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Un indagato per la morte della professoressa Gingina Bergamasco a Modica. Depositate le perizie dopo un anno

MODICA – Dopo oltre un anno di attesa e un percorso costellato da rinvii, sono state finalmente depositate le conclusioni delle consulenze medico legali sul decesso di Luigia Bergamasco, “Gingina” per amici e colleghi, l’insegnante modicana morta il 14 luglio 2025 all’ospedale “Giovanni Paolo II” di Ragusa. Il fascicolo penale conta al momento un solo indagato. L’incarico peritale era stato conferito dal pubblico ministero il 30 luglio 2025, con il canonico termine iniziale di 90 giorni per il deposito della relazione. Dopo la scadenza, i consulenti avevano presentato richieste di proroga con cadenza mensile, puntualmente autorizzate. Questa fase di stallo aveva indotto la famiglia della vittima a presentare, tramite il legale, una richiesta in cui si evidenziava come, a un anno dall’avvio delle operazioni peritali, il susseguirsi delle proroghe denotasse alternativamente “ragioni oggettive che non consentono agli illustri consulenti nominati di adempiere all’incarico o, in caso diverso, un ingiustificato e ingiustificabile ritardo”. Con il recente e atteso deposito degli elaborati, l’indagine compie ora un passaggio decisivo: l’esame approfondito delle conclusioni peritali consentirà agli inquirenti di chiarire le cause della morte di Luigia Bergamasco.

Si era paventato un caso di malasanità per la morte dell’anziana, venuta a mancare il 14 luglio 2025 dopo un ricovero nel reparto di oncologia dell’ospedale Giovanni Paolo II di Ragusa. L’ipotesi è quella di un errore nella somministrazione di farmaci antitumorali, che potrebbe aver causato un avvelenamento da sovradosaggio. C’è una denuncia per fare luce sulla vicenda. La professoressa Bergamasco, figlia del maestro Gianni Bergamasco, indimenticato musicista modicano, da anni era affetta da un tumore e seguiva una terapia farmacologica domiciliare prescritta dall’oncologo, ritirando i farmaci specifici alla farmacia dell’ospedale di Modica.

Circa 10 giorni prima del decesso, l’anziana era stata ricoverata in gravi condizioni nel reparto di oncologia di Ragusa. Le prime indagini sembrano escludere responsabilità dirette del reparto, che avrebbe anzi tentato di contrastare gli effetti di un sospetto sovradosaggio con farmaci antagonisti. Si sta cercando dunque di fare chiarezza sulla presunta non conformità dei medicinali consegnati alla donna, con un dosaggio nettamente superiore rispetto a quello prescritto, e di cui la donna non si era resa conto, assumendone inconsapevolmente una dose fatale che ha reso vano anche l’immediato ricovero d’urgenza. Da qui la decisione allora assunta dalla procura iblea di procedere con l’autopsia.