RAGUSA – “Si amplia la platea di politici, associazioni e cittadini che chiedono più personale della Polizia di Stato e si continua a fare confusione tra sicurezza del territorio e sicurezza nazionale. Le crisi politiche e la scarsa cultura della sicurezza rendono vani gli sforzi del Ministero dell’Interno, poiché non potrà mai colmare in Sicilia le gravi carenze organiche della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia Locale”. Si apre così la lunga nota del sindacato Siap sulla delicata vicenda. “Il 2 settembre scorso – prosegue la nota il Siap aveva effettuato un sit-in presso la Prefettura di Catania, presentando istanze precise al Prefetto in merito alla crisi del personale di polizia. Successivamente, un incontro tra il Prefetto e il Siap Confsal aveva chiarito in modo puntuale le istanze prodotte e i risultati ottenuti in termini di ascolto istituzionale. Ci aspettavamo segnali concreti ma, ancora una volta, bisogna fare i conti con ‘le coperte corte’.
A far svanire le speranze di un reale aumento del personale di Polizia è bastato il piano di potenziamento emanato dal Viminale, che prevede l’assegnazione in Sicilia di circa 336 operatori di Polizia, una quota pari a quella destinata alla sola provincia di Milano. Nel dettaglio: 141 unità a Palermo, 73 a Catania, 45 a Messina, 7 ad Agrigento, 9 a Caltanissetta, 11 a Enna, 7 a Ragusa, 23 a Siracusa e 20 a Trapani. Tali unità non provengono dalle scuole di Polizia né dai corsi per allievi agenti, ma sono assegnazioni di personale che rientra in Sicilia dopo lunghi anni trascorsi nelle città del Settentrione. In particolare, dei circa 3.500 agenti formati nel 231° corso allievi agenti, nessuno è stato destinato in Sicilia, anche a causa della politica sugli alloggi di servizio, obbligatori per gli agenti in prova in uscita dal primo corso di formazione. Una carenza strutturale diffusa in tutta la regione, frutto di politiche mai affrontate in modo costruttivo dalle Prefetture competenti. Auspichiamo, su questo tema, un concreto interesse della Regione Siciliana volto a elaborare soluzioni e ragionamenti utili allo scopo.
I 336 operatori di ‘potenziamento’, che rientrano dopo anni in Sicilia, non saranno sufficienti neppure a sostituire il personale già collocato in quiescenza, né quello che concluderà il servizio entro giugno 2026. In alcune realtà siciliane il bilancio del personale non basterà a colmare il gravoso gap prodotto dal 2015 ad oggi. Il Siap – conclude la nota – non è dunque soddisfatto e auspica che la classe politica, in modo bipartisan, prenda finalmente atto della reale situazione, senza farsi trascinare da euforiche soddisfazioni lanciate da qualche interprete poco attento al solo scopo di rafforzare slogan sulla sicurezza.”

