La rosticceria “r’arrièri all’ex Standa” a Modica ha chiuso dopo 60 anni di attività, sancendo la fine di un’epoca. I ringraziamenti dei titolari

HomeAttualità

La rosticceria “r’arrièri all’ex Standa” a Modica ha chiuso dopo 60 anni di attività, sancendo la fine di un’epoca. I ringraziamenti dei titolari

MODICA – Ancora oggi, passando nel vicolo dietro alla ex Standa che porta in corso Umberto, nel cuore del centro storico di Modica, è possibile immaginare il profumo delle arancine e dei panzerotti messi a friggere, o dei pastizzi, dei pastieri e delle scacce appena sfornati. Ma poi, la saracinesca mestamente abbassata riporta alla dura realtà: la rosticceria Occhipinti Leggio ha chiuso i battenti, dopo quasi 60 anni di ininterrotta attività che ha accompagnato almeno 4 generazioni. Ha chiuso da un giorno all’altro, quasi in punta di piedi, senza preavvisi o cartelli. Una decisione sofferta e ponderata da parte dei proprietari e gestori, ma che non poteva più essere rinviata per svariati motivi, a cominciare dagli anni che passano e che diventano sempre più pesanti, specie nel contesto di un lavoro che impegna duramente, ogni giorno.

A distanza di giorni dalla chiusura della rosticceria, tra i tantissimi clienti che venivano anche da fuori città e dalle province limitrofe per gustarne le prelibatezze tipiche modicane, c’è chi ancora percorre speranzoso quel vicolo, nell’illusione di rivedere di nuovo quella saracinesca alzata, di respirare ancora quell’invitante profumo che si spandeva nell’aria, di assaporare, un’ultima volta, gli inimitabili rustici della signora Giovanna Leggio, figura centrale di riferimento del locale, aperto nel lontano 1969 dal marito Giorgio Occhipinti e da nonna Angela, con l’instancabile e continuo lavoro in laboratorio della cugina Maria Vicari, anche lei anima della rosticceria, fin da ragazzina. E poi le 2 figlie, Claudia e Angela, che già da piccole apparecchiavano ai tavoli, distribuendo scacce, pastieri, pastizzi e arancine, versando fiumi di passito, spuma e chinotto. Erano gli indimenticabili anni 80, quando l’appuntamento alla “rosticceria dietro la Standa” era un rituale fisso e irrinunciabile, per famiglie e turisti, prima della passeggiata al corso o della sosta allo stretto per “prendersi il fresco”.

“Ricordo che in quei bellissimi tempi – racconta Claudia, con una punta di commozione – era un continuo viavai di persone, tra clienti e fornitori. Io e mia sorella davamo una mano lavando i pomodori e le verdure, apparecchiando e sparecchiando i tavoli, pulendo le stoviglie. Ricordo ancora la motoape che da Scicli ci portava, 3 volte alla settimana, una dozzina di cassette di pomodoro fresco che subito trasformavamo in salsa pronta per le scacce. E poi il contadino che portava direttamente dai campi le verdure e gli ortaggi, sempre di giornata, il massaro che ci riforniva di ricotta calda. Gli stessi affidabili e affezionati fornitori di fiducia da una vita. Eravamo un’allegra famiglia allargata”.

Giorni felici che si susseguivano in un locale semplice, quasi spartano, rimasto praticamente identico nonostante l’implacabile scorrere degli anni, in un effetto vintage che ne esaltava la peculiarità, rappresentata anche dalla storica assenza di un’insegna, di cui non se ne sentì mai il bisogno. Tutti, difatti, conoscevano la rosticceria, i cui piatti forti erano le arancine modicane tradizionali, fatte con la ricetta originale di un tempo, e la pizza a sfincione, alta e morbida: 2 specialità rese ancora più buone e inconfondibili dai segreti della preparazione artigianale tipica dei titolari della rosticceria, che, negli ultimi anni, andava forte per i panzerotti, rustici di pasta fritta, croccanti fuori e morbidi dentro, ripieni di pomodoro fresco, prosciutto e mozzarella filante. “Li introducemmo circa un ventennio fa sulla base di una mia intuizione – ricorda Claudia – e riscossero fin da subito un grande successo che durava ancora oggi, specie tra i giovani”.

Ma la rosticceria, “chidda r’arrièri all’ex Standa”, come tutti la indicavano, era anche un punto di riferimento carico di rapporti umani, dove non mancavano mai un sorriso o una parola sincera. La famiglia Occhipinti Leggio era il cuore pulsante di un locale, che, tra profumi e sapori che rievocavano i piatti preparati dalle sapienti mani delle nostre nonne e delle nostre mamme, emanava anche una forte umanità, in un rapporto speciale con i clienti che si sono succeduti in questi lunghi decenni. E proprio questi ultimi, compreso chi scrive, si sono sinceramente dispiaciuti per la chiusura, che ha di fatto segnato la fine di un’epoca, l’ultima testimonianza della raggiante Modica di un tempo magico che non esiste più.

“La mamma – prosegue Claudia – pur essendo in pensione già da anni, ha continuato a lavorare instancabilmente non solo per passione, ma soprattutto per quel magnifico rapporto instaurato con i clienti. Ma ora aveva bisogno di riposarsi, e non ce la siamo sentita di continuare senza di lei. Mia mamma porterà sempre nel cuore la sincera attestazione di vero e profondo affetto dimostrata dalle persone, che l’ha ricompensata di decenni di duro lavoro e sacrifici. Ringraziamo davvero tutti per il profondo affetto che ci avete donato in questa lunga avventura”. E gli affezionati clienti, compreso chi scrive, a loro volta ringraziano la famiglia Occhipinti Leggio per averci assicurato, in questi lunghi anni, i sapori e i profumi veri e autentici della tradizione culinaria modicana, accompagnati da un calore umano insostituibile, che vivranno per sempre nei ricordi.

Nella foto in alto, da sinistra Claudia Occhipinti, Maria Vicari, Giovanna Leggio e Angela Occhipinti