VITTORIA – E’ approdato in Corte d’Assise di Appello a Catania con la prima udienza il processo per omicidio che in primo grado si era concluso con la condanna a 26 anni di reclusione, con l’esclusione dell’aggravante della premeditazione e le attenuanti generiche equivalenti alle contestate aggravanti, a carico di Alex Ventura, 29 anni, vittoriese, accusato di aver ucciso il comisano Giovanni Russo, 22 anni. L’omicidio avvenne a Vittoria, in via IV aprile, con 2 colpi di fucile, uno alla testa e uno al cuore, a distanza ravvicinata, il 27 febbraio 2024. La Corte, che aveva sospeso i termini della custodia cautelare in attesa delle motivazioni, aveva disposto il risarcimento danni in favore delle 11 parti civili per oltre 2 milioni di euro, di cui 355.000 euro per la moglie e 743.000 euro per i 2 figli minori.
Il difensore di Ventura aveva chiesto in via principale l’assoluzione per incapacità di intendere e di volere. A suo avviso si sarebbe trattato di un delitto d’impeto, una reazione sproporzionata dettata dal timore che la vittima potesse nuocere a lui o ai suoi familiari. In subordine, la difesa aveva chiesto l’esclusione delle aggravanti della premeditazione e dei futili motivi e una riduzione di pena con il riconoscimento delle attenuanti, anche in ragione della confessione. La strategia difensiva aveva inoltre investito il profilo probatorio, richiamando la pari dignità tra perizie e consulenze, con esiti contrastanti sulla valutazione psichiatrica: da un lato l’elaborato disposto dalla Corte e affidato al professor Antonino Petralia, dall’altro la consulenza di parte del professor Salvatore Bruno. Contestata infine l’attendibilità dei testimoni che avrebbero assistito ai fatti.

