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Il corso Umberto a Modica diventa di notte un circuito da corsa con giovani in scooter che sfrecciano a folle velocità

MODICA – “Il corso Umberto a Modica diventa di notte un circuito da corsa con giovinastri in scooter che sfrecciano a folle velocità”. è il sunto della denuncia di un cittadino modicano a riportare l’attenzione su un fenomeno che, da tempo, sta trasformando le vie principali della città in un circuito improvvisato. Una situazione che, secondo il residente, sta assumendo i contorni di una vera emergenza urbana. «Alcuni giovani – racconta – si comportano come se le strade fossero un circuito privato, senza regole né rispetto per chi le percorre». Parole che arrivano dopo l’ennesimo episodio verificatosi nei giorni scorsi, quello che per il cittadino rappresenta “la goccia che ha fatto traboccare il vaso”.

Quattro ragazzi, a bordo di due ciclomotori “truccati” e rumorosissimi, avrebbero percorso il Corso Umberto impennando e zigzagando tra auto e pedoni, per poi proseguire lungo via Nazionale e sfrecciare fino a via San Giuliano. «Vedere un’impennata protrarsi quasi ininterrottamente dal Palazzo di Città fino alla rotonda dello Stretto – denuncia – non è solo una violazione del codice della strada. È un rischio mortale calcolato con agghiacciante leggerezza». Una scena che, purtroppo, non sorprende più nessuno. Il centro storico, soprattutto nelle ore serali, sembra diventato terreno di scorribande, con motocicli modificati che disturbano la quiete pubblica e mettono a repentaglio la sicurezza di residenti e passanti.

Il cittadino, pur riconoscendo il lavoro delle forze dell’ordine, solleva un interrogativo: «Forse sarebbe più efficace spostare l’attenzione dai classici posti di blocco ai controlli mirati all’uscita delle scuole o nei luoghi di ritrovo dei giovani. È lì che bisognerebbe intercettare questi mezzi palesemente modificati, veri e propri pericoli ambulanti». Il cittadino conclude con un appello accorato: «Spero che questa riflessione possa stimolare un dibattito tra cittadini e istituzioni. Non possiamo aspettare una tragedia per intervenire su un fenomeno ormai sotto gli occhi di tutti».