L’Ue ha perso la sfida con la Storia ma i popoli europei potranno vincerla: l’unità politica e militare, la forza sociale trascinante del Vecchio Continente (Parte 1)

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L’Ue ha perso la sfida con la Storia ma i popoli europei potranno vincerla: l’unità politica e militare, la forza sociale trascinante del Vecchio Continente (Parte 1)

di Yari Lepre Marrani

L’Europa si trova oggi davanti a un passaggio storico che ricorda, per intensità e drammaticità, altri momenti cruciali della sua lunga vicenda. Il tema dell’unificazione del continente non è nuovo: è una tensione che attraversa i secoli, riaffiorando ogni volta che crisi profonde mettono in discussione l’equilibrio tra Stati, potere e identità. Oggi, tra instabilità geopolitica, ritorno dei nazionalismi e indebolimento delle istituzioni comunitarie, la questione torna con forza: l’Europa può ancora diventare una grande potenza oppure è destinata a un lento declino?
Per comprendere la portata di questo bivio, è utile guardare indietro. Il sogno di un’Europa unita ha animato figure e imperi che hanno tentato, con mezzi spesso violenti, di creare una struttura politica continentale. Carlo Magno, con il suo Sacro Romano Impero, cercò di dare un ordine politico e religioso unitario a gran parte dell’Europa occidentale. Più tardi, Napoleone Bonaparte impose un sistema amministrativo e giuridico relativamente omogeneo su vaste aree del continente, diffondendo il Codice Civile e una visione centralizzata dello Stato. Anche Adolf Hitler, seppur in modo tragico e distruttivo, tentò una forma di dominio europeo, dimostrando quanto pericolosa possa essere un’unificazione basata sulla forza e sull’annientamento delle differenze.

Questi tentativi fallirono perché imposti dall’alto e fondati sulla coercizione. Tuttavia, rivelano una costante: la frammentazione europea ha sempre generato conflitti, mentre l’idea di unità ha rappresentato, pur nelle sue distorsioni, una risposta alle divisioni. Dopo le devastazioni della Seconda guerra mondiale, questa consapevolezza portò alla nascita del progetto europeo moderno, basato non sulla conquista ma sulla cooperazione. In questo contesto emerge la figura di Altiero Spinelli, autore del Manifesto di Ventotene. Spinelli intuì che la pace e la stabilità in Europa non potevano essere garantite da un semplice equilibrio tra Stati sovrani, ma richiedevano una vera federazione, dotata di istituzioni comuni, una costituzione e un potere politico sovranazionale. La sua visione non era quella di una semplice unione economica, ma di uno Stato federale europeo capace di agire come soggetto politico unitario.

A distanza di decenni, l’Unione Europea appare però lontana da quell’ideale. Nata come progetto di integrazione progressiva, ha costruito un mercato unico e una moneta comune, ma non ha mai completato il passaggio verso una piena unione politica. Le sue istituzioni sono spesso percepite come lente, tecnocratiche e incapaci di rispondere con efficacia alle crisi. La gestione delle crisi finanziarie, migratorie e geopolitiche ha evidenziato divisioni profonde tra gli Stati membri, mettendo in luce i limiti strutturali dell’attuale architettura. Il ritorno dei nazionalismi in molti Paesi europei e le politiche dell’amministrazione di Donald Trump hanno ulteriormente complicato il quadro. Il multilateralismo, che per decenni ha sostenuto la cooperazione internazionale, è stato messo in discussione, mentre le spinte sovraniste hanno rallentato il processo di integrazione. In questo contesto, l’Europa appare spesso divisa e incapace di parlare con una sola voce su questioni cruciali come la difesa, la politica estera e l’energia.

Alla vigilia di importanti anniversari simbolici come quello dei Trattati di Roma, emerge con forza la necessità di una svolta. Limitarsi a difendere l’esistente non basta più. Le sfide globali — dalla competizione tra grandi potenze alla sicurezza, dalla transizione energetica alle nuove tecnologie — richiedono una capacità decisionale e una forza politica che l’attuale Unione Europea fatica a esprimere. Da qui nasce la proposta, spesso controversa, di un salto qualitativo: la creazione di una vera federazione europea, dotata di una costituzione comune, di un sistema giuridico unificato e di una capacità militare autonoma e credibile. In questa prospettiva, l’Europa potrebbe finalmente agire come una grande potenza, capace di difendere i propri interessi e valori in un mondo sempre più competitivo.

Tuttavia, un simile progetto solleva interrogativi profondi. La storia europea insegna che ogni tentativo di unificazione deve confrontarsi con la pluralità delle identità, delle culture e delle tradizioni politiche. Una federazione imposta o percepita come distante dai cittadini rischierebbe di fallire, alimentando ulteriormente le tensioni interne. Per questo motivo, molti osservatori ritengono che il futuro dell’Europa dipenda dalla capacità di costruire un nuovo consenso politico dal basso, capace di superare le divisioni ideologiche tradizionali. Non si tratterebbe di un progetto “di destra” o “di sinistra”, ma di una visione che metta al centro l’interesse comune europeo, cercando di conciliare democrazia, efficienza e rappresentanza. In questo scenario, il tema della leadership diventa cruciale. La storia dimostra che i grandi cambiamenti politici spesso sono guidati da figure capaci di interpretare il proprio tempo e di mobilitare energie collettive. Tuttavia, è altrettanto evidente che una leadership efficace, nel contesto europeo contemporaneo, deve operare entro un quadro democratico solido, evitando derive autoritarie che contraddirebbero i valori stessi su cui l’Europa si fonda.

Il giudizio sull’Unione Europea attuale è oggetto di un acceso dibattito. C’è chi la considera un progetto incompiuto ma indispensabile, e chi invece la vede come un sistema inefficace e distante dai cittadini. In ogni caso, è difficile negare che l’assetto attuale presenti limiti significativi e che una riflessione profonda sul suo futuro sia necessaria.
L’Europa, dunque, è davvero a un bivio. Da una parte, può scegliere di rafforzare la propria integrazione, rilanciando l’idea federale e costruendo istituzioni più efficaci e legittimate democraticamente. Dall’altra, rischia di rimanere intrappolata in una struttura ibrida, incapace di evolversi e sempre più marginale nello scenario globale.
Il sogno di un’Europa unita, evocato da pensatori come Spinelli e De Gasperi e tentato, in forme diverse, da figure storiche del passato, resta ancora aperto. Ma la sua realizzazione dipenderà dalla capacità di conciliare unità e diversità, potere e democrazia, ambizione e consenso. Solo affrontando queste sfide con lucidità e senso storico sarà possibile evitare il declino e dare all’Europa un ruolo all’altezza della sua storia.

CHI E’ YARI LEPRE MARRANI
Il dottor Yari Lepre Marrani (nella foto in alto) è scrittore, giornalista culturale e analista geopolitico. Scrive su numerose testate sfruttando le proprie competenze storico giuridiche. Sull’Avanti! (organo ufficiale del Psi) cura una rubrica di carattere storico ed è analista geopolitico per il quotidiano online NG(Notizie Geopolitiche). Importante menzionare la sua collaborazione con il quadrimestrale dell’Ami (Associazione Mazziniana Italiana), Il Pensiero Mazziniano, con il quale Marrani collabora da anni con articoli o brevi saggi ispirati al pensiero repubblicano. Da settembre 2023 Marrani è inserito tra i poeti contemporanei di WikiPoesia al seguente link: https://www.wikipoesia.it/wiki/Yari_Lepre_Marrani