L’Ue ha perso la sfida con la Storia ma i popoli europei potranno vincerla: l’unità politica e militare, la forza sociale trascinante del Vecchio Continente (Parte 2)

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L’Ue ha perso la sfida con la Storia ma i popoli europei potranno vincerla: l’unità politica e militare, la forza sociale trascinante del Vecchio Continente (Parte 2)

di Yari Lepre Marrani

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Per proseguire questa riflessione in modo più sistematico, è utile adottare uno sguardo storico-comparativo che consenta di cogliere le costanti e le discontinuità dei tentativi di unificazione europea. L’idea di una costruzione politica continentale non nasce nel Novecento, ma affonda le sue radici nel Medioevo e nella prima età moderna, quando si sviluppa il concetto di “res publica christiana”, una comunità di popoli uniti da una comune appartenenza religiosa e da un’autorità superiore, almeno simbolica.
Il Sacro Romano Impero, inaugurato con Carlo Magno e proseguito nei secoli successivi, rappresentò uno dei primi tentativi di creare una struttura sovranazionale europea. Tuttavia, la sua natura rimase sempre ambigua: più una confederazione di poteri locali che uno Stato unitario. Questa debolezza strutturale anticipa uno dei problemi fondamentali dell’Europa contemporanea: la difficoltà di conciliare autonomia locale e autorità centrale. Nel XVI secolo, l’impero di Carlo V cercò di riprendere e ampliare questa visione, includendo vasti territori europei sotto un’unica corona. Anche in questo caso, tuttavia, la pluralità linguistica, culturale e religiosa rese impossibile una vera integrazione politica. La frattura provocata dalla Riforma protestante segnò un punto di non ritorno, sancendo la frammentazione dell’Europa in Stati sovrani sempre più autonomi.

Con la nascita dello Stato moderno, soprattutto dopo la Pace di Westfalia, si affermò il principio della sovranità nazionale. Questo modello garantì stabilità interna ma rese strutturale la competizione tra Stati, ponendo le basi per i conflitti che avrebbero segnato i secoli successivi. L’Europa divenne così un sistema di equilibri instabili, in cui la guerra rappresentava uno strumento ordinario della politica. In età contemporanea, il progetto di Napoleone Bonaparte può essere interpretato come un tentativo di superare questo sistema attraverso un’unificazione giuridica e amministrativa. Il Codice Napoleonico introdusse principi di uguaglianza formale e razionalizzazione normativa che influenzano ancora oggi molti ordinamenti europei. Tuttavia, l’elemento coercitivo e la dimensione egemonica del progetto ne determinarono il fallimento, alimentando reazioni nazionaliste. Un discorso analogo, ma su scala ancora più drammatica, vale per il progetto del Terzo Reich guidato da Adolf Hitler, il cui tentativo di costruire un “nuovo ordine europeo” si fondava su presupposti ideologici incompatibili con qualsiasi forma di convivenza pluralistica. Questo precedente storico ha segnato profondamente la coscienza europea, rendendo particolarmente sensibile il tema dell’unificazione politica.

Dopo il 1945, il progetto europeo si sviluppò in modo radicalmente diverso, privilegiando l’integrazione economica come strumento per prevenire nuovi conflitti. La creazione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio e, successivamente, dei Trattati di Roma rappresentò un approccio graduale e pragmatico. Tuttavia, come già evidenziato da Altiero Spinelli, questo metodo rischiava di rimanere incompleto se non accompagnato da una vera unione politica. Il Manifesto di Ventotene proponeva infatti una rottura più netta con il passato: la creazione di una federazione europea dotata di una costituzione e di istituzioni democratiche sovranazionali. Spinelli individuava con chiarezza il limite degli Stati nazionali, incapaci di garantire pace e progresso in un contesto globale sempre più interdipendente. Se si analizza l’evoluzione dell’Unione Europea negli ultimi decenni, emerge una tensione irrisolta tra integrazione e sovranità. L’introduzione dell’euro ha rappresentato un passo significativo verso l’unificazione, ma senza una corrispondente unione fiscale e politica ha generato squilibri e tensioni. Le crisi recenti hanno mostrato come l’assenza di un’autorità centrale forte limiti la capacità di risposta dell’Unione.

Da un punto di vista teorico, si potrebbe affermare che l’Europa si trova in una fase “intermedia”, che gli studiosi di scienza politica definirebbero come una “quasi-federazione”. Tuttavia, questa condizione appare sempre meno sostenibile nel lungo periodo. Le grandi potenze globali — Stati Uniti, Cina, Russia — operano come attori unitari, dotati di strumenti politici, economici e militari integrati. L’Europa, al contrario, continua a presentarsi come un mosaico di interessi nazionali spesso divergenti. Il riferimento alla politica dell’amministrazione di Donald Trump è particolarmente significativo in questo contesto. Il ridimensionamento dell’impegno americano nel multilateralismo ha messo in evidenza la dipendenza europea in materia di sicurezza e difesa. Questo ha riaperto il dibattito sulla necessità di una capacità militare autonoma, che non può prescindere da una struttura politica unitaria. In prospettiva storica, si può osservare come ogni fase di crisi abbia rappresentato anche un’opportunità di trasformazione. La stessa nascita degli Stati nazionali è stata il risultato di processi conflittuali e di riorganizzazione del potere. Analogamente, l’eventuale transizione verso una federazione europea richiederebbe una ridefinizione profonda delle istituzioni esistenti. Un elemento centrale di questa trasformazione riguarda il diritto. La coesistenza di sistemi giuridici nazionali differenti rappresenta un ostacolo significativo all’integrazione. L’adozione di un codice giuridico comune, pur nel rispetto delle specificità locali, costituirebbe un passo decisivo verso la creazione di uno spazio politico unitario. Anche in questo caso, il precedente napoleonico offre spunti interessanti, pur con tutte le cautele necessarie.

Infine, la dimensione politica e sociale non può essere trascurata. La costruzione di uno Stato federale europeo richiederebbe non solo riforme istituzionali, ma anche la formazione di una coscienza civica europea. Questo processo, necessariamente lungo e complesso, dovrebbe coinvolgere i cittadini in modo diretto, superando la percezione di distanza che spesso caratterizza le istituzioni comunitarie. In conclusione, l’Europa si trova di fronte a una scelta che ha pochi precedenti nella sua storia: completare il percorso di integrazione trasformandosi in una vera entità politica unitaria, oppure accettare una posizione marginale nel sistema internazionale. La storia insegna che le mezze soluzioni difficilmente reggono nel lungo periodo. Resta da vedere se il continente saprà trarre insegnamento dal proprio passato per costruire un futuro all’altezza delle sue ambizioni. Le sfide storiche non vanno mai perse. L’Europa ha dolorosamente dimostrato, in settanta anni, come da protagonista potenzialmente vincente di quella che poteva essere la più grande sfida storica degli ultimi secoli, è diventata un continente – fantoccio, privo di qualsiasi identità e visione storica. Ma questa situazione potrebbe non durare aeternaliter se prevarrà l’intraprendenza geopolitica di pochi sul colpevole lassismo socio – politico dei più. Solo allora l’attuale, fallimentare UE, potrà trasformarsi in quel sogno di forza europea che sola è in grado di vincere la sfida storica dell’unità, che la Storia stessa pone all’Europa e ai suoi popoli dalla fine dell’Impero Romano.

CHI E’ YARI LEPRE MARRANI
Il dottor Yari Lepre Marrani (nella foto in alto) è scrittore, giornalista culturale e analista geopolitico. Scrive su numerose testate sfruttando le proprie competenze storico giuridiche. Sull’Avanti! (organo ufficiale del Psi) cura una rubrica di carattere storico ed è analista geopolitico per il quotidiano online NG(Notizie Geopolitiche). Importante menzionare la sua collaborazione con il quadrimestrale dell’Ami (Associazione Mazziniana Italiana), Il Pensiero Mazziniano, con il quale Marrani collabora da anni con articoli o brevi saggi ispirati al pensiero repubblicano. Da settembre 2023 Marrani è inserito tra i poeti contemporanei di WikiPoesia al seguente link: https://www.wikipoesia.it/wiki/Yari_Lepre_Marrani