RAGUSA – “La recente istituzione di un nuovo posto di polizia al pronto soccorso dell’ospedale “Giovanni Paolo II” di Ragusa rappresenta un passo concreto e positivo per garantire maggiore sicurezza agli operatori sanitari, e agli stessi pazienti, all’interno della struttura ospedaliera alla luce degli episodi di violenza sempre più frequenti”. Lo dice il consigliere comunale di Ragusa, Federico Bennardo. Che aggiunge: “È chiaro che quanto accade è frutto di un senso di rabbia crescente perché i cittadini si vedono ingiustamente sottratto un diritto fondamentale, quello alla salute, come conseguenza di anni di depotenziamento al sistema sanitario nazionale. Occorre però ricordare che gli operatori sanitari, che si trovano in prima linea, non decidono le code, non decidono i tagli alla sanità o al personale. Al contrario li subiscono e pertanto sono parte lesa anch’essi. Non possiamo parimenti ignorare che la richiesta di maggiore sicurezza non si esaurisce nel solo pronto soccorso”.
“È fondamentale – prosegue il consigliere comunale che è anche medico – estendere l’attenzione anche ai presìdi di guardia medica e ai servizi territoriali di assistenza, dove non di rado operatori sanitari e personale di turno, spesso soli, si trovano esposti a rischi analoghi, soprattutto nelle ore notturne e nei giorni festivi in luoghi distanti. Mi capita spesso di sentire di colleghi e colleghe, alcuni giovanissimi, che per timore chiedono ad un familiare di accompagnarli durante il loro turno. Recarsi al posto di lavoro non dovrebbe mai costituire motivo di paura o di preoccupazione per la propria incolumità, ma rappresentare un momento di servizio svolto in condizioni di serenità e sicurezza. Per questo motivo, sarebbe opportuno promuovere un rafforzamento delle misure di sorveglianza e di protezione anche nelle sedi della guardia medica, attraverso soluzioni integrate di sicurezza che possano includere maggiore presenza coordinata delle forze dell’ordine nelle ore più critiche e potenziamento dei sistemi di videosorveglianza. Aggredire un operatore sanitario non è uno sfogo, è un fallimento dello Stato e nostro se lo giustifichiamo. La rabbia è comprensibile, la violenza no. Chi dice il contrario sta colpendo solo il bersaglio sbagliato. Il più semplice forse”.

