Nuova tornata di rincari per le sigarette da oggi, a poche settimane di distanza dal primo ritocco dei prezzi: l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha aggiornato i listini dei tabacchi lavorati e la cassa, ancora una volta, segna qualche spicciolo in più per ogni pacchetto. L’aggiornamento dei listini riguarda circa 75 prodotti tra sigarette, sigaretti, sigari e trinciati. Gli incrementi, in media, arrivano fino a +0,30 euro a confezione. Tra i marchi più coinvolti compaiono numerose referenze di Camel, Winston e Benson & Hedges (tutti commercializzati in Italia da Japan Tobacco International). Esempi di prezzo al banco: Camel (rigida) a 6,30 euro, Winston rigide a 5,80 euro, Benson & Hedges Gold a 6,80 euro. Le variazioni risultano allineate alle tabelle pubblicate dall’ADM.
Quello di oggi è il terzo aggiustamento in poche settimane: dopo la prima ondata di metà gennaio, che ha interessato in modo particolare i marchi di Philip Morris (con le Marlboro rigide salite a 6,80 euro), e il successivo aggiornamento di fine mese esteso ad altre categorie di prodotto, il testimone passa ora a un ventaglio ampio di referenze targate JTI. Il risultato, per i consumatori, è una sequenza di rialzi ravvicinati che amplifica la percezione del “caro bionde”. Le versioni più diffuse delle Camel (Yellow/Orange/Blue/Silver) si allineano a 6,30 euro nel formato rigido; le varianti “cartoccio” restano tipicamente più basse, a 5,80 euro. Le Winston (Red/Silver/Blue/White) si attestano a 5,80 euro per l’astuccio rigido, con il “cartoccio” a 5,50 euro in varie referenze. Per Benson & Hedges, la linea Gold tocca 6,80 euro, mentre altre varianti si collocano più in basso a seconda della confezione.Queste indicazioni, tratte dai documenti di categoria e dalle ricognizioni stampa di oggi, offrono una bussola pratica per farsi un’idea degli scatti a scaffale; per la verifica puntuale marca per marca conviene consultare i file PDF/XLS resi disponibili alla rete dei rivenditori sulla piattaforma della Federazione Italiana Tabaccai e riferiti ai listini ADM.
Dietro i cartellini aggiornati non c’è un capriccio commerciale, ma una struttura fiscale che dal 2026 al 2028 prevede graduali irrigidimenti. In particolare l’importo specifico fisso dell’accisa sulle sigarette è stato innalzato a 32 euro per 1.000 sigarette nel 2026, con ulteriori salti a 35,50 euro nel 2027 e 38,50 euro dal 2028. Contestualmente crescono gli importi minimi per altre categorie: per il tabacco trinciato a taglio fino l’onere minimo sale a 161,50 euro/kg nel 2026 (poi 165,50 nel 2027 e 169,50 nel 2028); per i sigaretti l’importo minimo si attesta a 47 euro/kg nel 2026, quindi 49 e 51 nei due anni successivi. Questi passaggi sono dettagliati nei dossier parlamentari e nelle note tecniche a corredo della manovra. In sostanza, cresce la quota fissa, si aggiusta l’“onere fiscale minimo” e resta la componente ad valorem, ossia la percentuale del prezzo finale. L’effetto combinato sposta progressivamente verso l’alto il pavimento dei prezzi.
Per un fumatore “medio” da un pacchetto al giorno, un aumento di +0,30 euro equivale a circa +9 euro al mese e +109,5 euro all’anno. Ma la traiettoria 2026–2028 scritta nella norma promette ulteriori ritocchi: alcune simulazioni indicano che tra accisa specifica in crescita e aggiustamenti dell’onere fiscale minimo il prezzo di un pacchetto “mainstream” potrebbe salire di 15–40 centesimi nell’arco dei prossimi due anni, con un impatto progressivo anche sui prodotti “alternativi” (tabacco riscaldato e liquidi per e-cig). Le stime variano in base alla struttura di costo dei singoli marchi, ma il segnale di direzione è nitido.
