Il noto imprenditore modicano Peppe Flamingo è scettico sull’iniziativa “Salviamo il gelato artigianale” a Modica: “Io propongo altro”. L’istituto Grimaldi: “Arricchiamo il percorso di studio e difendiamo un patrimonio culturale”

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Il noto imprenditore modicano Peppe Flamingo è scettico sull’iniziativa “Salviamo il gelato artigianale” a Modica: “Io propongo altro”. L’istituto Grimaldi: “Arricchiamo il percorso di studio e difendiamo un patrimonio culturale”

MODICA – Il noto imprenditore modicano Peppe Flamingo interviene con una lettera aperta per dire la sua sull’iniziativa “Salviamo il gelato artigianale”, promossa dall’Istituto Alberghiero “Principi Grimaldi” di Modica. “Modica è la mia città – dice Flamingo – in cui abbiamo i nostri laboratori: oltre 40 artigiani che ogni giorno lavorano partendo da latte vero e frutta vera per preparare gli ingredienti per le nostre gelaterie artigianali in tutta la Sicilia. Da oltre un anno, insieme ad alcuni tra i migliori Maestri gelatieri italiani, stiamo lavorando al Manifesto del Gelato Verace: un accordo tra professionisti per definire un protocollo che garantisca ai consumatori un gelato fatto senza scorciatoie industriali, e che apra la strada a un disciplinare riconosciuto a livello europeo. Un progetto culturale e non imprenditoriale. Per questo, leggendo di un movimento per salvare il gelato, ho pensato: finalmente un tavolo di confronto. Un dialogo. Un momento alto. Ma ho scoperto che si tratta solo di un corso tenuto da un gelatiere pugliese. Un corso aperto agli studenti tramite un bando, pagando una somma.

L’Istituto – precisa Flamingo – ha piena facoltà di destinare le risorse pubbliche come ritiene opportuno. Nessuno lo mette in discussione. Quello che mi lascia perplesso è altro. La Sicilia è patria del gelato di tradizione italiana. È terra di maestri che hanno dato cultura, prestigio e valore economico al territorio. Come ad esempio il Maestro Antonio Cappadonia, conosciuto ben oltre i confini nazionali. Ma potrei citare anche professionisti del territorio come il modicano Stefano Baglieri. Con un patrimonio umano di questo livello, la domanda è inevitabile: qual è l’esigenza di invitare – ogni anno – una figura esterna, con tutti i costi sulle spalle degli alunni, quando il territorio esprime professionalità oggettivamente molto più titolate e profondamente legate alla cultura locale?

Nel 2025, da imprenditore legato indissolubilmente a questa terra, ho proposto all’Istituto una collaborazione totalmente gratuita. Visite nel nostro laboratorio, il più grande e strutturato in Italia tra le catene artigianali. Tirocini retribuiti secondo contratto collettivo, non rimborsi spese simbolici. Formazione vera. Operativa. Con prospettive di inserimento reale. Perché il mio interesse non è vendere corsi. È formare giovani professionisti. È permettere loro di percepire stipendi nazionali senza dover prendere un volo di sola andata. ma la mia proposta non ha riscosso interesse. Un atteggiamento che mi è sembrato poco coerente con la missione di una scuola professionale: formare ragazzi e accompagnarli verso un lavoro vero. Tanto meglio se in aziende locali che offrono continuità e non lavori stagionali sottopagati.

Non avendo ricevuto riscontri dall’allora dirigenza, mi permetto oggi di porre pubblicamente una domanda alla nuova: in che modo una collaborazione strutturata, gratuita per l’Istituto e con inserimenti lavorativi concreti, può non essere considerata interessante? E ancora: qual è il senso di parlare di salvare il gelato artigianale se non si parte dal valorizzarlo assieme a chi, in quel territorio, lo pratica ogni giorno con investimenti, occupazione e visione? L’amore per una città e l’attenzione alla qualità non si declama nei comunicati. Si pratica nelle scelte. Se vogliamo che i giovani si innamorino della propria terra, dobbiamo permettere a quella terra di restituire qualcosa: competenze, dignità professionale, prospettive. Altrimenti non stiamo salvando il gelato. Stiamo solo organizzando – conclude Con un pizzico di amarezza Flamingo – l’ennesimo corso per compiacere i privati”.

LA REPLICA DELL’ISTITUTO GRIMALDI
L’Istituto Professionale di Stato Principi Grimaldi di Modica replica nel dibattito social nato attorno al corso base di gelateria artigianale attualmente in pieno svolgimento nei propri laboratori, ribadendo con chiarezza la natura formativa dell’iniziativa e la piena adesione alla campagna nazionale. “Il corso, avviato il 25 febbraio – si legge nella nota – sta registrando grande partecipazione e interesse. Alcuni studenti avevano già preso parte alle precedenti edizioni e hanno scelto di approfondire ulteriormente il percorso; altri si sono iscritti quest’anno, attratti dalla qualità della proposta formativa. Tra i partecipanti anche un giovane uditore proveniente dalla scuola secondaria di primo grado, già iscritto per il prossimo anno all’alberghiero, che ha chiesto di poter assistere alle lezioni per coltivare la propria passione per la cucina. Un segnale concreto di quanto la formazione professionale possa accendere vocazioni autentiche.


A guidare il corso è il maestro gelatiere Luigi Perrucci, professionista di rilievo nazionale che da anni collabora con scuole e istituzioni in tutta Italia. La sua presenza a Modica non rappresenta un’eccezione isolata, ma una continuità didattica costruita nel tempo, sempre nell’ottica di offrire agli studenti competenze aggiornate, solide e spendibili nel mondo del lavoro. L’Istituto precisa che non vi è alcuna finalità di lucro nell’organizzazione del corso. Il ridotto contributo richiesto agli studenti è una quota estremamente contenuta rispetto ai costi medi di percorsi specialistici analoghi, spesso accessibili solo a fronte di investimenti ben più onerosi. Tale contributo serve esclusivamente a coprire spese organizzative e materiali, garantendo al tempo stesso che l’accesso avvenga su base realmente motivata.

L’Istituto ha aderito alla campagna “Salviamo il gelato artigianale”, un movimento culturale che richiama l’attenzione sulla necessità di tutelare un patrimonio identitario italiano messo alla
prova dall’uso crescente di semilavorati, aromi artificiali e standardizzazioni industriali. Parlare di “salvare” il gelato artigianale significa educare i futuri professionisti, e i consumatori, a riconoscere la differenza tra un prodotto realmente artigianale e uno che non lo è. Significa studiare il bilanciamento delle ricette, conoscere le materie prime, rispettare la stagionalità, comprendere i processi produttivi.
In questo senso, l’eco mediatica registrata in questi giorni, con un collegamento in diretta della Rai e numerosi approfondimenti giornalistici, rappresenta un risultato importante non solo per la scuola, ma per l’intera città di Modica. Una bella vetrina, per il territorio e per le sue eccellenze, a cui magari qualcuno aspirava. Si è parlato di gelato artigianale su scala regionale e nazionale, spiegando ai cittadini come riconoscerlo e perché sceglierlo consapevolmente. L’Istituto Principi Grimaldi, del resto, non si è mai sottratto al dialogo con le realtà produttive locali. L’obiettivo non è contrapporre esperienze o professionalità, ma arricchire il percorso degli studenti con contributi qualificati. Difendere il gelato artigianale – chiude la nota – significa proteggere un patrimonio culturale prima ancora che economico”.