RAGUSA – A Ragusa il tema dell’esodo giovanile non è più un dato statistico da commentare a distanza, ma una realtà che ogni famiglia conosce da vicino. Ogni anno decine e decine di ragazzi tra i 18 e i 34 anni lasciano la provincia per proseguire gli studi universitari o per cercare un impiego più stabile e meglio retribuito al Centro‑Nord o all’estero. Le stime più attendibili parlano di un tasso di migrazione pari al 12,4 per mille, un valore che pesa ancora di più se si considera che Ragusa, rispetto al resto della Sicilia, mantiene un profilo demografico più giovane della media. Eppure, questo non basta a trattenere chi vorrebbe costruire qui il proprio futuro. Secondo le analisi regionali, la Sicilia perde ogni anno circa 20.000 residenti, e quasi la metà sono under 35. Tra loro c’è una quota significativa di laureati qualificati, un capitale umano che il territorio ibleo fatica a valorizzare e che finisce per arricchire altre regioni o altri Paesi. Le mete più frequenti restano Lombardia ed Emilia‑Romagna, mentre circa il trenta per cento sceglie l’estero, con Regno Unito e Germania tra le destinazioni più battute. È un fenomeno che non riguarda solo chi parte definitivamente: molti trasferimenti non vengono registrati nelle anagrafi perché legati a periodi di studio o a contratti precari, ma incidono comunque sulla vita economica e sociale della città.
Su questo quadro interviene il coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia, Luca Poidomani, che sottolinea come la questione non possa essere affrontata con superficialità. «Questi numeri raccontano una verità che a Ragusa conosciamo bene: i nostri giovani sono preparati, motivati, capaci, ma spesso non trovano qui le condizioni per restare. Non è un problema che si risolve cercando colpe lontano. Il punto non è prendersela con il governo nazionale, ma capire cosa possiamo fare noi, qui, come comunità e come amministrazioni locali, per creare opportunità concrete». Poidomani richiama l’attenzione sulle criticità del mercato del lavoro ibleo, dove la sotto‑occupazione e le retribuzioni non adeguate alle competenze dei neolaureati continuano a rappresentare un ostacolo. A questo si aggiunge l’alta percentuale di giovani che non studiano e non lavorano, un fenomeno che amplifica la spinta a partire e che impoverisce ulteriormente il tessuto sociale.
«Non possiamo permetterci di perdere un’intera generazione – afferma – perché ogni ragazzo che va via senza tornare è un pezzo di futuro che Ragusa lascia andare. È necessario che le amministrazioni locali si assumano la responsabilità di creare le condizioni per rendere la città attrattiva, dinamica, capace di offrire prospettive reali». Il coordinatore cittadino ribadisce la disponibilità di Fratelli d’Italia a collaborare in modo costruttivo. «Noi siamo pronti a dare il nostro contributo, senza pregiudizi e senza bandiere da sventolare. L’obiettivo è uno solo: invertire la tendenza. Anche un primo passo, se fatto con serietà, può diventare un segnale forte per i nostri giovani. Ragusa deve tornare a essere un luogo dove si può scegliere di restare, non perché mancano alternative, ma perché qui si intravede un futuro possibile». Poidomani conclude ricordando che la sfida non è ideologica ma profondamente civica, e che riguarda tutti: istituzioni, imprese, scuole, famiglie. «Se vogliamo che Ragusa cresca, dobbiamo mettere i giovani nelle condizioni di crescere qui. È un impegno che Fratelli d’Italia è pronta a portare avanti con determinazione, perché il futuro della città passa inevitabilmente dalla capacità di trattenere e valorizzare le sue energie migliori. Siamo pronti a dare il nostro contributo di idee con la costituzione di un fronte di analisi che evidenzi nella maniera migliore quali devono essere le scelte migliori da compiere per il futuro».

