cazzella e Giulia Recchia (Sapienza Università di Roma), l’egittologa Claire Somaglino (Sorbona Università di Parigi), lo storico Pascal Arnaud (Università di Lione), la giurista Carmela Panella (Università di Messina), lo storico Emiliano Beri (Università di Genova), la storica Laura Galoppini (Università di Pisa), lo storico Andrea Babuin (Università di Ioannina, Grecia), la ricercatrice Tara Chapron (Sorbona Università di Parigi).
I relatori affronteranno i molteplici aspetti della dimensione marittima, dalle prime navigazioni preistoriche nel Mediterraneo centro-occidentale alle rotte dei mercanti medievali, dalle leggi del mare nel mondo antico all’iconografia bizantina, fino all’epopea navale del mondo vichingo e alle rotte atlantiche dell’età moderna. La segreteria organizzativa e lo staff tecnico del Laboratorio degli Annali di Storia garantiscono appunto la piena copertura mediatica dell’evento, confermando l’impegno nel trasformare la memoria storica delle rotte di mare in una risorsa culturale accessibile e condivisa.
* Coordinatrice dell’Area Multimediale Laboratorio degli Annali di Storia
