Udienza preliminare davanti al gup del tribunale di Ragusa per il deputato regionale e già sindaco di Modica Ignazio Abbate

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Udienza preliminare davanti al gup del tribunale di Ragusa per il deputato regionale e già sindaco di Modica Ignazio Abbate

MODICA – Il deputato regionale della Dc e già sindaco di Modica Ignazio Abbate dovrà comparire dinanzi al giudice delle udienze preliminari del tribunale di Ragusa assieme ad altri 4 indagati il prossimo luglio nell’ambito delle 2 inchieste della procura iblea che lo vedono indagato: quella relativa agli indennizzi per la tromba d’aria che il 17 novembre 2021 devastò Modica, e l’altra inerente alla gestione dei fondi regionali destinati ai buoni libro. Secondo l’accusa, sarebbero stati richiesti e ottenuti contributi pubblici per terreni ubicati nel territorio di Ragusa, che, in base agli accertamenti eseguiti dalla Guardia di Finanza, non sarebbero stati interessati dagli effetti della tromba d’aria. Al centro dell’inchiesta vi è una richiesta di ristoro superiore a 154.000 euro da parte un’azienda agricola.

Il secondo filone d’indagine riguarda invece la gestione dei contributi regionali destinati alla fornitura gratuita e semigratuita dei libri di testo per gli anni scolastici 2019-2020, 2020-2021 e 2021-2022. In questo procedimento risultano indagati Ignazio Abbate e l’allora segretario generale del Comune di Modica Giampiero Bella. Secondo la tesi della procura, una parte delle somme trasferite dalla Regione Siciliana al Comune, per un importo complessivo di circa 472.000 euro, non sarebbe stata utilizzata per le finalità previste dalla normativa. In particolare, oltre 148.000 euro sarebbero risultati non impiegati per l’erogazione dei buoni libro e avrebbero dovuto essere restituiti all’amministrazione regionale. In questo procedimento le parti offese sono la Regione Siciliana, il Dipartimento regionale della Protezione Civile e il Comune di Modica. L’onorevole Abbate ha sempre respinto ogni addebito, sostenendo di non avere avuto responsabilità dirette negli atti amministrativi contestati e dichiarandosi fiducioso nel lavoro della magistratura.

“Mi sembra una cosa assurda, mai si è visto che un sindaco sia accusato di responsabilità su un atto amministrativo. Ci sono, pubblicate, le determine di accettazione, impegno e liquidazione, per verificarlo basta andare sul sito”: così il deputato Ignazio Abbate si difende dall’accusa sulla gestione dei buoni libro con fondi vincolati destinati ad altro. Al deputato modicano, sindaco di Modica per 9 anni, come accennato viene contestato l’utilizzo dei fondi regionali destinati ai buoni libro per gli anni scolastici in un arco temporale di 3 anni, ovvero le risorse vincolate per legge al sostegno delle famiglie nell’acquisto dei libri di testo. La Regione ha peraltro chiesto al comune di Modica la restituzione delle somme non erogate, pari a quasi 150.000 euro. Una parte di queste somme, relative a più annualità, sarebbe stata oggetto di verifiche per capire se sia stata utilizzata correttamente per le finalità previste o se, invece, abbia seguito percorsi amministrativi differenti. C’è da sottolineare che Abbate, nel 2023, non era già più sindaco di Modica, essendosi dimesso nell’aprile 2022.

Tornando al filone d’indagine sugli indennizzi relativi alla tromba d’aria, invece, secondo gli inquirenti, guardia di finanza a polizia che a suo tempo acquisirono documentazione sui fatti in oggetto, sussisterebbero opacità nella richiesta volta ad ottenere l’erogazione di fondi pubblici per i ristori dai gravi danni causati dal maltempo. Le aree interessate dagli indennizzi, dove sono operanti le aziende agricole, ricadono nel comune di Modica e in quello di Ragusa, per eventi successivi a quando Ignazio Abbate era sindaco di Modica e risalenti al 2023, per una richiesta complessiva di circa 154.000 euro di risarcimento, tramite un’apposita pratica presentata agli enti competenti. Il dipartimento regionale di protezione civile, che decide sull’erogazione degli indennizzi, aveva chiarito che la richiesta poteva essere presentata anche nel territorio dove le aziende avevano sede legale, anche se i terreni danneggiati e dove le aziende operavano ricadessero in altro comune, come da decreto dell’ente competente del 2023.

“Si tratta – aveva dichiarato il deputato Abbate – della fase conclusiva di un’attività istruttoria relativa a questioni di natura prettamente tecnica, svolta dal Dipartimento della Protezione Civile e non dal Comune di Modica. La pratica in questione non é stata presentata dal sottoscritto, ma da soggetti terzi, ed è stata ritenuta conforme alla legge dall’ente competente, senza errori di rilevanza penale. Sull’onestà del sottoscritto – aggiunge Abbate – non vi può essere alcuna ombra, tanto più considerato che non vi è stato alcun intervento, a qualunque titolo, sulla pratica menzionata. Confidando pienamente nel lavoro degli organi competenti, affronto con serenità il futuro e continuo a svolgere il mio ruolo con responsabilità e correttezza istituzionale – conclude il deputato – come ho sempre fatto”. La vicenda, nonostante si protragga da mesi, è ancora alla fase embrionale, e sarà il magistrato a decidere se archiviarla o procedere. La vicenda era stata a suo tempo sollevata dal Pd.

Nel marzo del 2025 era già intervenuto il legale di fiducia dell’azienda agricola che gestisce i terreni oggetto del comunicato del Pd in merito agli indennizzi post calamità liquidati dal comune di Modica, sebbene alcune particelle risultassero essere ricadenti nel territorio di Ragusa, precisando già allora alcuni aspetti rilevanti della questione. “La Direttiva del Direttore Generale della Protezione civile regionale per la Sicilia – dichiarò all’epoca l’avvocato Giuseppe Rizza – regola le modalità di accesso ai contributi erogati dalla Regione per l’indennizzo dei danni verificatisi alle aziende operanti nei territori interessati nel periodo ottobre/novembre 2021 indicando quale organo istruttore il Comune territorialmente competente. L’azienda agricola che rappresento opera nel territorio provinciale di Ragusa conducendo in affitto circa 12 ettari di terre dislocate in Comuni diversi tutti ricadenti tra quelli interessati dagli eventi calamitosi e beneficiari degli indennizzi. Circa un ettaro (dei 12 utilizzati per le attività produttive aziendali) ricade nel territorio del Comune di Ragusa. La Direttiva in esame attribuisce il diritto agli indennizzi con attenzione prevalente alle attività produttive e non già alla proprietà dei terreni e degli immobili aziendali, comprendendo al punto 4.1 i titolari di diritti personali di godimento come gli affittuari o i comodatari.

“L’azienda agricola – spiegò allora l’avvocato – ha sede legale e operativa nel territorio comunale di Modica. Tale circostanza, confermata dai registri catastali e dal fascicolo aziendale depositato presso l’Anagrafe delle aziende agricole, individua Modica come luogo in cui l’impresa esercita l’attività in via prevalente. Solo una porzione marginale dei terreni ricade nel Comune di Ragusa. Alla luce di ciò, da un punto di vista sostanziale, l’azienda ha diritto agli indennizzi poiché le strutture aziendali condotte in affitto ricadono nei territori interessati e perché la sua sede legale, anch’essa, vi rientra. In merito alla titolarità del potere di concessione dei finanziamenti non v’è dubbio che essa spetti alla Protezione Civile Regionale che ha il potere di ammetterli o denegarli senza alcun ruolo dei Comuni all’interno del procedimento decisionale. I comuni, infatti, hanno solo il compito di raccogliere la documentazione necessaria, preistruire la pratica e trasmetterla alla Protezione Civile Provinciale che procede alla vera e propria istruttoria e trasmette gli atti all’organo detentore del potere di decisione finale e cioè la Protezione Civile Regionale”.

“Nella fattispecie in esame, dunque – fu chiarito ancora – la competenza preistruttoria (e non quella decisoria) appartiene al Comune di Modica ove l’azienda ha la sua sede legale ed operativa. Fermo restando che, a prescindere da tale competenza di raccolta documentale, vige il diritto all’indennizzo poiché tutti i Comuni del territorio provinciale sono individuati come beneficiari. Ai sensi dell’art. 8 della Direttiva, i Comuni svolgono esclusivamente una funzione pre istruttoria, trasmettendo le istanze idonee alla Protezione Civile, che gestisce i fondi e provvede all’assegnazione dei contributi. Non vi è alcuna discrezionalità comunale nel valutare l’ammissibilità o la misura del ristoro. Come non vi è alcuna competenza per la eventuale revoca del contributo che rimane di competenza esclusiva del Dipartimento di Protezione civile regionale. Non vi è dubbio – conclude l’avvocato – che l’azienda che io assisto ha subito gravissimi danni dagli eventi calamitosi del novembre 2021 e che ha diritto agli indennizzi erogati dalla Regione Sicilia per aiutare economicamente il tessuto produttivo dei territori coinvolti messo a dura prova dagli accadimenti intervenuti”. Nell’udienza preliminare del 3 luglio il gup deciderà dunque su un eventuale rinvio a giudizio o sul proscioglimento.