In Sicilia abbiamo la benzina più cara d’Italia dopo Bolzano. Il prezzo alla pompa della “Senza Piombo” è sceso meno del previsto, di contro è aumentato il gasolio

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In Sicilia abbiamo la benzina più cara d’Italia dopo Bolzano. Il prezzo alla pompa della “Senza Piombo” è sceso meno del previsto, di contro è aumentato il gasolio

In Sicilia abbiamo la benzina più cara d’Italia dopo Bolzano: un primato di cui non andare fieri e che anzi fa piuttosto incazzare. Specie se si osserva che il prezzo alla pompa della “Senza Piombo” è sceso meno del previsto, mentre di contro è aumentato il gasolio. A certificare questi dati è il monitoraggio dell’Unione nazionale dei consumatori, il quale rileva che in Sicilia qualcosa non va, ad essere eufemistici. Il previsto aumento delle accise del diesel non si è accompagnato al calo del prezzo della “Senza Piombo”. Perchè? Gli effetti delle modifiche alle accise introdotte dal 1 gennaio in tutta Italia, sull’isola stanno avendo degli effetti anomali. Mentre nella quasi totalità delle altre regioni italiane il gasolio è diventato più caro della benzina, sull’isola questo non è avvenuto. Il senza piombo continua a costare 1,8 centesimi in più a litro del diesel. Questo perché da una parte, come previsto dal governo, il prezzo del gasolio è aumentato. Dall’altra però quello della benzina non è sceso abbastanza. Risultato? Oggi la regione che garantisce a tutto il Paese la maggiore percentuale di carburante raffinato si paga la benzina più cara d’Italia, a eccezione di Bolzano.

A certificare quello che tutti gli automobilisti verificano sul campo, ci ha pensato l’Unione nazionale dei consumatori. Che ha monitorato quotidianamente l’andamento. Dal 1 gennaio 2026 l’Italia ha archiviato il vantaggio fiscale del diesel: l’accisa del gasolio è salita, quella della benzina è scesa, entrambe si dovrebbero allineare a 672,90 euro per 1.000 litri. È un riassetto deciso dalla legge di bilancio 2026. Di conseguenza: benzina: -4,05 centesimi/litro; diesel: +4,05 centesimi/litro. «Il riordino delle accise – spiega l’Unione nazionale consumatori – non ha prodotto speculazioni, tranne che, pur se in modo contenuto, nel Lazio, Sicilia, Puglia». L’analisi certifica che al 5 gennaio il prezzo medio del self service per la benzina in Sicilia è di 1,692 euro a litro. Fa peggio solo Bolzano a 1,698 euro. Seguono Basilicata (1,684) e Calabria (1,677). Nella regione dove il prezzo è più basso, la Toscana, un litro di senza piombo costa 1,627 a litro, sette centesimi in meno della Sicilia. In un pieno da 50 litri la differenza è di 3,50 euro. La Sicilia è invece decima tra le regioni italiane come prezzo medio del diesel al self service, con 1,674 euro al litro. I più cari ancora Bolzano e Trento, rispettivamente con 1,730 euro e 1,701 a litro. La più economica la Campania con 1,644 euro, tre centesimi in meno della Sicilia.

«Nelle regioni – continua il report – facendo una media aritmetica semplice tra i prezzi medi regionali, la benzina è scesa di 3,5 cent, ossia si risparmia 1 euro e 73 cent a rifornimento, il gasolio è salito di 3,1 cent al litro, pari a un costo aggiuntivo di 1,53 euro per un pieno, anche in questo caso non un bilancio positivo tra le due tipologie di carburanti». Ad arginare l’aumento delle accise ha contribuito il prezzo del petrolio in calo nelle ultime settimane. In Sicilia invece il gasolio è aumentato di 2,7 centesimi a litro, ma la benzina è scesa di soli 2,2 centesimi. Il risultato è che sull’isola la benzina rimane più cara mediamente di 1,8 centesimi a litro rispetto al gasolio. Il dato peggiore d’Italia. Seguono Campania (benzina più cara di 1,3 centesimi) e Puglia (0,3 centesimi). In tutte le altre regioni, il senza piombo è più economico del diesel.

L’AUMENTO DEL GASOLIO DAL PRIMO GENNAIO 2026 E’ SCATTATO PUNTUALE
Dal primo gennaio 2026 il gasolio costerà 4 centesimi in più al litro: pochi centesimi che, moltiplicati per milioni di rifornimenti, spostano centinaia di milioni di euro. L’Italia quindi archivia il vantaggio fiscale del diesel: l’accisa del gasolio sale, quella della benzina scende, entrambe si allineano a 672,90 euro per 1.000 litri. È un riassetto deciso dalla legge di bilancio 2026, che anticipa il percorso graduale varato nella primavera 2025 e rende il diesel, nella sostanza, più caro della benzina. Secondo il Codacons, l’impatto riguarda circa 16,6 milioni di utenti e vale +552 milioni di euro di extra-gettito per lo Stato nel 2026. L’accisa su benzina e gasolio diventa identica: 672,90 €/1.000 litri (cioè 0,6729 centesimi a litro). Di conseguenza: Benzina: -4,05 centesimi/litro di accisa. Diesel: +4,05 centesimi/litro di accisa. Effetto “alla pompa” con Iva: la variazione fiscale si riflette con IVA al 22%, quindi l’impatto lordo su un pieno si avvicina a 2,47 euro per 50 litri (risparmio per la benzina, maggior costo per il diesel). La misura chiude, in un colpo, la stagione del vantaggio fiscale sul gasolio. Il piano originario – scattato il 15 maggio 2025 con -1,5 cent/l sulla benzina e +1,5 cent/l sul diesel – prevedeva piccoli step annuali; la manovra 2026 ha scelto di anticipare al nuovo anno la piena parità.

In Italia si consuma più diesel che benzina; alzare di 4,05 centesimi a litro l’accisa sul carburante più diffuso (e abbassarla in pari misura su quello meno consumato) genera un surplus d’entrate. Le stime indicano circa +552 milioni di euro nel 2026. È l’ordine di grandezza citato dal Codacons nelle sue valutazioni sull’impatto della misura. Il riallineamento arriva mentre i listini, nel corso del 2025, hanno mostrato una fase di raffreddamento: in estate, le rilevazioni del Mimit hanno segnalato valori ai minimi dal 2021 lungo la rete distributiva italiana, con benzina attorno a 1,71 euro al litro e gasolio a 1,64 euro al litro in modalità self. Un contesto che ha contribuito a smorzare le tensioni sul fronte dei costi per famiglie e imprese, ma che non neutralizza l’effetto fiscale al cambio d’anno. La riforma conserva eccezioni per determinati impieghi e introduce incentivi selettivi: il gasolio per trasporto professionale gode di un regime di accisa ridotta tramite il meccanismo di rimborso del cosiddetto gasolio commerciale. Le note dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nel 2025 hanno confermato l’operatività del rimborso, con aliquote differenziate per periodo di consumo in relazione all’aumento ordinario. Per i gasoli paraffinici di sintesi o idrotrattamento (Hvo) impiegati in purezza è prevista una aliquota ridotta per un periodo di cinque anni a partire dal 15 maggio 2025, con l’obiettivo di favorire carburanti più sostenibili.

Attenzione, però: il Ddl Bilancio 2026 contiene anche una novità amministrativa molto discussa nel mondo dell’autotrasporto. L’articolo 26 (come emerso nel confronto pubblico autunnale) introduce un divieto di compensazione per vari crediti d’imposta a partire dal 1° luglio 2026, includendo anche il credito da accise sul gasolio professionale: una modifica che, secondo Confartigianato Trasporti e CNA Fita, trasformerebbe un credito subito compensabile in un credito esigibile solo a rimborso, con un potenziale impatto di 1,8 miliardi sulla liquidità del comparto. Le associazioni hanno chiesto una deroga o lo stralcio. Secondo i calcoli del Codacons, l’aumento di 4,05 cent/l sul diesel – con Iva al 22% – alza il costo di un pieno da 50 litri di circa +2,47 euro, pari a +59,3 euro annui ipotizzando due pieni al mese per autovettura; il beneficio sulla benzina è simmetrico. L’impatto riguarda un bacino stimato di 16,6 milioni di automobilisti diesel. Se si somma il precedente aumento del 15 maggio 2025 (+1,5 cent a litro), il rincaro cumulato sul gasolio è di circa 3,38 euro a pieno, cioè +81,1 euro l’anno.