Nella sede del ministero al Turismo, in via Villa Ada a Roma, la poltrona lasciata da Daniela Santanchè, è ancora calda, ma dopo le dimissioni “auspicate” dalla premier Giorgia Meloni, che è anche a capo del suo partito, Fratelli d’Italia, e poi attuate mercoledì scorso, è il momento dei nomi dei probabili successori. Tra questi nomi spicca quello di Salvo Sallemi, senatore di Fratelli d’Italia originario di Vittoria. Si tratta di un comparto fondamentale per l’economia italiana, che nel 2025 ha generato, tra spesa diretta e impatto sul territorio, oltre 185 miliardi di euro ed è chiamato a un’ulteriore crescita nel 2026, l’anno di Milano-Cortina e della consacrazione dell'”Italia destinazione mondo”.
Sallemi, contattato da La Sicilia, mette subito le mani avanti: «Non ho saputo nulla fino adesso, ma sono contento di essere stato inserito in questo “totonomi”. E’ per me un onore che il mio nome venga tenuto in considerazione dal mio partito, di cui sono un militante storico». Sallemi non ha esperienze specifiche nel settore, ma viene da un territorio, quello ragusano, che più di altri in Sicilia negli ultimi anni è stato al centro di una grande crescita turistica. «La mia specificità – ammette Sallemi, di professione avvocato – è un’altra, certo. Ma nonostante il mio background sia di natura diversa sono a disposizione del mio partito sempre, con qualunque ruolo che ritengano sia compatibile».
Tra gli altri papabili successori della Santanché ci sono anche Sandro Pappalardo, ex assessore al Turismo della Regione Siciliana, già consigliere d’amministrazione in Enit Spa, ovvero la società voluta proprio dalla Santanché per operare “in house” all’attrattività dell’offerta turistica nazionale, e Costanzo Jannotti Pecci, imprenditore e manager associativo del turismo termale e alberghiero (già alla guida di Federterme e Unione Industriali Napoli).

