MODICA – Una grande prova di testimonianza civile e didattica quella avvenuta martedì mattina nell’aula magna del liceo Scientifico “G. Galilei – T. Campailla” in occasione del “Giorno della Memoria” raccontato agli studenti, numerosi e attivamente partecipanti, attraverso i temi che si sono sviluppati attraverso il titolo dell’incontro: “La memoria Scritta dalla Shoah”.
Dopo i saluti della presidente Pina Angelico del club di Modica Kiwanis anche a nome del dirigente prof. Steve Mike Rosario Palumbo Piccionello, che ha promosso l’incontro in uno con L’Iis e una riflessione del Luogotenente Kiwanis Distretto Italia San Marino Div. 3 della Sicilia del Sud-Est, Dr. Antonio Davì, il prof. Piergiorgio Barone, già docente di lettere e storia degli istituti superiori, pedagogista e scrittore ha dato un senso autentico alla giornata.
Con l’assistenza di slide esemplificative ha inquadrato il periodo storico della Shoah partendo dai teorici della supremazia della razza ariana che videro in Joseph Artur de Gobinean (1885) il precursore e il maestro del pensiero che ebbe poi in Adolf Hitler il teorizzatore della soluzione finale ovvero la sopravvivenza della razza pura, quella ariana, e la distruzione di quella ebrea. Da qui i campi di sterminio per cancellare dall’Europa dieci milioni di ebrei, i sint, i rom, i disabili, gli omosessuali i testimoni di Geova. Le esecuzioni di massa avvennero nelle camere a gas ad Auschwitz-Birkenau e in altri campi di sterminio in Germania, le fucilazioni accanto alle fosse comuni, i forni crematori per liberarsi di centinaia di migliaia di vittime. Uno sguardo atroce sugli esperimenti medici fatti sugli ebrei (congelamento, pressioni atmosferiche sui corpi) e soprattutto sui bambini, i primi destinatari dello sterminio per opera dell’Angelo della Morte, il medico delle SS Josef Mengele. L’Italia fece la sua parte con il fascismo legiferando sulle sue leggi razziali- gli ebrei erano esclusi dalle scuole, dagli uffici, e dall’insegnamento-. Da qui il senso della Shoah una parola che equivale a persecuzione e sterminio. Non poteva mancare un riferimento critico e costruttivo sulle idee della filosofa, storica tedesca Hannah Arendt autrice della “Banalità del Male”.
Un capolavoro della letteratura del ‘900 in cui si dimostra come la crudeltà era impartita dai gerarchi nazisti e fascisti ai sottoposti, pena la loro morte, per eseguire le atrocità e i supplizi sulle vittime predestinate che venivano operate senza una coscienza critica. L’annullamento della persona e della sua dignità per trasformarla in un freddo numero. Ci si chiede, esiste oggi la “banalità del male”? Si, esiste nelle guerre in atto che sono tecnologiche dove il nemico non si conosce ma rimane vittima dei droni comandati da una scrivania. Oggi il click di un mouse o di un cellulare può diventare una bomba atta a fare male al destinatario. La giornata si è chiusa con la partecipazione degli studenti attraverso il modello dello psicodramma gridando forte e chiaro il no all’indifferenza e all’auspico che quanto accaduto non si verificherà mai più.

