NUOVE METODOLOGIE PER COMUNICARE LA BIBBIA
Nel difficile momento storico in cui viviamo, caratterizzato da una diffusa cultura laicista tendente sempre di più ad un relativismo culturale e religioso, sorge l’esigenza di presentare il messaggio cristiano in un modo rinnovato, in grado soprattutto di interessare le giovani generazioni, suggerendo modelli catechistici e formativi adatti alle nuove situazioni di vita della attuale società. E’ auspicabile che la Chiesa Cattolica, oggi, consideri la folta schiera di persone che si allontanano dal messaggio cristiano, non tanto per una conflittualità ideologica, quanto perché non vi intravedono ‘motivi di interesse’ in un progetto di vita cristiana che sentono lontano dalla propria esistenza.
Nella società moderna, secolarizzata e globalizzata, minacciata da un serpeggiante diffuso individualismo e da una caduta a picco dei valori religiosi della vita, si avverte la necessità e l’urgenza di favorire l’apertura a nuovi strumenti educativi nella trasmissione della fede, elaborando nuovi modelli catechistici formulati in un linguaggio semplice, rapportati concretamente alle realtà socio-culturali e alle difficoltà quotidiane della vita reale. E’ dunque necessario evitare di presentare i contenuti dottrinali del cristianesimo in una forma da accettare passivamente per tradizione.
Nell’attuale momento storico, caratterizzato dall’enorme e incontrollato sviluppo dei mezzi di comunicazione sociali che subissano la persona con una valanga d’informazioni in grado di offuscare la capacità di giudicare e di discernere fra realtà diverse, si avverte la necessità di ricercare nuovi percorsi di fede attraverso cui ciascuno possa intravedere concretamente e con facile intuizione l’agire di Dio nel mondo e nella storia.
Una rinnovata educazione religiosa, deve permettere alla gente comune di comprendere il grande progetto educativo-religioso inviato da Dio all’umanità attraverso la Bibbia, e mettere in luce il continuo e concreto operare di Dio per il bene dell’uomo.
Un autentico insegnamento religioso deve essere in grado di ripresentare il messaggio trasmesso dalla Bibbia in una forma che diventi facilmente riferimento e guida per l’umanità.
“Formare laici corresponsabili per un servizio ecclesiale convinto e appassionato, orientato realmente per la causa del Signore, animato da spirito di comunione e di servizio e non da logiche dialettiche di democraticismo che hanno niente a che vedere con la natura stessa della Chiesa” (S.E. Antonio Staglianò – Già Vescovo di Noto, oggi Presidente della Pontificia Accademia di Teologia)
La Chiesa Cattolica, nella consapevolezza dei mutamenti culturali, sociali, politici e religiosi (non ultimi la caduta delle ideologie totalizzanti e delle grandi utopie di liberazione storica), ha ritenuto di affrontare il tema dell’educazione religiosa nel documento pastorale dei Vescovi italiani “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia” (giugno 2001), un appello lungimirante ma purtroppo rimasto spesso inascoltato, soprattutto in gergo ecclesiale.
I Vescovi italiani, nel rileggere le condizioni interne della vita della Chiesa in un mondo che cambia, indicano gli orientamenti pastorali per i primi decenni del duemila. Con impeccabile e puntuale lungimiranza, affermano che in un’epoca globalizzata, multietnica e multi-religiosa, attraversata da profondi mutamenti culturali e religiosi, c’è urgente bisogno di rinnovamento missionario e che, per aprirsi alle nuove sfide della pastorale e annunziare la presenza viva di Gesù Cristo nel mondo, è necessario maturare decisioni coraggiose ricercando “nuovi itinerari catechistici e formativi”. I Vescovi italiani rivolgono la loro attenzione e preoccupazione soprattutto alla vasta area di battezzati, non praticanti, cresciuti in modo esponenziale negli ultimi anni, che stanno ai margini della comunità ecclesiale e che vivono un fragile rapporto con le chiese locali. Vengono definiti come “cristiani abbandonati da risvegliare alla fede, verso i quali non si è stati capaci di muovere ascolto e interesse”.
I Vescovi italiani si domandano: cosa fare e come agire concretamente, accogliendo le nuove esigenze del cristiano d’oggi?
“Accanto ai religiosi abbiamo bisogno di laici, ai quali è richiesta intelligenza, creatività e coraggio, capaci di dare vita a forme inedite di educazione alla fede e di pastorale; di loro il Signore si serve per la testimonianza e la comunicazione del Vangelo nella vita quotidiana, nei luoghi di lavoro e di vita sociale. Tutto ciò significa maturare una decisione coraggiosa a cambiare le cose, a ricercare innovazioni pedagogiche e nuovi strumenti educativi della fede secondo il diverso contesto culturale a cui sono rivolti”.
L’appello recente del Cardinale Kevin Farrel, nelle qualità di prefetto del Dicastero per i Laici e la Famiglia, a proposito della formazione cristiana dei laici, sottolinea: << C’è bisogno di una formazione cristiana dei laici per far fronte alla crescita spaventosa del numero di persone che non conoscono affatto Gesù Cristo… E’ necessario che ogni Chiesa locale, ogni diocesi, ogni singola parrocchia offra permanentemente percorsi di evangelizzazione, di iniziazione cristiana, di formazione alla fede, di accompagnamento alla crescita spirituale >>

