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L’associazione culturale Schierarsi Modica, la Cgil e il Sunia propongono le case ad un euro e una strategia strutturale e condivisa per ripopolare e valorizzare il centro storico

MODICA – “Fa piacere assistere, in questi giorni, a un tale fermento d’idee volte a bloccare il declino e favorire la rinascita dei centri storici di Modica Bassa, Modica Alta e quartiere Dente. Fa piacere, altresì, notare finalmente l’attenzione delle Istituzioni locali che per anni, invece, si sono dimostrate insensibili alle innumerevoli proposte che sono pervenute sia dall’esterno sia dall’interno della massima istituzione cittadina quale il Consiglio Comunale”: lo si legge nel comunicato dell’associazione culturale Schierarsi Modica, che, nello specifico, fa riferimento “Alle innumerevoli proposte fatte e presentate, durante la scorsa consiliatura, dal 2018 al 2023, dall’ex Consigliere comunale, Marcello Medica, oggi appartenente a questa associazione, proposte volte anche a valorizzare i centri storici e a favorirne il ripopolamento. Una su tutte, la mozione avente ad oggetto il Progetto “Case a 1 euro”, presentata in Consiglio Comunale il 29 gennaio 2021.

Una mozione attraverso la quale si prendeva atto del processo di spopolamento e abbandono sempre più forte in diversi quartieri del centro storico della città (Sant’Andrea, San Paolo, San Girolamo, Casale, Vignazza, Cartellone, Catena, Monserrato, Santa Lucia, ecc.). Si prendeva atto, altresì, che per evitare la “morte” di una parte consistente del centro storico fosse indispensabile avviare una strategia di ripopolamento per porre in essere una serie di interventi virtuosi. Inoltre, si evidenziava come attraverso il Progetto “Case a 1 euro” gli acquirenti avrebbero dovuto assumere l’impegno (oltre all’acquisto a prezzo simbolico) di effettuare gli interventi di ristrutturazione e riqualificazione entro un tempo massimo, assoggettando il loro impegno alla costituzione di una fidejussione a favore del Comune che avrebbe garantito sull’impegno a realizzare gli interventi di ristrutturazione e riqualificazione; mentre gli immobili sarebbero potuti essere destinati a finalità abitative, cohousing, albergo diffuso, B&B e altre varianti turistico-ricettive.

La mozione impegnava Sindaco e Giunta Comunale a censire le abitazioni che versavano in situazione di fatiscenza e abbandono; a contattare i proprietari delle abitazioni fatiscenti e abbandonate per proporre il Progetto “Case a 1 euro”; a predisporre tutti gli atti necessari affinché il Comune funga da intermediario per mettere in contatto domanda e offerta e per agevolare e incentivare fiscalmente gli interventi di ristrutturazione edilizia sugli immobili ricadenti nel Progetto “Case a 1 euro”. Una proposta che è stata bocciata per pura contrapposizione politica, a danno della città che, invece, avrebbe avuto a disposizione uno strumento in più per evitare il declino a cui stiamo assistendo. Sono, infatti, numerosi i Comuni che avviando il Progetto “Case a 1 euro” hanno rianimato il mercato immobiliare, promuovendo anche la nascita di attività turistiche, attivando l’economia di tutta la zona interessata. Siamo sconcertati dal fatto che oggi, la stessa forza politica alla quale apparteneva il Consigliere proponente, ovvero il M5S, nel suo intervento sul centro storico, disconosce totalmente l’operato del Consigliere Medica e il peso e la valenza della proposta stessa, assumendo un atteggiamento pretestuoso al pari a quello delle forze politiche che a suo tempo boicottarono la virtuosa mozione.
Auspichiamo, pertanto, che tale proposta, la cui Delibera n. 49 del 27.05.2021 alleghiamo, venga anch’essa ripresa dalle attuali Istituzioni comunali, insieme a tante altre che una volta attuate – conclude la nota – potrebbero risollevare le sorti dei centri storici della nostra città.

LA PROPROSTA DELLA CGIL E DEL SUNIA
“Spopolamento dei centri storici: serve una strategia strutturale e condivisa per il futuro dei territori”: lo si legge in una nota della Cgil. “Il dibattito sviluppatosi negli ultimi giorni sul caso dello spopolamento del centro storico di Modica – prosegue il comunicato – impone una riflessione ampia e non più rinviabile su un tema che va ben oltre i confini comunali. Si tratta infatti di una questione che interessa l’intera provincia di Ragusa e, più in generale, tutta la Sicilia e il Paese. I casi emblematici dei centri storici di Ragusa, segnati da un progressivo abbandono, così come le criticità sociali presenti in realtà come Vittoria, evidenziano una tendenza diffusa che riguarda anche i comuni montani e le aree interne, sempre più marginalizzate rispetto ai servizi essenziali. Lo spopolamento dei borghi e dei centri storici è quindi parte di una più ampia questione territoriale, che chiama in causa equità, accesso ai servizi e qualità della vita.

Come Cgil e Sunia, da anni denunciamo questa situazione e lanciamo un allarme che troppo spesso è stato ignorato. Non si può continuare ad affrontare il problema solo quando diventa emergenza: è necessario anticipare i fenomeni, pianificare e intervenire con visione. Tra le principali cause dello svuotamento dei centri storici vi è la progressiva riduzione dei servizi: la razionalizzazione delle aziende sanitarie, la chiusura o il ridimensionamento degli uffici postali, l’accorpamento delle caserme a causa della riduzione degli organici. A questi fattori si aggiungono i profondi cambiamenti nelle abitudini abitative dei cittadini: oggi si richiedono spazi diversi, più funzionali, spesso con aree esterne, difficilmente compatibili con il patrimonio edilizio dei centri storici, caratterizzato da piccole metrature e strutture su più livelli.

“Le città devono tornare a mettere il cittadino al centro delle politiche urbanistiche e delle scelte amministrative – dichiara Salvuccio Ciranna Segretario Provinciale Sunia Ragusa – progettando spazi che rispondano concretamente ai bisogni delle persone e delle famiglie. In questa prospettiva, i centri storici devono essere rigenerati e resi nuovamente vivibili, adattando il patrimonio edilizio esistente alle nuove esigenze abitative, sociali e di accessibilità. In molti casi, inoltre, regolamenti e vincoli urbanistici impediscono l’adeguamento degli immobili alle nuove esigenze, bloccando processi di accorpamento e ristrutturazione che potrebbero rendere nuovamente attrattivi questi luoghi. Non è più sostenibile immaginare i centri storici come spazi destinati esclusivamente a un turismo mordi e fuggi, con la proliferazione di B&B e case vacanza. È necessario riportare i residenti, restituire vitalità e funzione sociale a questi contesti urbani.

Serve una strategia di rigenerazione urbana che guardi al futuro, ma che sia avviata subito. Se interventi strutturali fossero stati messi in campo vent’anni fa, oggi la situazione sarebbe profondamente diversa. Preoccupa, in questo scenario, l’assenza della politica, soprattutto a livello nazionale e regionale. Problemi di questa portata non possono essere affrontati senza un impegno concreto in termini di risorse e programmazione. Senza investimenti reali, il rischio è quello di rimanere confinati in un dibattito sterile, privo di ricadute operative. Accogliamo positivamente la proposta emersa dal Consiglio comunale di Modica relativa all’istituzione di una consulta sul centro storico, quale strumento utile a favorire partecipazione, confronto e progettualità condivisa. Riteniamo che iniziative di questo tipo possano rappresentare un primo passo concreto per costruire percorsi strutturati di rigenerazione.

Allo stesso tempo, è fondamentale ribadire che i centri storici non possono essere concepiti come realtà isolate o separate: devono armonizzarsi con il resto della città, integrarsi nei servizi, nelle dinamiche sociali ed economiche, evitando il rischio di essere relegati a una sorta di “città nella città”, priva di connessioni reali con il tessuto urbano complessivo. “Per questo riteniamo fondamentale spostare il confronto su un piano provinciale – dichiara Giuseppe Roccuzzo Segretario Generale Cgil Ragusa- coinvolgendo tutte le forze sociali, politiche e tecniche del territorio. È necessario avviare un dibattito strutturato che porti, ad esempio, all’estensione di strumenti normativi efficaci – come la legge speciale per Ragusa Ibla – a tutti i comuni della provincia”. Ma non basta replicare modelli esistenti: occorre fare un passo in avanti e costruire insieme progetti innovativi di rigenerazione urbana, capaci di rispondere alle esigenze contemporanee e di restituire centralità ai centri storici. Il futuro dei nostri territori – chiude il comunicato – passa dalla capacità di affrontare oggi queste sfide con responsabilità, visione e concretezza”.