Anche Ragusa deve “resuscitare” il centro storico: per Chiavola bisogna seguire l’esempio di Modica con un tavolo permanente

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Anche Ragusa deve “resuscitare” il centro storico: per Chiavola bisogna seguire l’esempio di Modica con un tavolo permanente

RAGUSA – “L’esperienza che in questi giorni si sta sviluppando a Modica, dove amministrazione, associazioni, categorie produttive e cittadini hanno dato vita a un tavolo permanente dedicato al centro storico, rappresenta un esempio di mobilitazione complessiva che merita attenzione. La città ha scelto di affrontare in modo corale le criticità del proprio cuore urbano, mettendo insieme competenze, visioni e responsabilità diverse, nella consapevolezza che solo un approccio condiviso può produrre risultati concreti. I temi emersi in quel contesto, dalla desertificazione commerciale alla perdita di residenti, dalla fragilità dei servizi alla necessità di una strategia di lungo periodo, sono, purtroppo, gli stessi che riguardano anche il centro storico della nostra Ragusa. E’ quanto dichiarato da Mario Chiavola, che, a nome dell’associazione Ragusa in Movimento, osserva come questa mobilitazione modicana rappresenti uno stimolo e, allo stesso tempo, un interrogativo per la nostra città.

«Mi chiedo – afferma – perché da noi non si sia mai pensato di creare qualcosa di analogo, un luogo stabile di confronto che coinvolgesse davvero tutti i soggetti interessati. Ci si è affidati, nel tempo, a singoli esperti, certamente qualificati, ma che forse non conoscono fino in fondo la complessità della nostra realtà urbana. Il centro storico è un organismo vivo, fatto di storia, identità, fragilità e potenzialità, e per affrontarlo serve una visione collettiva, non interventi isolati». Chiavola sottolinea che la sua non vuole essere una critica, ma una constatazione maturata osservando l’evoluzione – o, meglio, l’involuzione – del quartiere negli ultimi decenni. «Dobbiamo dircelo con onestà: il centro storico lo stiamo perdendo. E per invertire la tendenza serviranno almeno venti o trent’anni, gli stessi che sono stati necessari per ridurlo nelle condizioni in cui si trova oggi. Non esistono soluzioni rapide, ma esiste la possibilità di avviare un percorso serio, strutturato, partecipato. È questo che a Ragusa è mancato finora».

Nel ragionamento di Chiavola trova spazio anche il tema degli incentivi per la residenzialità, uno degli strumenti più citati negli ultimi tempi come leva per riportare vita nel centro storico. «È vero, gli incentivi ci sono. Ma come stanno funzionando? Quanti nuovi residenti hanno realmente attratto? Quanti immobili sono stati recuperati? E soprattutto: questi interventi stanno generando un cambiamento percepibile o restano iniziative isolate che non riescono a incidere sulla struttura complessiva del quartiere? Sono domande che dobbiamo porci con serietà, perché senza un monitoraggio costante e una valutazione trasparente dei risultati rischiamo di illuderci che bastino piccoli interventi per risolvere problemi profondi». L’associazione Ragusa in Movimento ritiene che sia arrivato il momento di aprire un confronto pubblico, ampio e inclusivo, che coinvolga residenti, commercianti, professionisti, associazioni, istituzioni e tutti coloro che hanno a cuore il futuro del centro storico. «Modica – conclude Chiavola – ci sta mostrando che quando una comunità decide di affrontare insieme le proprie fragilità, qualcosa si muove davvero. Ragusa non può restare indietro. Serve un tavolo permanente, serve una visione condivisa, serve la volontà di costruire un percorso che guardi ai prossimi decenni. Perché il centro storico non è un problema da gestire, ma un patrimonio da salvare».