Le Giornate Fai di Primavera hanno esaltato la preziosa chiesa rupestre di San Nicolò Inferiore a Modica con gli alunni “apprendisti ciceroni”

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Le Giornate Fai di Primavera hanno esaltato la preziosa chiesa rupestre di San Nicolò Inferiore a Modica con gli alunni “apprendisti ciceroni”

MODICA – Si sono concluse le Giornate Fai di Primavera, che hanno avuto per protagonista, a Modica, la preziosa chiesa rupestre di San Nicolò Inferiore. Gli “apprendisti ciceroni” dell’Istituto Comprensivo Santa Marta-Ciaceri e dell’Istituto Superiore Giovanni Verga hanno accompagnato i visitatori alla scoperta di uno dei monumenti più antichi della città, il cui abside, con i suoi 4 cicli di affreschi, racconta, come in una sorta di libro illustrato, la storia della Sicilia dal Medioevo ai nostri giorni. Notevole la presenza di turisti, anche stranieri, guidati dagli alunni all’interno del sito, con le spiegazioni dettagliate anche in francese ed in inglese sulle peculiarità e le caratteristiche della chiesetta rupestre. Tra gli “apprendisti ciceroni” che hanno accolto i visitatori anche gli alunni Bianca Di Grandi, Alessandro Profetto e Alessio Di Stallo (da sx nella foto in alto), della classe 3a B dell’istituto Santa Marta Ciaceri diretto dalla preside Grazia Basile. Il progetto è stato curato dalle docenti Antonella Abbate, Marisa Mendola e Federica Agosta, mentre l’organizzazione del sito è stata curata da Sabrina Tavolacci. Le Giornate di Primavera hanno dato anche inizio ai festeggiamenti per il trentennale della chiesa bizantina, aperta nel lontano 1996, quando il Centro Studi sulla Contea di Modica, ente proprietario del monumento, acquisì il gioiello rupestre per salvaguardarlo e donarlo alla città. Il Centro Studi decise di affidarne la gestione prima alla Coop. Etnos e poi all’Associazione Culturale Via.

Scavata per intero nella roccia, San Nicolò, detta “Inferiore” perché sita a Modica Bassa, fu chiesa parrocchiale del quartiere grecofono altomedievale della città e oggi rappresenta la maggiore testimonianza di architettura rupestre del periodo normanno nel Val di Noto. Attraverso il suo ciclo pittorico, i cui affreschi risalgono al XII, XIV e XVI secolo, racconta il passaggio dal rito greco-ortodosso a quello latino, di cui non esiste altra testimonianza in tutto il Sud-Est siciliano, raso al suolo dal terribile sisma del 1693. La presenza dell’iconostasi e del syntronon farebbe pensare addirittura a una chiesa di rito orientale da datare intorno al IX secolo. La scoperta di San Nicolò evoca una sorta di miracolo: l’immagine del Cristo Pantocratore (raffigurazione di Gesù in gloria, tipica dell’arte bizantina) apparve infatti a un ragazzino che, sul finire degli anni ’70, era entrato audacemente in un dammuso per recuperare il suo pallone. Il ragazzo si rivolse a Duccio Belgiorno, all’epoca direttore del Museo Civico Archeologico, e gli raccontò il fatto, ma del ritrovamento si cominciò a parlare ufficialmente solo nel 1987. Considerata la più antica chiesa di Modica, è composta da un unico ambiente di circa 45 metri quadrati, il cui abside è completamente rivestito da icone in stile bizantino. In posizione centrale spicca il Cristo Pantocratore, racchiuso in una grande mandorla e contornato da angeli.

I lavori di scavo hanno portato alla luce, a livello del pavimento, una serie di tombe terragne, ancora in gran parte inesplorate. L’ingrottamento della chiesa, a causa dei crolli attribuibili al terremoto del 1693, risulta amputato nella parte anteriore e nascosto dall’ex chiesa in muratura di San Nicolella, oggi adibita a garage. Nel 2021 San Nicolò Inferiore è divenuta “Luogo del Cuore” del Fondo Ambiente Italiano, che ha provveduto a finanziare il restauro degli affreschi. Da trent’anni la chiesetta è visitata da persone provenienti da ogni parte del mondo, perché Modica non è solo barocco o cioccolato. C’è dell’altro, più segreto e non meno interessante, da scoprire in un viaggio dedicato al trogloditismo siciliano che, in questo territorio, richiama luoghi come le grotte di Chiafura a Scicli o il paesaggio rupestre di Cava d’Ispica.