35 telefonate al Cup per prenotare (senza esito) un controllo salvavita del tumore: la storia di Maria da Ragusa ripresa dai media nazionali

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35 telefonate al Cup per prenotare (senza esito) un controllo salvavita del tumore: la storia di Maria da Ragusa ripresa dai media nazionali

RAGUSA – Ha registrato rilevanza mediatica nazionale la storia di Maria Spadaro, paziente oncologica di Ragusa, che, dopo un intervento per carcinoma, deve sottoporsi a controlli periodici ogni 6 mesi. Controlli che non sono un optional, ma una garanzia di vita. Eppure, quando Maria prova a prenotarli, si scontra con un muro di gomma: il Cup dell’Asp di Ragusa non risponde. Non una volta, non due. Per giorni. Maria racconta di aver fatto fino a 35 telefonate, seguendo ogni passaggio della voce automatica, aspettando, riprovando, insistendo. Ma dall’altra parte non arriva mai un operatore. Il telefono squilla nel vuoto, come se la salute di una paziente oncologica fosse un dettaglio secondario. E così un controllo fondamentale diventa un percorso a ostacoli, un labirinto burocratico che nessuno dovrebbe affrontare, tanto meno chi ha già vissuto il trauma di un tumore.

La vicenda è arrivata fino alla rubrica “L’Indignato Speciale” del Tg5, che ha acceso i riflettori su un problema che non riguarda solo Maria, ma tanti cittadini che si trovano nella stessa situazione: prenotare una visita diventa un’impresa, mentre la tecnologia e gli sportelli alternativi non sempre sono accessibili a tutti. Non tutti hanno dimestichezza con i servizi online, non tutti possono raggiungere fisicamente gli uffici. E intanto il tempo passa, e per chi ha affrontato un carcinoma il tempo non è mai neutro. Di fronte alla denuncia, l’Asp di Ragusa ha promesso di potenziare il Cup, spiegando che il numero di chiamate è elevato anche perché il sistema riceve richieste da fuori provincia. Una giustificazione che non basta a placare l’indignazione: se il servizio è sovraccarico, va rafforzato. Se le chiamate sono troppe, va aumentato il personale. Se la salute dei cittadini dipende da una prenotazione, quella prenotazione deve essere garantita. La storia di Maria non è solo un caso isolato: è il simbolo di una fragilità strutturale che rischia di trasformare il diritto alla cura in una lotteria. E quando a rimanere intrappolati nella burocrazia sono i pazienti oncologici, la denuncia non è solo legittima: è necessaria.