RAGUSA – Un detenuto extracomunitario ha aggredito un agente di polizia penitenziaria nel carcere di Ragusa. L’episodio, purtroppo, non rappresenta un caso isolato: negli istituti siciliani si registrano ormai aggressioni quotidiane ai danni del personale in servizio, segno di una tensione crescente e di un sistema penitenziario sempre più in affanno. Secondo quanto riferito dal sindacato Con.si.pe, la situazione è aggravata da sovraffollamento, presenza di detenuti con disturbi psichiatrici e carenza di organico. Nella struttura ragusana, infatti, la popolazione detenuta ha superato le 220 unità, mentre il personale operativo si attesta intorno alle 70, numeri che rendono difficile garantire sicurezza e controllo. «Quanto accaduto dimostra ancora una volta l’allarmante condizione del sistema penitenziario — dichiara Salvino Marino, delegato nazionale Con.si.pe —. Non si possono più tollerare le continue aggressioni verso i poliziotti penitenziari, che ogni giorno tutelano la sicurezza non solo delle carceri ma dell’intero Paese». Il sindacato chiede interventi immediati da parte del ministero della Giustizia e dell’Amministrazione Penitenziaria per affrontare una crisi che, da Siracusa a Trapani, sta assumendo dimensioni strutturali. La richiesta è chiara: più personale, più formazione e maggiore attenzione alla salute mentale dei detenuti, per evitare che le carceri siciliane diventino luoghi di rischio permanente
