D’Antona: “Se vogliono i soldi subito, le aziende che hanno lavorato con il comune di Modica dovranno rinunciare a quasi metà del dovuto”

HomePolitica

D’Antona: “Se vogliono i soldi subito, le aziende che hanno lavorato con il comune di Modica dovranno rinunciare a quasi metà del dovuto”

MODICA – “Se vogliono i soldi subito, le aziende che hanno lavorato con il comune di Modica dovranno rinunciare a metà del dovuto”: lo dichiara Vito D’Antona, di Sinistra Italiana, una volta preso atto dei contorni del dissesto finanziario che ha colpito il Comune di Modica. “I dati emersi dal lavoro della Commissione Straordinaria di Liquidazione – dice D’Antona – tracciano il profilo di una voragine economica che rischia di mettere in ginocchio il tessuto produttivo della città. Secondo quanto accertato dall’organo di liquidazione, la sola massa passiva, ovvero i debiti verso fornitori e imprese non ancora saldati, ammonta a oltre 80 milioni di euro, derivanti da ben 387 istanze di pagamento pervenute. Tuttavia, il quadro complessivo è ancora più inquietante: ai debiti verso i privati vanno aggiunti oltre 90 milioni di euro da restituire allo Stato per le anticipazioni di cassa ricevute negli anni passati e i debiti fuori bilancio in fase di quantificazione. Una somma che, secondo le stime, porta l’esposizione totale dell’Ente a superare la soglia dei 200 milioni di euro.

La prima, immediata conseguenza del dissesto ricadrà sulle imprese. Per chiudere le pendenze, la Commissione avvierà una procedura di transazione: i creditori riceveranno una proposta di liquidazione che oscilla tra il 40% e il 60% della somma originale. In sostanza – spiega ancora D’Antona – per ottenere il pagamento entro trenta giorni, le aziende saranno costrette a rinunciare a quasi metà del dovuto. Questo significa sottrarre decine di milioni di euro al circuito economico cittadino, indebolendo aziende che hanno regolarmente fornito lavori e servizi al Comune”. Sinistra Italiana non risparmia critiche alle amministrazioni che hanno guidato la città nell’ultimo decennio, rivendicando la coerenza delle proprie denunce passate. “Per 11 anni siamo rimasti inascoltati dall’opposizione – conclude D’Antona – quando denunciavamo la sottovalutazione della crisi, lo smantellamento dell’ufficio tributi, l’incapacità di riscossione delle entrate e l’espansione incontrollata della spesa pubblica”.

L’organo straordinario di liquidazione (presidente Giuseppe Sapienza, componenti Giuseppe Bartolilla e Giovanni Torre) ha quindi finora certificato che la massa debitoria del comune di Modica, che ha portato alla dichiarazione di dissesto economico finanziario, è pari ad oltre 80 milioni di euro e si riferisce alle istanze che 387 creditori hanno inviato a suo tempo all’ente. I termini di quel bando, come ha sottolineato il sindaco Maria Monisteri nell’incontro con la stampa appositamente convocato per fare chiarezza sulla vicenda debitoria, sono solo ordinatori, ovvero consentono che altre istanze potranno essere accettate e incluse. Tuttavia l’ammontare complessivo del debito manca di alcuni dati importanti e necessari per comporre nel suo insieme la massa totale. Determinante ai fini del calcolo il disavanzo di amministrazione che si è accumulato negli anni. Tutto questo sarà oggetto di un secondo step in cui saranno resi noti dati e modi di estinzione del debito.

Il dissesto fu votato a maggioranza dal consiglio comunale di Modica la sera del 30 gennaio dello scorso anno, e, a questo proposito, la presidente del consiglio comunale Mariacristina Minardo ha annunciato l’istituzione di una commissione d’inchiesta sulle cause del dissesto. E’ stato quini lanciato dal sindaco ai creditori l’invito ad aderire alla procedura semplificata di liquidazione, che consente all’organo di definire le pretese creditorie, offrendo il pagamento di una somma variabile tra il 40% e il 60% del debito ammesso alla massa passiva entro 30 giorni dall’accettazione della proposta transattiva. Per fronteggiare questa massa passiva il sindaco ha informato che sono stati accantonati 10 milioni di euro in questi primi 2 anni della sua amministrazione. Poi ci sono i proventi delle entrate tributarie, con la lotta all’evasione che sta dando i suoi frutti, gli avanzi di amministrazione dovuti al taglio drastico delle spese, l’alienazione dei beni immobili, residui attivi e nuovi introiti da accertamenti. Il sindaco auspica dunque che il debito complessivo del dissesto possa essere estinto entro il 2028, che coinciderà con la data di scadenza del suo mandato.