Ormai solo il 13,5% dei modicani vive in centro storico, circa il 40% degli immobili è vuoto. La desolazione scaturisce dalla crisi demografica

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Ormai solo il 13,5% dei modicani vive in centro storico, circa il 40% degli immobili è vuoto. La desolazione scaturisce dalla crisi demografica

MODICA – Confcommercio provinciale Ragusa interviene sul dibattito aperto a Modica dopo la seduta del Consiglio comunale del 15 aprile dedicata al futuro del centro storico. Una seduta partecipata, intensa, che ha visto la presenza di centinaia di cittadini e che, secondo il presidente provinciale Gianluca Manenti, rappresenta «un segnale positivo, perché quando un’aula consiliare torna a riempirsi di persone significa che la comunità sente il tema come proprio e vuole essere parte attiva delle scelte». Confcommercio provinciale Ragusa ha partecipato con il presidente sezionale di Modica, Giorgio Moncada, portando un documento articolato, frutto di un lavoro di analisi e di confronto interno. «Non siamo andati in Consiglio per lamentarci, ma per proporre un modello operativo», spiega Manenti. «La crisi del centro storico non è innanzitutto commerciale: è demografica e funzionale. Le vetrine vuote sono un sintomo, non la causa. Oggi solo il 13,5% dei modicani vive nel centro storico e circa il 40% degli immobili è vuoto. Se non si riparte da qui, nessuna rigenerazione sarà possibile».

Il modello proposto da Confcommercio si fonda su alcuni assi strategici: mappatura digitale costante degli immobili e dei flussi, incentivi per il ritorno alla residenza, trasferimento di uffici pubblici nel cuore della città, standard di qualità urbana, una cabina di regia permanente tra Comune e associazioni di categoria e una presenza universitaria stabile come infrastruttura di rigenerazione. Accanto al merito, Manenti pone però una questione di metodo istituzionale. «È giusto, e lo dico senza spirito polemico, che un’amministrazione ascolti tutti, ma esiste una differenza tra chi porta un’opinione personale e chi porta la sintesi strutturata di migliaia di imprese, lavoratori e famiglie. Le associazioni di categoria non sono una voce tra le tante: sono corpi intermedi riconosciuti dallo Stato, strumenti di continuità e competenza che garantiscono memoria, dati e capacità di proposta».

Il riferimento è all’ordine degli interventi durante la seduta, che ha visto parlare prima numerosi cittadini singoli e solo successivamente le associazioni. «Non è una questione di precedenza formale», chiarisce Manenti, «ma di efficacia. Se si ascoltano solo le voci più rumorose del momento e non chi porta analisi, esperienza e responsabilità, si rischia di privarsi dello strumento più prezioso: la continuità della conoscenza. Gli amministratori passano, ed è naturale che sia così. Le associazioni restano, e con esse la responsabilità di garantire che ciò che si è imparato in decenni di lavoro non vada disperso». Manenti ricorda che Confcommercio «esiste dal 1945 e ha attraversato ogni stagione economica del Paese, dalla ricostruzione postbellica al Covid. Non siamo spettatori: siamo parte attiva dei processi economici e istituzionali. La rappresentanza non è un privilegio, è un servizio che offriamo al territorio». Per questo, il presidente provinciale auspica che quanto accaduto a Modica diventi un metodo stabile. «La partecipazione è fondamentale, ma deve andare di pari passo con l’ascolto consapevole di chi porta proposte operative e una visione che non si esaurisce nel ciclo elettorale. Confcommercio continuerà a esserci, con o senza inviti formali, perché la rappresentanza autentica non cerca palchi: cerca risultati. E i risultati si ottengono sedendosi al tavolo prima che un problema diventi emergenza». Manenti conclude con un messaggio chiaro: «Siamo qui, come sempre. Disponibili, competenti, presenti. Il centro storico di Modica può rinascere, ma solo se si costruisce un percorso condiviso e se si riconosce il ruolo di chi, da ottant’anni, lavora per il bene dell’economia e della comunità».