ISPICA – La città di Ispica ha celebrato la Pasqua con il dolore nel cuore per la morte di Alessandro Scapellato, titolare di un noto bar del centro, a soli 36 anni. Proprio davanti al locale in corso Garibaldi si è svolta, come da tradizione ultra secolare, la sentita festa ro “U Ncuontru”, l’emozionante incontro tra il Cristo Risorto e la Madonna Addolorata, culmine della Settimana Santa con le statue l’una verso l’altra tra campane a festa e l’esultanza dei fedeli, segnando la gioia pasquale. Una gioia velata di dolore, come accennato, per il tragico episodio che ha segnato l’intera comunità ispicese. “Se non avessimo celebrato la Pasqua – ha detto il sacerdote – sarebbe stata un sconfitta per tutti, perché la Pasqua simboleggia la vittoria della vita sulla morte, e nel segno di questa radicata convinzione siamo vicini al dolore della famiglia di Alessandro”. Parole pronunciate con commozione proprio dinanzi a quel bar, chiuso in segno di lutto, che ha sempre fatto parte integrante della grande festa della domenica di Pasqua.
Il corpo di Alessandro Scapellato è stato ritrovato sabato pomeriggio in fondo a una cava profonda circa 60 metri, nei pressi del convento di Santa Maria di Gesù, un luogo impervio fatto di dirupi, vegetazione fitta e passaggi estremamente pericolosi. La scena che i soccorritori hanno trovato è stata drammatica: l’auto con lo sportello aperto, il cellulare appoggiato su una balaustra, il corpo finito tra rovi e massi in un punto difficilissimo da raggiungere. Le operazioni di recupero sono state lunghe e complesse, rese possibili solo grazie all’intervento congiunto di Vigili del Fuoco, Soccorso Alpino della Guardia di Finanza e un elicottero che ha permesso il trasporto della salma. Sul posto anche i Carabinieri, impegnati nei rilievi e negli adempimenti di legge. La morte di Alessandro ha lasciato Ispica, una città di circa 16mila abitanti, in uno stato di sgomento profondo. Era un giovane padre, un lavoratore conosciuto e benvoluto, una presenza solare che molti ricordano per la sua generosità e il suo sorriso. La notizia si è diffusa rapidamente, lasciando la comunità affranta e incredula.
La salma del 36enne precipitato nella scarpata sotto il Convento di Santa Maria di Gesù è stata restituita ai familiari, dopo che l’autorità giudiziaria, sulla base degli accertamenti effettuati, non ha ritenuto necessario disporre l’autopsia. Il recupero del corpo. come accennato, era avvenuto in condizioni estremamente difficili, in un’area impervia che aveva richiesto l’intervento congiunto di Vigili del Fuoco, Soccorso Alpino, forze dell’ordine e personale sanitario, con il supporto di un elicottero. Una scena complessa, che ha restituito l’immagine di un episodio improvviso e drammatico, ancora avvolto da interrogativi. In città, intanto, il lutto è palpabile. L’uomo era molto conosciuto anche per la sua attività commerciale, e la notizia della sua morte ha scosso profondamente una comunità che vive questi giorni con un senso di smarrimento. Numerosi i messaggi di cordoglio, le parole di vicinanza, il silenzio rispettoso che accompagna la famiglia in queste ore. L’uomo lascia 2 figli piccoli.

