RAGUSA – Si è concluso con una condanna a 3 anni e 8 mesi di reclusione e una multa superiore agli 800.000 euro uno dei procedimenti legati allo sbarco del 22 ottobre 2019, quando 67 persone furono tratte in salvo dalla nave della Guardia Costiera Diciotti al largo delle coste siciliane. A bordo c’erano uomini, donne e bambini provenienti da Bangladesh, Eritrea, Somalia e Marocco, partiti due giorni prima da Zawiya, in Libia, dopo un viaggio segnato da violenze e soprusi. Il Tribunale di Ragusa ha riconosciuto colpevole un giovane somalo, accusato di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare. La Procura aveva chiesto una pena molto più severa, 10 anni di carcere e una sanzione da 1,7 milioni di euro, mentre la difesa aveva puntato sull’assoluzione. La sentenza ha confermato la responsabilità dell’imputato, imponendo anche il pagamento delle spese processuali e di detenzione, oltre all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.
Dietro i numeri del procedimento giudiziario ci sono le storie, spesso indicibili, dei migranti soccorsi. Un report di Marco Rotunno, dell’ufficio comunicazione Unhcr Italia, aveva già documentato le condizioni drammatiche in cui si trovavano molti di loro. Tra i passeggeri c’erano 9 donne e 7 minori, compresi 2 bimbi piccolissimi, di appena 10 mesi e 3 anni. Le testimonianze raccolte parlano di anni di violenze e privazioni in Libia, dove i trafficanti gestiscono veri e propri centri di detenzione. Un giovane somalo ha raccontato di essere fuggito dal suo Paese a 15 anni e di essere rimasto prigioniero dei trafficanti per 3 anni. In quel periodo sarebbe stato venduto più volte, picchiato, torturato con cavi elettrici e liberato solo dopo il pagamento di un riscatto di 8.000 euro da parte della famiglia. Ancora più straziante la storia di una giovane donna, anch’essa somala, che ha riferito di essere stata ripetutamente violentata. Durante la prigionia avrebbe perso il bambino che portava in grembo al settimo mese, senza ricevere alcuna assistenza medica. Tra le persone a bordo, gli investigatori individuarono due presunti scafisti: uno minorenne, poi giudicato dal Tribunale per i Minorenni di Catania, e l’altro, ora condannato, processato a Ragusa. Le indagini ricostruirono il ruolo di entrambi nella gestione del gommone partito dalla Libia.

