RAGUSA – Aria troppo pesante a Ragusa, lo smog si fa sentire sempre di più secondo il report di Mal’Aria di Legambiente. Il 2025 segna un numero che pesa come un macigno: 61 giorni di superamento del limite giornaliero di PM10. Mai così tanti. Mai così male. È un dato che sorprende e inquieta, perché Ragusa non è Milano, non è Napoli, non è Palermo. Eppure si ritrova accanto a loro nelle classifiche peggiori. Non è un episodio isolato né un’anomalia statistica: è un segnale. Un campanello d’allarme che ci dice che l’inquinamento non è più un problema confinato alle grandi città del Nord o alle aree industriali. È un fenomeno che si allarga, che si infiltra nei centri medi e piccoli, che trova terreno fertile anche qui, tra le colline iblee.
Le cause sono molteplici e intrecciate: una mobilità ancora troppo dipendente dall’auto privata, un trasporto pubblico che fatica a essere un’alternativa reale, impianti di riscaldamento domestico spesso obsoleti, e un territorio agricolo e zootecnico che, pur essendo una ricchezza, contribuisce in modo significativo alla produzione di ammoniaca, precursore delle polveri sottili. E poi c’è lo scenario europeo che incombe. Perché se già oggi i numeri preoccupano, con i nuovi limiti UE del 2030 Ragusa sarebbe fuori norma in modo netto. Il trend degli ultimi quattordici anni non lascia spazio a interpretazioni: continuando così, non si migliorerà. E non è solo una questione di parametri ambientali, ma di salute pubblica, di attrattività del territorio, di qualità della vita.
