E’ scattato l’aumento per sigarette, tabacchi trinciati e prodotti svapo elettronici da venerdì 16 gennaio, come previsto dalla Legge di Bilancio per tutti i prodotti da fumo. La scure della manovra si abbatte in particolare sulle bionde tradizionali, con rincari che toccano punte di 30 centesimi a pacchetto.
Philip Morris apre la scia degli aumenti
La prima multinazionale ad adeguarsi è la Philip Morris, leader del mercato italiano. L’impatto sul portafoglio è immediato: per citare uno dei marchi più venduti, le Marlboro salgono da 6,50 euro a 6,80 euro. Il rialzo dei prezzi non risparmia i sigari e il tabacco trinciato (quello da rollare), mentre al momento rimane escluso il tabacco “riscaldato”. Nei prossimi giorni, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Adm) pubblicherà le tabelle aggiornate per tutti gli altri marchi presenti sul mercato.
Stangata anche sullo “svapo”
I rincari non risparmiano il settore delle sigarette elettroniche. La manovra ha stabilito un incremento progressivo delle aliquote sui liquidi da inalazione per il prossimo triennio: Liquidi con nicotina: l’imposta sale al 18% per il 2026 (arriverà al 22% nel 2028). Liquidi senza nicotina: il coefficiente è fissato al 13% per l’anno in corso (salirà al 17% nel 2028).
Obiettivo: 900 milioni di gettito
L’operazione varata dal Governo non è un caso isolato, ma l’inizio di un percorso già tracciato: i prezzi continueranno a salire gradualmente anche nel 2027 e nel 2028. Per l’anno appena iniziato, lo Stato punta a incassare circa 900 milioni di euro extra, risorse che serviranno a finanziare le misure della Legge di Bilancio.
