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Mutui, il 2026 si apre con tassi stabili: il variabile torna protagonista

Il nuovo anno si apre all’insegna della prudenza per la politica monetaria europea. Dopo la decisione della Federal Reserve di mantenere invariati i tassi di interesse, anche la Banca Centrale Europea ha scelto la linea della continuità nella prima riunione del 2026, lasciando il tasso sui depositi al 2,00% e confermando quelli sulle operazioni di rifinanziamento principali e marginali. Una scelta che riflette un quadro economico ancora incerto, ma con un’inflazione ormai in linea con l’obiettivo del 2% nel medio termine.
Questo scenario ha effetti diretti anche sul mercato dei mutui, che continua a mostrare dinamiche interessanti per chi sta valutando l’acquisto di una casa. Secondo i dati dell’Osservatorio di MutuiOnline.it, a gennaio il TAN medio dei mutui a tasso fisso si attesta al 3,43%, mentre il variabile risulta decisamente più conveniente, con una media del 2,65% e punte che scendono fino al 2,21% per le migliori offerte disponibili.

Guardando indietro di qualche anno, i livelli attuali appaiono complessivamente sostenibili. Nel 2023, infatti, il TAN medio dei mutui ventennali e trentennali era pari al 3,69% per il fisso e al 3,85% per il variabile. Oggi, su un finanziamento da 100.000 euro a 20 anni, la rata mensile risulta più leggera rispetto a quel periodo: circa 13 euro in meno per il fisso e oltre 60 euro in meno per il variabile. Una differenza che, nel lungo periodo, può incidere in modo significativo sul bilancio familiare. Il 2024 aveva segnato un punto di svolta con l’avvio del ciclo di tagli dei tassi da parte della BCE, che aveva spinto il fisso sotto il 3%, mentre il variabile aveva toccato i livelli più alti degli ultimi dieci anni. Il 2025 ha poi visto un progressivo riequilibrio, con l’Euribor in forte calo e il tasso variabile tornato competitivo. Le tensioni della seconda metà dell’anno hanno riportato il fisso su valori più alti, ma comunque inferiori rispetto ai picchi del passato recente.

Oggi, secondo gli esperti, la vera novità è l’ampliarsi della forbice tra fisso e variabile. Il tasso indicizzato all’Euribor risulta mediamente più conveniente di quasi 80 punti base, rendendo il variabile una scelta sempre più valutata da chi cerca un risparmio immediato sulla rata. Non a caso, su un mutuo ventennale da 180.000 euro, la differenza può arrivare a circa 70 euro al mese, con un risparmio complessivo che supera i 16.000 euro sull’intera durata del finanziamento. Nonostante ciò, la maggioranza degli italiani continua a preferire la sicurezza del tasso fisso, che raccoglie oltre il 90% delle richieste. Una scelta comprensibile, soprattutto in un contesto geopolitico e finanziario ancora instabile. Tuttavia, cresce lentamente l’interesse verso il variabile, anche grazie alla possibilità di ricorrere in futuro alla surroga, operazione gratuita che consente di passare a condizioni più favorevoli qualora il mercato lo permetta.

Sul fronte immobiliare, il 2026 si apre con nuovi record. L’importo medio richiesto per un mutuo supera per la prima volta i 150.000 euro, mentre la durata media sale a quasi 25 anni. Il valore medio degli immobili si avvicina ai massimi storici, con le abitazioni più recenti che superano i 3.000 euro al metro quadro. Milano resta la città più cara, seguita da Roma. In questo contesto complesso, confrontare le offerte e analizzare con attenzione le diverse soluzioni disponibili diventa fondamentale, per esempio valutando un mutuo casa con MutuiOnline.it, così da individuare il prodotto più adatto alle proprie esigenze finanziarie e alle prospettive future dei tassi.